Francavilla Fontana ed i riti Pasquali, con gli immancabili ” Pappamusci “

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Arrivano i giorni in cui la tradizione ed i culti legati alla passione di Cristo, iniziano a creare la tipica atmosfera “pasquale ” nel Salento. Il mercoledì Santo, a Francavilla Fontana come da tradizione, i bambini portano in giro per la città i “piatti”, ossia dei baldacchini fioriti con grano verde appena spuntato, in segno di pace. Al termine della giornata i “piatti” vengono portati nelle varie chiese dove resteranno per i giorni del Triduo Pasquale.

Intanto nelle case si iniziano a preparare i dolci tipici di questo periodo, come ciambelle dolci o anche salate la tipica “palomma”, nel salento leccese cuddhura, una ciambella con uovo sodo al centro. Il Mercoledi’ Santo a Francavilla Fontana è caratterizzato dai tanti ragazzini che vanno in giro per le case di parenti e conoscenti con i caratteristici “piatti”. I “piatti” sono dei baldacchini o cesti decorati con carta crespa e fiori al cui interno è riposto del grano germinato. Questa tradizione si lega al mito di rigenerazione di Adone. I bambini di Francavilla, facendosi aiutare dai genitori o dai nonni, preparano i loro piatti che porteranno in giro per la città per essere ammirati dai parenti, ma anche da tanti estranei che quando li fermano per strada, pronunciano la tipica frase: “cce ti piaci lu piattu mia?” ti piace il mio piatto?

Dopo questa domanda impertinente regaleranno ai bambini dolci, caramelle, ma soprattutto denaro. Dopo il giro, nel pomeriggio, i piatti vengono portati nelle Chiese di appartenenza dove serviranno per addobbare i Sepolcri di domani. Nella sera, presso la Chiesa di Santa Chiara della Morte, sede della Reale Arciconfraternita dell’Orazione e Morte, vi è l’aggiudicazione a concorso delle statue tramite un offerta in denaro (fino a qualche anno fa si svolgeva tramite un’asta), le statue vengono portate in processione il Venerdì Santo da parte dei confratelli della Morte.

Il Giovedì Santo inizia il pellegrinaggio ai Sepolcri durante la Messa in Coena Domini (l’Ultima Cena) vengono distribuiti pani anemici ai fedeli, nel momento in cui i canonici e i confratelli di ogni congrega della città siedono in fila e, tolti i piedi dalle scarpe, porgono al proprio parroco il destro che lo lava. Ma quello che colpisce in questi giorni è la figura dei ” Pappamusci ” girano in coppia i confratelli della Congregazione del Carmine, che, dalle prime ore pomeridiane del Giovedì Santo, per tutta la notte, fino al tramonto del Venerdì Santo, attraversano il paese in lungo ed in largo scalzi, in gesto di penitenza, visitando tutte le chiese cittadine e pregando davanti ai Sepolcri, dove riposa il Cristo morto. In ginocchio aspettano l’arrivo di un’altra coppia di penitenti che, alle loro spalle, si annunciano con alcuni colpi di bordone sul pavimento.

La coppia raccolta in preghiera, si alza, si dispone di fronte ai pappamusci appena arrivati e si scambiano un saluto incrociando forte le braccia, come in un abbraccio virtuale, un rituale questo, che si ripete ogni volta che due coppie si incontrano durante il cammino. Il pellegrinaggio del Giovedì Santo dura sino a notte fonda, riprende il venerdì mattina e si conclude nel pomeriggio in un percorso sempre uguale da secoli. I Pappamusci sono vestiti con una veste bianca semplice o ricamata. Alla cintura hanno il cingolo, simbolo del sacrificio; sul petto lo scapolare, l’abitino color marrone, segno dell’appartenenza alla Confraternita ed il privilegio, “Decor Carmeli”, infine il cappello, ad indicare il rispetto e l’ossequio del pellegrino. Infine il loro abito si caratterizza per la presenza del cappuccio, che nasconde il volto, e per il bordone, il bastone dei pellegrini con cui picchiano la loro presenza. La Settimana Santa raggiunge il suo momento più suggestivo il venerdì sera durante la processione dei Misteri a cui partecipano tutte le Confraternite.

Le statue, fatte di cartapesta, sembrano prendere vita e in un lento scorrere, tra sbuffi di incenso e preghiere sussurrate, raccontano la passione e morte di Gesù Cristo. Particolarmente toccante è il momento dei Crociferi, detti anche “Pappamusci cu lli trai”: penitenti o semplicemente devoti che, scalzi ed incappucciati, trasportano pesanti croci di legno sulle spalle, seguendo la statua detta “della Cascata”, che raffigura la caduta di Gesù sotto il peso della croce. Una tradizione quella di Francavilla Fontana che speriamo resista nel tempo. Sono giornate queste che creano l’atmosfera di pathos necessaria nella comunità cristiana per guardarsi dentro e fare la giusta riflessione e penitenza, prima della gioia per la Pasqua di Resurrezione.

Raimondo Rodia