Emmanuel Radnitzky

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” Non curante, ma non indifferente”
 
Emmanuel Radnitzky  nasce a Filadelfia nel 1890, i genitori sono immigrati russi di origine ebraica.
Cresce a New York, dove studia e rifiuta una  borsa di studio in architettura per dedicarsi alla sua personale visione artistica del mondo,che lo conoscerà come  “Man ray “, l uomo raggio.
 
Sperimentatore, Pittore, visionario, creatore e  regista, acquista, per immortalare le sue opere, la prima macchina fotografica nel 1914.
 
Solo un anno dopo incontra Walter Conrad Arensberg, che  lo presenta a Marcel Duchamp con cui darà  vita al ramo americano del movimento Dada, nato in Europa e contrapposto al concetto di arte tradizionale.
 
Sarà lui stesso ad affermare che ” il Dada non può vivere a New York”, deluso dai primi fallimentari tentativi, e dopo  la prima ed unica pubblicazione di ” New York Dada” datata 1921, anno in cui, seguendo Duchamp,  si  E g trasferisce  a Parigi e conosce  alcuni degli artisti più attivi del periodo, come ad esempio Soupault, con il quale organizzerà la sua prima mostra presso la ” Libraire six “.
 
James Joyce, Gertrude Stein e molti altri incontrano il suo occhio ed il suo obbiettivo, ma le  fotografie ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile saranno la sua più grande conquista artistica.
 
Mentre sviluppa alcune fotografie in camera oscura, l’anno è il 1921, decide di poggiare una serie di oggetti di vetro su di un foglio vergine ancora a mollo, prima di accendere la luce.
Il risultato  sono delle immagini deformate, in rilievo, gli oggetti acquistano una sorta di tridimensionalità  che contrasta con lo sfondo nero.
 
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo e   proprio Man Ray sarà il primo fotografo di questo movimento.
Gli esperimenti con la rayografia continuano alternandosi alle pubblicazioni delle sue fotografie di moda su Vogue, un anno dopo insieme a Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso prende parte alla prima esposizione surrealista nella galleria “Pierre ” di Parigi.
 
Tra le modelle che immortala in quegli anni ci sono anche Meret Oppenheim che poserà per lui nuda vicino ad un torchio da stampa, Bridget Bate Tichenor e Lee Miller, fotografa surrealista, assistente e amante di Emmanuel.
 
La seconda guerra mondiale obbliga Man Ray a lasciare Parigi per trasferirsi, nel 1940, prima a New York e poi a Los Angeles.
Insegnerà pittura e fotografia in un college ed organizzando diverse mostre fino a quando, finiti gli scontri, tornerà a Parigi dipingendo e fotografando fino alla  sua morte,avvenuta il
 18 novembre 1976, un anno dopo la sua esposizione fotografica alla Biennale di Venezia.
Viene seppellito nel cimitero di Montparnasse e il suo epitaffio recita:
 
” Non curante, ma non indifferente”
 
 
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Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.