Furon di Spina quei fiori

0
813
Qualcuno delle maschere ride.
Altri chiedono informazioni su chi le indossa dimostrando di non averne capito il valore.
Altri ancora chiamano codardo chi nasconde il volto ma gli porge lo sterno aperto.
Perché continuano a volerlo guardare negli occhi, quindi non vedono lo sterno.
Le maschere sono anime che chiedono di non essere guardate in faccia, pensieri cui non serve carne, mani capaci di porgere la sabbia dei fondali senza nemmeno aspettarsi un grazie.
A volte sono loro la verità.
Queste sono centotrentasei parole scritte per non essere capite, centotrentasei parole uscite dallo sterno di Alice.
E questa volta sono due maschere ad incastrare penna, pensieri e strade, per porgervi la sabbia del fondale.
Sono le maschere di Fior di Spina e  Malforte.
Voi se volete, provate ad abbassare gli occhi e guardare lo sterno.
 

Alice si inoltra.
Sì, come una mail.
Nella sua completezza, basta un pulsante e lei va, dentro infinite vie, già persa prima di cominciare, per strade inconoscibili.
Che sia una città o un bosco, o la sua mente, parte sempre sicura, con una meta, che sia un altro luogo o un compito come succhiare il midollo della vita.Viaggia spedita, alla             velocità di mille megabyte.                                I suoi sentimenti seguono la logica del codice binario, niente sfumature.

Lei è lo spazio compreso tra lo zero e l’uno, il vuoto che riempie lo spazio tra le parentesi.

Come tutti d’altronde.
Solo che ha deciso di attaccarci le piume sulle parentesi, poi ha cominciato a chiamarle ali.
Ali.
Alice non è mittente né oggetto.
Alice è il messaggio.
 
CONDIVIDI
Articolo precedentePetali di mare
Articolo successivoAd occhi chiusi
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.