Facciamo il punto sul Tarantismo attraverso, musica, danza e colori

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Ultime ore prima che si spengono le luci della festa patronale 2016 di Galatina, dedicata ai SS. Pietro e Paolo. Logico fare un consuntivo e cercare di comprendere le ragioni profonde di una festa popolare. Dopo S. Giovanni arriva come sempre la festa dei SS. Pietro e Paolo. Alcune notizie inedite ci riportano che, alla fine del XVII secolo, quando era consuetudine farsi curare dal morso della tarantola, ma non solo, anche del serpente dallo scorpione, insomma tutti gli animali velenosi, le guaritrici erano di sesso femminile, provenivano dalla leggendaria famiglia che aveva ospitato Saul di Tarso (S. Paolo), grazie all’intercessione del santo, curavano i malcapitati morsicati da animali velenosi, con lo sputo ed il segno della croce.Taranta 1 2016 Le ultime donne di questa famiglia di guaritrici, entrambe zitelle e dimoranti nelle cosidette case di S. Paolo, nei pressi della pubblica piazza, erano Francesca e Polisenna Farina. Le due sorelle continueranno il loro mestiere taumaturgico, per tutta la vita, fino alla morte di Francesca, la soppravissuta sorella, conscia del potere che gli era giunto, ormai vecchia e senza figli, sputa all’interno del pozzo, posto nel cortile della propria casa, per tramandare ai posteri il medicamento al male del tarantismo. Le stesse due sorelle, qualche anno prima, avevano venduto la propria casa ed i terreni intorno, al Capitolo della Chiesa Matrice. Un secolo dopo sul finire del ’700 , precisamente 1795, i Vignola fecero costruire il palazzo che oggi riconosciamo come quello di S.Paolo, con lo stemma della famiglia Vignola – Tondi, che campeggia all’ingresso, nel frattempo infatti i Tondi si erano imparentati ai Vignola grazie ad un matrimonio tra i due rampolli delle rispettive case. Il palazzo ingloba il pozzo dello sputo miracoloso, ed accoglie una cappella dedicata a S. Paolo. Il quadro di Francesco Saverio Lillo datato 1796, ultima opera dell’artista di Ruffano, racconta, dopo il restauro della tela, questa storia. Nella tela del pittore di Ruffano, S. Paolo si erge a grandezza quasi naturale, sotto il piede sinistro, gli animali protagonisti del morso che provocano questo male: una tarantola, uno scorpione ed un serpente. Poi le due donne ( le sorelle Farina ) che aiutano un malcapitato, probabilmente morso, che viene aiutato facendogli bere l’acqua miracolosa del pozzo. Ed ora una curiosità. Provate a chiedere ad un galatinese che giorno si festeggia S. Paolo, egli vi dirà sempre il 30 giugno ( mentre i SS. Pietro e Paolo si festeggiano entrambi il 29 giugno ), questo perchè i galatinesi riconoscono come loro unico protettore S. Pietro, tanto che la città si pregiava del nome di S. Pietro in Galatina fino all’unità d’Italia. Il 30 giugno S. Paolo per i galatinesi, rimane la festa dei forestieri, ed un detto popolare, fotografa in maniera lampante la situazione, “ Paolo busca e Pietro mangia ” : vale a dire i forestieri vengono a Galatina, specie i tarantolati, per avere la grazia dal santo di Tarso, pagando naturalmente una congrua offerta al santo per intercedere sul male; i galatinesi incassano le offerte buscate ( prese ) per fare una grande festa a S. Pietro ( ecco spiegato il ‘mangia’ ). I momenti di cura erano scanditi dalla musicoterapia ” la pizzica “.  Attraverso la musica e la danza era possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo o meglio dire adorcismo a carattere musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, dei suonatori di tamburello, violino, organetto, armonica a bocca ed altri strumenti musicali, andavano nell’abitazione del tarantalato oppure nella piazza principale del paese. I musicisti cominciavano a suonare la pizzica, una musica dal ritmo sfrenato, il tarantato cominciava a danzare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva infatti che, mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata. Il ricorso a S. Paolo è effetto della sovrapposizione del culto cristiano a quello molto più antico pagano dei serpenti. Anche la tarantola rappresenta un animale totemico le cui origini si perdono nella notte dei tempi e sono anteriori al menadismo, al coribantismo ed alle feste dionisiache a cui il tarantismo rimanda per gli aspetti orgiastici. Il tarantismo è un fenomeno che emerge su tutti.Tarantismo 2016 Nella storia della medicina popolare salentina, esiste una forte connessione tra tarantati e i santi Pietro e Paolo che ricorda le visite ai templi asclepei dell’antica Grecia. Anche in quel caso i malati si recavano al tempio dei protettori per essere guariti. L’analogia non è casuale: profonda deve essere stata l’influenza della medicina greca nel Salento. Sotto l’aspetto diagnostico, risulta difficile definire il tarantismo come fenomeno, anzi non si è riusciti a classificarlo. E’ forse una specie di isteria, oppure la sua origine è da ricercarsi non in lesioni organiche neurologiche, ma in elementi antichi che hanno logorato e distrutto una psiche già debole a causa di fattori storico-sociali. Gli attacchi si manifestano in maniera molto simile all’isteria e, secondo la leggenda, sarebbero provocati dal morso della tarantola. Non si riesce a spiegare però la periodicità delle crisi che durano anche decine di anni. Si può dire che il tarantìsmo è un male culturale. Una volta, infatti, le donne che subivano frustrazioni per eccesso di fatica, povertà o tabù sessuali, non potevano fare altro che rivolgersi a S. Paolo per liberarsi dal male. San Paolo, in particolare, era considerato il Santo dei poveri e il protettore dagli animali striscianti ( serpenti, scorpioni, ragni, e quindi anche la tarantola ). Il tarantismo (o tarantolismo) è una sorta di esorcismo popolare che, sin dal lontano dal medioevo, spinge uomini e donne, che si ritengono morsi dalla tarantola ( grosso ragno ancora esistente nel territorio), a recarsi il 29 giugno in pellegrinaggio al pozzo presso la chiesetta di San Paolo a Galatina per essere liberati definitivamente dagli effetti del veleno che provoca nel malcapitato, un languore mortale da cui si può essere liberati solo per mezzo della musica e dei colori. Da qui l’uso di nastrini colorati (chiamati zagarelle) da legare al polso e di una musica ossessiva (la pizzica) che induce ad una danza sfrenata intorno al pozzo la cui acqua è considerata simbolo di purificazione.
Raimondo Rodia