Ettore Sottsass

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Ettore Sottsass è stato senza alcun dubbio uno dei più geniali designer di fine 900′. E così, memori della genialità dell’inventore di alcuni dei mobili più assurdi mai visti, una vera icona del design anni 80, Vitra Design Museum e MET Breuer celebrano e ricordano il designer rivolizionario, lo raccontano tra provocazione ed emozioni.

A dieci anni dalla sua scomparsa, Ettore Sottsass, risulta più che mai sulla cresta dell’onda. In questi giorni due mostre ne celebrano l’eredità artistica: la prima, “Rebel and Poet”, andrà in scena dal 13 luglio al Vitra Design Museum, il 21 sarà  la volta del MET Breuer, con una retrospettiva dal titolo “Design Radical”.
 
Due mostre con impostazioni diverse per ripercorrere le tappe di una carriera sfolgorante durata ben 60 anni, in cui Ettore si è diviso tra design, architettura, letteratura, pittura e fotografia, attraverso oggetti divenuti iconici, che ancora oggi fanno un discreto effetto.

Ci i mobili coloratissimi e provocatori del collettivo Memphis, che imperversò negli anni 80, unendo sotto la guida di Sottsass le firme più brillanti del tempo, come Hans Hollein, Arata Isozaky, Andrea Branzi, Michele de Lucchi.

Esempi? La libreria-divisorio Carlton, a metà tra un giocattolo e un altare indigeno figlie dell’idea che tanto i libri dritti non ci sanno stare, un esempio di freschezza, genialità e provocazione.

“Carlton” Room Divider 1981 – The Metropolitan Museum of Art, John C. Waddell Collection, Gift of John C. Waddell, 1997 © Ettore Sottsass

Tutto nasce dalle Dolomiti, dove Sottsass, figlio d’arte, nasce esattamente un secolo fa. Dal padre eredita l’amore per l’architettura. Diventerà tante cose, soprattutto un grande designer ma per tutta la vita vorrà essere primariamente un architetto.

Executed Design, May 1988: South Perspective (under construction), Daniel Wolf Residence, Ridgeway, Colorado 1986 – The Metropolitan Museum of Art, Gift of Daniel Wolf, 2017

Dopo gli studi nel dopoguerra si trasferì a Milano, culla di fermenti creativi che diviene casa e laboratorio. Gli esordi artistici si dimostrano subito audaci, avanguardisti: per Poltronova, Sottsass disegna pezzi sperimentali, come i Superbox, armadi robusti, eretti su vistosi piedistalli rivestiti in laminato a righe, come segnali stradali.

Da architetto, progetta case colorate come gelaterie: ciliegia, pistacchio, crema. L’ispirazione viene dall’india, dalle facciate irriverenti di Tamil Nadu, che Sottsass rielabora a modo suo: scale a zigzag, capitelli tagliati a metà, geometrie funamboliche.

A partire dal 58 Sottsass iniziò una proficua collaborazione con Olivetti, un sodalizio che entrerà nel mito, sovvertendo le regole del design industriale. Sottsass firma oggetti iconici come la macchina da scrivere Valentina e il computer Elea 9003, premiato col Compasso D’Oro. Ne vinse In seguito altri quattro.

Macchina da scrivere Valentina, Olivetti 1969 @ Alberto Fioravanti, Courtesy Studio Ettore Sottsass – Vitra Design Museum

Ma la sua genialità non poteva restare confinata nell’ambito della produzione industriale, nelle brame consumistiche della  “società della pubblicità”.

E così, in anticipo sulla contestazione, a metà degli anni 60, Sottsass inizia a cercare un approdo più etico e politico, in cui il design può essere uno strumento di critica e protesta sociale. È la stagione utopica, quella del radicale design, che vuole trarre a se le diverse avanguardie, dal poverismo alla Pop Art.

Tutto ciò culmina in Italy: the new domestic landscape (1972), mostra del MoMA in cui il genio italo-austriaco presenta un prototipo di casa sovversivo: Una casa senza nessuna divisione tra gli ambienti,spinto da un inedito concetto aperto e comunitario.

Menhir Distributore di potere 1967, Private Collection, Europe – The Metropolitan Museum of Art © Ettore Sottsass

Nel 1979 partecipa con il gruppo Alchimia al Design Forum di Linz. Qui si presenta con lavori sorprendenti e iconoclasti, come la Seggiolina da pranzo, la lampada da terra Svincolo, il tavolino, Le strutture tremano. Questi oggetti paiono in netto contrasto col design dominante negli anni 70 improntato al minimalismo.

Le strutture tremano 1979  – The Metropolitan Museum of Art, Purchase, Theodore R. Gamble Jr. Gift, in honor of his mother, Mrs. Theodore Robert Gamble, 1987  © Ettore Sottsass 

Due dopo ecco Memphis, che é l’approdo definitivo di questa militanza artistica. Memphis è nemico giurato del “good design”, il collettivo trae ispirazione dalla cultura di massa, dalla pop art, dal futurismo e dall’art deco.

A ciò si uniscono le contaminazioni etniche, retaggio dei viaggi di Sottsass in giro per il mondo, soprattutto in India.

Così i canoni del design vengono riscritti e ribaltati. Tutto a partire dalle basi: funzione, forma, materiale, colore.

Gli oggetti sono molto spesso  rivestiti in laminato plastico, materiale povero e scelto appositamente per la sua “mancanza di cultura”. Dunque un design che si proclama “non intellettuale”  e lo fa con orgoglio. Le decorazioni e fantasie vivaci mirano solo a celebrare la normalità e a generare ottimismo.

A sx, Lampada Ashoka 1981 @ Jürgen Hans; a dx, Cassettone Cubirolo 1966-1967 @ Jürgen Hans – Vitra Design Museum

Da qui nasce poi l’estetica postmoderna degli anni 80, provocante, seducente, rituale ed anche emotiva.

“Il principio alla base di mobili assurdi e monumentali è l’emozione prima della funzione”

In realtà anche in quel caso la dimensione umana era anteposta a quella tecnica. Quando disegnava una macchina da scrivere, lo preoccupava di più la sensazione di chi l’avrebbe usata della tecnologia con cui sarebbe stata costruita.

“per me, il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l’erotismo, il cibo e persino il design. È un modo di costruire una metafora della vita. Per cui, se devi insegnare qualcosa sul design, devi insegnare prima di tutto qualcosa sulla vita”

Vaso Mizar 1982 – The Metropolitan Museum of Art,  Gift of Daniel Wolf, 2017 © Ettore Sottsass

Sottsass odiava la stabilità che trovava noiosa e per questo nel giro di 5 anni lasciò Memphis, pensava alll’ironia come antidoto al dogmatismo, l’incompiutezza come possibilità, la bellezza delle cose fluide, indecifrabili, la cui dissonanza può spalancare orizzonti imprevedibili.

Califfo Sofa 1964 @ Jürgen Hans – Vitra Design Museum.

Il genio di Sottsass sbarca dunque in America e in Germania. Qui non solo sarà possibile vedere molti degli oggetti che hanno costruito la sua fama e segnato un’epoca, ma anche scrutare nei suoi pensieri attraverso scritti originali, appunti, poesie.

“Vorrei che i visitatori uscissero piangendo, vale a dire con un’emozione”.

Disse a proposito di una sua mostra a Trieste.

Due mostre da non perdere, per chi ne avesse la possibilità.

Info:

www.metmuseum.org

www.design-museum.de

https://www.artsy.net/stedelijk-museum

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