Fernando Aramburu. Patria

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Fernando Aramburu
Patria

È la storia di due famiglie che vivono nei Paesi Baschi, in cui un uomo dinuna delle due famiglie verrà ucciso in un attentato dell’ETA, nelle cui fila milita il primogenito dell’altra. Due famiglie che erano amiche, molto amiche, e che vengono distrutte dalla tragedia. Niente più sarà come prima.

Questa intensa storia famigliare viene raccontata con dei brevi paragrafi di volta in volta incentrati sui protagonisti che la animano. Sono sette le voci che la dipanano: In una famiglia c’è Txato, che perderà la vita nell’attentato, la moglie Bittori, il figlio Xavier e la figlia Nerea. Nell’altra famiglia troviamo Joxian e la moglie Miren, il primogenito nonché affiliato all’ETA Joxe Mari, la figlia Arantxa e infine l’altro figlio Gorka.
E così la stessa vicenda la si vive con le parole e i pensieri di ognuno dei personaggi. Ognuno ha le proprie caratteristiche, ed è così tanto credibile, così ben caratterizzato, che sembra di essere cresciuti in quelle due famiglie. I loro difetti, le loro abitudini… In quelle case sembra quasi di averci abitato. E se impariamo a comprendere come possa essere cresciuto il fanatismo in Joxe Mari, non fatichiamo a capire le difficoltà di Xavier o Nerea a superare il loro lutto.
L’abilità di Aramburu, a mio avviso, è proprio trasportarci a vivere in Euskadi. Non la si legge, la si vive la storia. Abile a raccontare, un vero maestro dell’introspezione. Non c’è un ordine temporale, passa dal presente al passato in un continuo mescolarsi di tempi che non confonde, anzi, riesce a rendere ancora più appassionante e irrinunciabile scoprire cosa ne sarà dei sei sopravvissuti alla tragedia.
Il romanzo di Aramburu illumina oltre trent’anni di buio nel Paese Basco. È difficile non commuoversi, nonostante al centro di questo libro vi siano anche due donne — Bittori, la moglie del Txato, e Miren, quella di Joxian — che hanno deciso di non piangere mai. .

Perché Bittori non vuole piangere? Non intende in primo luogo «dare soddisfazione» agli assassini. È tornata nel piccolo centro della provincia di Guipúzcoa, vicino a San Sebastián, dove il marito è stato ucciso e da dove l’aveva cacciata l’ostilità per le vittime e i loro cari, uno degli effetti collaterali più brutti di quegli anni terribili. Non accetta le regole di una comunità apparentemente cementata dal sentimento storico dell’antagonismo nazionalista e dalla pratica diffusa della violenza che impaurisce tanto i potenziali bersagli quanto i troppi che la giudicano positiva.

Bittori pensa che sia impossibile avere giustizia, ma pretende che le si chieda perdono. «Fino a quando non lo avrò non penso di morire». Ha voltato le spalle alla religione, anche se da giovane era stata molto devota. “Non appena aveva visto Txato nella bara, la sua fede in Dio era scoppiata come una bolla”.

I contraccolpi di tutto quello che accade incidono profondamente anche su Miren, che abbraccia totalmente, priva di sentimenti che non siano prodotti soltanto da ancestrali legami di sangue, la causa della lotta armata dopo l’entrata nella clandestinità e l’arresto del figlio Joxe Mari: un giovane affascinato dalla libertà di punire senza dover guardare a se stessi.

Attorno a Bittori, il Txato, Miren e Joxian, si muovono i loro figli, vicini fin dall’infanzia, in un universo condizionato dal conflitto collettivo e dallo scontro familiare. Ognuno porta sulle spalle un carico di dolori, speranze, tristezze e ambizioni, che fa acquisire uno spessore enorme, privo di sentimentalismo, all’intreccio delle vite e dei volti. Nella parte finale del romanzo, che si chiude nei giorni del 2011 in cui l’Eta annuncia di rinunciare alla lotta armata, troviamo uno scrittore basco, che parla ad un evento pubblico, spiegando tra l’altro di avere cercato di mostrare «la sofferenza inflitta da alcuni uomini ad altri, chi la generi e quali conseguenze fisiche e psichiche provochi nelle vittime sopravvissute».
Mario Vargas Llosa, come compare scritto sulla copertina del libro “Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commovente e brillantemente concepito”

Sono completamente d’accordo con lui, e meglio non saprei descrivere questo libro.

Anna