Elliott Erwitt, il burlone dei fotografi

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La fotografia è giustamente considerata una forma d’arte, e, se la si fa ad alti livelli, gli scatti possono toccare cuore ed anima di chi li osserva.

Tra i grandi fotografi c’e n’è uno considerato il “burlone” dei fotografi: Elliott Erwitt, nato a Parigi come Elio Romano Erwitz, il 26 luglio del 1928 e fortemente specializzato in fotografia pubblicitaria e documentaria prevalentemente conosciuta per i suoi scatti in bianco e nero.

Lalock Street Pittsburgh, Pennsylvania, 1950

Ma i suoi scatti non sono banali, sono speciali, ritraggono situazioni quotidiane ironiche e assurde. Nella sua lunghissima carriera ha regalato perle di assurda ironia, racchiuse in in scatti capolavoro. Il suo ispiratore è stato Henri Cartier-Bresson, maestro nel cogliere l’attimo fuggente, quello dello scatto perfetto.

“se una foto può migliorare il mondo non so, ma non mi riguarda”

Chi ha avuto la foruna di vedere una sua mostra conosce il suo punto di forza: oltre al grande talento, la capacità di raccontare con grande senso di humor persone, animali, ritratti in situazioni casuali, spesso anche comiche. 

Chi osserva le sue foto sa che il vero punto di forza è la capacità di far sorridere e creare una sorta di empatia nell’osservatore. Gli scatti in bianco e nero di Elliott Erwitt sono dei veri racconti completi di vita, che lasciano il segno nell’osservatore, restano impressi.

“ho fatto di tutto, ma preferisco il tipo di lavoro che ha a che fare con la condizione umana invece che con gli oggetti”

Figlio di una famiglia di emigranti russi da giovane ha vissuto in Italia, Francia, fino al trasferimento definitivo a New York, la città che lo ha reso un grande fotografo.

In una similitudine interartistica con lo scrittore Hemingway, Erwitt ha sempre avuto due passioni parallele: fotografia e viaggi. Fin da giovane adorava viaggiare per il mondo, poi, durante il periodo degli studi, lavorando in un laboratorio di fotografia e dedicandosi alla camera oscura, è scoccata la scintilla per il mondo della fotografia.

“viaggiare è fondamentale per avere nuovi stimoli”

La passione per i viaggi, unita a quella per la fotografia, gli ha fornito un arma importante: la molteplicità dei suoi scenari.

L’incontro con Roy Stryker e Robert Capa gli ha fornito l’opportunità di unirsi alla Magnum Photos, il tassello che mancava per il decollo della sua carriera di fotografo professionista.

La sua Laica M3, il suo “braccio destro” che gli ha permesso di effettuare scatti individuando dettagli impercettibili, mentre si dedicava a servizi pubblicitari è stata il suo fedele compagno di viaggio.

Nel 1969 è riuscito a diventare presidente della Magnum, ma non ha mai perso la sua vena creativa, anzi, ha lavorato persino come documentarista e come sceneggiatore di molte serie tv degli anni Settanta. Un artista e creativo a 360°, tanto che persino i suoi libri, ricchi di nozioni di fotografia, sono diventati un riferimento per appassionati e professionisti del settore.

I “pezzi forti” di Elliott Erwitt 

Umorismo ed eloquenza sono, a detta della critica, i due capisaldi degli scatti di Elliott. Ogni suo scatto è fortemente comunicativo e riesce a trasmettere all’osservatore la sensazione, il senso del momento. Il tutto riuscendo anche a spiegare la sua visione del mondo; una visione unica e originale.

“la fotografia è il lavoro dell’anima”

A Erwitt interessa poco il contorno e il contesto esterno o il paesaggio in se, si concentra su ciò che fanno le persone o gli animali. L’emozione degli esseri umani e persino degli animali è ciò che gli interessa, vuole sempre mostrarla con ironia.

Bambini in un noto scatto di Elliott

La sua visione del mondo della fotografia si è evoluta nel tempo, si è poi ulteriormente rafforzata durante il dopoguerra, il periodo del fotogiornalismo documentario.

