Estasi e pandemia

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Estasi e Pandemia

Dall’alto dei suoi anni,

con calanchi vestiti

di selci e querce,

ai suoi piedi sta l’antica

struttura.

 

Da sotto, degradata

– con pietre sparse,

come corpi morti –

senza tetto né mura,

una fabbrica in rovina:

 

integra, invece la fornace

leva lo sguardo all’alta

struttura, che mira il mare

in burlesca burrasca – come

chi per gioco s’arrabbia –

dalle spumeggianti onde,

che battono le rocce, e flutti,

che accarezzano il litorale.

Sta lì e sovrasta.

 

‘mai più eccelso il suo tempio,

che ben fatto era stato, ma

libero lascia vagare le brezze

per le interiora in un ululo

di spiriti e fantasmi,

tra le affrescate di vergogna

mura e stanze piene di bottiglie

rotte.

 

Ed immerso me nel mio pensare:

sopra al tetto un titano contro la burrasca

ad inneggiare contro il bigio

firmamento, mio nemico:

“Non vale ratti come ratti vili

fuggire nelle vostre tane!

Temete la frusta bagnata

e il vento spinato, e nel cercare

rifugio legate le code: come dei sorci

il sovrano: in un amplesso breve

che nel candore di un corpo a voi,

a me rende il mondo così vano.”

 

 

E nel risentirmi nell’eco,

come un Buddha di marmo,

sedei e il pensiero alacre

avrebbe fattovi teatro:

eppure ricordo l’amplesso

e quel orgasmo senza foia;

il tremito dei corpi e la

foga d’un momento la fuga;

in un’esplosione di sentimento:

“cara creatura che oggi non sei,

nello spazio, nel tempo, e non

ti penso più come allora, e non

ti penso più come vorrei.”

 

E un raggio di Sole

mi riempì di Spirito il volto

e levando l’azzurro sguardo

proferii sicuro:

“Si gioca troppo a nascondino

con i sentimenti e la memoria

cede e non cerca più:

ciò che un tempo è stato

nel ricordo ciò non sarà.”

 

Ed emerso me stesso dal mio pensare

fuggii quei alti giorni d’un calmo

temporale.

 

Eugenio Kaen 

Foto da Brightside.me