Endecascivoli

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Patrizio Zurru
Endecascivoli.

Il filo rosso che lega i racconti di Endecascivoli è il ricordo e la memoria.
Ricordi di infanzia di gioventù e più recenti in crescendo e a volte in diminuendo per poi crescere ancora. Su e giù  come un’altalena.

Giochi di bimbi, come si giocava una volta per le strade inventandosi i giocattoli ( i coperchi del fustino del dixan si prestavano molto per esempio) e facendo scorribande di ogni tipo.

Relazioni familiari forti, che riempivano e riempiono, una vita di grandi sacrifici e anche sofferenza. Ma è nell’ unità della rete familiare il conforto e il bello dello stare insieme, con qualcosa che sempre bolle in pentola o arrostisce sul fuoco, nei bicchieri di vino in compagnia che “ cala “ tutto e riscalda anche i cuori indaffarati.

Rituali che si ripetono come per alleggerire le fatiche quotidiane.
Piccoli gesti quasi invisibili, sguardi più eloquenti delle parole, carezze per l’anima.
Un non detto un po’ pudico e un po’ per dna che lascia intendere tante cose.

L’appartenenza all’isola che solo chi è isolano può capire meglio, e l’appartenenza alla terra quella che ti fa chinare per lavorarla e prendere e godere dei suoi frutti.

E arriva anche il momento di uscire da questo guscio, che pur bello, diventa stretto, si diventa grandi esplorando altri paesi, altre nazioni e sperimentando cose nuove, magari con l’arte di arrangiarsi, ma con la convinzione e la caparbietà di potercela fare.

Le amicizie profonde che rimangono anche senza la quotidianità .
In ogni racconto di Endecascivoli un episodio, un ricordo, un pezzetto di vita, a volte con ironia a volte con un po’ di malinconia e a volte, così è la vita, pure un po’ di tristezza.

La scrittura è senza fronzoli, a tratti poetica, ed ad un certo punto del libro ( pag 99), il racconto mi è sembrato una “ serenata rap”, mentre leggevo il ritmo mi portava al suono, così come il racconto successivo mi richiamava la canzone di un cantautore, ma non si parla di musica in questi due racconti, in altri sì la musica come i libri sono trasversali nei racconti.

Con i racconti di Patrizio Zurru, per una sorta di “analogia “ ( isolana pure io dell’isola a lui gemella, un po’ più giovane lui ma gli anni per certe sperimentazioni erano quelli) ho rivissuto ricordi simili, esperienze simili, che sono sbucati fuori dalla sua scrittura.

La bellezza di questo libro è che in questi racconti ognuno può trovare qualche similitudine, un particolare che è il “la” per il proprio concerto, perché i racconti di Zurru sono un bel concerto.

Anna