“la fotografia è tutta qui: far vedere a un’altra persona quel che non può vedere perché è lontana, o distratta, mentre tu invece sei stato fortunato e hai visto”

Erwitt si è calato nella parte, ma ha voluto e potuto farlo in maniera differente dagli altri fotografi, diventando un narratore di storie senza precedenti, con un originale e tutto suo linguaggio artistico, che lo ha sempre contraddistinto.

La passione per i cani

Elliott Erwitt è spesso associato ai cani, protagonisti indiscussi delle sue opere. Ciò deriva dal fatto che sicuramente ama i cani e il loro comportamento, ma, come da lui affermato, ciò che rende i cani dei soggetti straordinari, è il loro atteggiamento irriverente.

Cane in volo

Essi non sono limitati dalla civiltà né dalle regole portate avanti nei salotti dai loro padroni. Questo non può che attrarre inesorabilmente Erwitt.

“di me dicono che sono un umorista: le mie foto dei cani che saltano quando gli abbaio, o suono la trombetta… La cosa più difficile e utile al mondo è far ridere la gente”.

E così ecco i suoi scatti, pronti a mostrare il punto di vista dei cani. Ecco perché i padroni vengono spesso tagliati, lasciando comparire solo le scarpe o le gambe.

Scatto a New York City, 1953

Le immagini sono e devono essere buffe, i cani guardano in modo strano, saltano, si comportano in modo bizzarro, grazie alla strategia di Elliott che suonava una trombetta oppure emetteva una specie di latrato, per ottenere dagli animali una reazione che fosse spontanea.

Scatto cani con gli occhiali

Questa spontaneità estrema si coglie molto bene, lasciando chi ammira i suoi scatti conquistato e rapito.

California Kiss“, il bacio di un ragazzo e una ragazza immortalato dallo specchietto retrovisore di una macchina, che risale al 1955
USA. New York. 1956. American actress Marilyn Monroe
Bambino e foro proiettile, Colorado 1955

Alcuni suoi scatti sono ormai celebri e segnano un epoca a partire da attimi spontanei, sempre colmi di emozioni, mai vuoti o asettici. E l’ironia non manca davvero mai, è il suo marchio di fabbrica.

Per questo i suoi scatti sono stati esposti in tutti i musei più importanti al mondo, tra cui il MoMA di New York, il Palais de Tokyo di Parigi e tanti altri. In Italia sono state organizzate molte mostre dedicate all’artista, anche di recente.

La mostra Dogs a Treviso, Icons a Pavia e la mostra Family al Mudec di Milano lo scorso anno ad esempio, dove gli scatti sono stati selezionati da Elliott Erwitt in persona con la curatrice Biba Giacchetti, creando un percorso artistico orientato a raccontare il concetto di famiglia.

Scatto con donne del 1964

Un artista efficace e talentuoso che ha avuto una vita non sempre in discesa. Dopo un iniziale periodo parigino, il padre che era architetto scelse di trasferirsi a Milano con la famiglia  dove Elliot visse fino all’età di 10 anni.

Poi, le leggi razziali di Mussolini, lo obbligarono ad andarsene, visto che i suoi genitori erano ebrei di origini russe. Lui e la sua famiglia si trasferirono definitivamente a New York, ma le ispirazioni culturali di Erwitt sono molto legate alla sua vita in Italia.

Trae spunto dal cinema neorealista, dalla pittura della scuola del Novecento, da Modigliani. I capisaldi che lo aiutarono a diventare Elliott Erwitt sono questi ed altri.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale servì l’esercito americano, come fotografo militare in Francia e in Germania, testimoniando coi suoi scatti, in maniera attenta, le operazioni militari avvenute dopo la fine del conflitto.

Scatto durante operazioni belliche

Nel 2005 fu fotografo di scena per  il documentario “Bob Dylan: No Direction Home”. Erwitt ha interpretato anche se stesso in un film documentario di Douglas Sloan, intitolato Elliott Erwitt i bark at dogs.

Un grande artista, soprattutto in grado di emozionare e far sorridere coi suoi scatti fuori dal tempo. Se ne avrete mai possibilità, visitate una sua mostra, vivamente consigliato, lascia il segno.

Truman Capote’s B&W 1966

L.D.

Fonti: web e Artsy.net