Frammento de “La loge” di Picasso esposto alla Pinacoteca di Brera.Grazie a “Rivelazioni”.

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Torniamo ad occuparci dal grande Pablo. Sarà finalmente esposta un’opera di Pablo Picasso, ‘La loge’, che può vantare una storia molto singolare. Si tratta di un frammento di una grande scenografia teatrale (10×6 mt), realizzata nel 1921 per ‘Cuadro Flamenco’ dei Ballets Russes di Sergej Diaghilev.

La storia di questo pezzo unico fu poi travagliata, con l’impresario russo che la fece a pezzi perché in crisi economica. Un pezzo finì alla Pinacoteca di Brera, che l’ha restaurata con fondi privati del progetto ‘Rivelazioni,Finance for Fine Art’. In sostanza la passione di Picasso per il flamenco prende corpo in quest’opera, che non è altro che un frammento di una grande scenografia per uno spettacolo firmato Sergej Diaghilev(inventore dei Ballets Russes, messo in scena a Parigi e Londra nel 1921) “Cuadro Flamenco” .Benché si tratti di un ritaglio, la tela è di notevoli dimensioni: cm.190×140.

Rappresenta due signore che si affacciano da un palco teatrale. Il titolo è ‘La loge’. Come si è potuto ricostruire dal bozzetto dell’intera scenografia, conservato a Londra, il quadro ne costituiva la parte sinistra. Nell’angolo alto vi è la preziosa firma: ‘Picasso’. Si tiene a precisare che quello che da oggi fino al 14 febbraio rimarrà esposto nella sala XV della Pinacoteca di Brera non è un Picasso ritrovato nei depositi dei musei come qualcuno in giro sostiene, semplicemente, la tela «La loge» (La balconata), alta oltre un metro, come molte altre opere, non può trovare una collocazione permanente nel museo per mancanza di spazio.

È quindi rientrata nel gruppo di opere che vengono studiate, restaurate, mostrate al pubblico e poi di nuovo ricollocate nei depositi in continua rotazione. In particolare, la tela di Picasso fa parte del progetto «Rivelazioni», una campagna di raccolta fondi per il restauro di dieci lavori e ventun affreschi di Brera per i quali la Borsa italiana si è impegnata a trovare finanziatori, in questo caso si tratta di Radio Rtl.

 A quell’epoca, negli anni 20, Picasso era affascinato dal mondo circense e dello spettacolo ed era sposato con Olga, una delle ballerine russe. Il tema del flamenco era inoltre nelle sue grazie, essendo andaluso, di Malaga. L’artista fece quindi di tutto per strappare l’incarico che l’impresario russo aveva affidato a un altro pittore, Juan Gris. E quanto ci tenesse è dimostrato dalla firma apposta da Picasso nella natura morta centrale e in tutti i riquadri dove appaiono figure umane.

La scenografia fingeva infatti un teatro, con pubblico affacciato ai palchi: un doppio del teatro vero in cui si trovavano gli spettatori. Diaghilev stesso lo taglio poi a pezzi nel 1926 dichiarando: «Venderò quelle parti dello scenario di Cuadro Flamenco con incluse delle figure, poiché sono tutte firmate. Ho già trovato un acquirente in Germania e con quel denaro potrò allestire nuovi spettacoli».

Il frammento di Brera finì nella raccolta francese di Jacques Helft e lo Stato italiano lo acquistò fortunatamente nel 1976 sfruttando il diritto di prelazione quando transitò per l’ufficio esportazioni della Sovrintendenza. Poi ci sono voluti anni, decenni, perché la Pinacoteca trovasse i soldi per restaurarlo, fino all’iniziativa di cui parlavamo sopra di Borsa Italiana e Rtl da cui la decisione del nuovo direttore generale di Brera, James BradBurne, di esporlo nella pinacoteca. Un occasione per chi passasse da quelle parti di gustarsi un’opera inedita di uno dei più grandi pittori di sempre, appena restaurata.

L.D.

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