Fede e tradizione a 400 anni dal miracolo del Crocifisso

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Come tradizione i nostri avi oggi avrebbero guardato il cielo per consultarlo e sapere come sarebbe proseguita la stagione agraria. A Galatone in particolare e tra poco scopriremo perchè, in particolare lo si faceva nei primi 4 giorni di aprile, i 4 brillanti, “4 aprilanti, 40 dì duranti” ovvero “Se piove il 4 aprile, vuol dire che pioverà a seguire per 40 giorni”.

Almeno una volta nella vita sarà capitato anche a voi di aver sentito questo proverbio popolare. La saggezza popolare sostiene che se il 4 aprile (definito 4 brillanti) ci sia cattivo tempo, un pò come oggi che sopra noi c’è un cielo plumbeo con pioggia ad intermittenza, la primavera sarà caratterizzata per oltre un mese da cielo grigio e precipitazioni. Il proverbio nasce nel passato dove i primi quattro giorni del mese erano chiamati “ i quattro brillanti “.

La parola “brillanti” è sicuramente la traduzione errata (aprile, aprilanti). Infatti un antico detto definisce “aprilante” il primo giorno di aprile quando è piovoso, cioè quando è “aprilante” e i “quattro aprilanti”, annunciavano un’annata buona se erano piovosi. Non sappiamo se queste piogge siano state casuali nel 1884, una data dove pare sia nata la tradizione, causale oppure no, il 4 aprile in molti fanno ancora attenzione se dal cielo cade, o meno, qualche goccia di pioggia. La scienza come sempre non ha mai avallato tali credenze popolari ma tuttavia aprile resta pur sempre un mese imprevedibile forse ancor di più del marzo che lo precede.

Un altro proverbio, sempre legato ad Aprile, recitava invece: ” Quando tuona d’Aprile buon segno per il barile “. Nella civiltà contadina infatti, un aprile piovoso significava ottenere un abbondante raccolto. Del resto, non esistendo le previsioni del tempo, in qualche modo i nostri avi dovevano pure attrezzarsi per conoscere con un certo anticipo il tempo. Che sia la verità o solo un detto popolare nei prossimi giorni è meglio portare con sé l’ombrello, in fondo la saggezza dei nostri avi non si smentisce mai.

Ma a Galatone un paese che da sempre vive di agricoltura e tiene molto alla sua festa principale, quella del SS.Crocifisso che si svolge esattamente un mese dopo ( 1-2-3 maggio ) in questo giorno sono con il naso all’insù a vedere cosa dice il cielo. In questo periodo di quarantena forse le domande fatte al cielo sono di altra natura, finirà presto questa clausura volontaria?

 

Saremo risparmiati da questa epidimia? Quest’anno poi sono 400 anni in cui avvenne il famoso miracolo dell’affresco del Crocifisso era il 1620 ed in un vicolo stretto e maleodorante in un quartiere del centro storico a ridosso delle mure, dove una volta si apriva una porta d’ingresso distrutta dai Turchi di Ahmed Pascià nel 1480, in verità venne distrutta qualche decina di anni prima dal principe Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, quando aveva assediato il suo nemico di allora Ottino De Caris, detto Malacarne.

Ma torniamo al miracolo in questo vicolo vi era una stalla ed in fondo ad essa vi era l’immagine venerata dal popolo, un Cristo umiliato e percosso, incoronato da spine, nel dipinto galateo legato ad un palo di legno.

Questo dipinto opera di un anonimo frate, nel 1620 quando avvennero i fatti, aveva già quasi tre secoli di vita. Una sera davanti a diversi testimoni il nostro dipinto si animò nonostante l’ora tarda vi erano diversi fedeli. L’evento portentoso fu quello del Cristo che scostò un telo che lo proteggeva dalla pioggia e guardò tutti negli occhi e portò per sempre le mani che erano legate dietro al palo, le porto ben in vista davanti, questa la principale differenza nelle Imago Pietatis che ci sono nel resto d’Italia.

Molti miracoli seguirono grazie a questa icona miracolosa, tanto che in fretta venne costruito il primo santuario dedicato a lui. Il muro con l’edicola votiva venne posta al centro ed intorno costruito il nuovo santuario, che però crollò miseramente decine di anni dopo la sua costruzione, rovinando proprio sull’immagine sacra facendolo a pezzi. Ma il popolo non si diede per vinto e presto raccolse i soldi necessari alla costruzione di un nuovo santuario sempre lì e come in un puzzle ricostruì l’immagine sacra andata a pezzi e poi ricostruita nel nuovo altare maggiore.

 

Tra poco sono 400 anni dal miracoloso evento, alziamo al cielo una preghiera perchè finisca presto questa pandemia e che da questa esperienza nasca un mondo migliore.

Raimondo Rodia