Edward Weston

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Edward Weston, uno dei più grandi fotografi di sempre, non è stato un predestinato. Nessuno agli esordi avrebbe immaginato una carriera del genere.

Fino ai 30 anni era un bravo ritrattista con uno studio nella periferia di Los Angeles e niente più.

Partecipava con successo a concorsi locali con le sue foto che erano riconducibili allo stile “pittorialista”. Si trattava di uno stile molto in voga neglia anni ‘20. I fotografi imitavano la pittura manipolando le immagini in camera oscura e ritraendo nudi, paesaggi bucolici, still life e bambini.

A meta’ degli anni 20′ intraprese un proprio percorso del tutto personale. Tuttavia, si trovava isolato, geograficamente ed intellettualmente, dalle principali avanguardie fotografiche americane del tempo. I vari Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Paul Strand, Charles Sheeler, Ralph Steiner vivevano tutti sulla sulla East Coast.

New York dominava la scena contrastata più da Chicago che da Los Angeles. In California, Ansel Adams era ancora sconosciuto ad alti livelli e Imogen Cunningham viveva a San Francisco.

In quegli anni non esistevano ancora i libri fotografici. Così i fotografi del tempo non potevano conoscere il lavoro dei colleghi se non attraverso le mostre dirette.

Edward Weston in questo contesto è divenuto uno dei piu’ grandi fotografi americani di inizio del ‘900.

Weston e diventato celebre per i suoi nudi femminili, i paesaggi e gli still life in cui appare chiara la sua ossessione per la purezza della forma.

In Italia e conosciuto anche per la sua storia con Tina Modotti, che fu sua compagna, modella ed allieva. Una sorta di musa.

Weston nacque in Illinois nel 1886, figlio di un medico e di una professoressa di lettere. Abbandonò la scuola molto presto, ma nonostante ciò si costruisce autonomamente una cultura importante da autodidatta.

Ciò fu la base della sua ambizione e dei suoi successi artistici. A sedici anni il padre gli regalò la prima macchina fotografica, e da quel momento non smise piu’ di dedicarsi alla fotografia.

Dopo aver studiato per qualche tempo al College of Photofray dell’ Illinois, nel 1911 si trasferisce in California, dove trascorre gran parte della sua vita, e dove apre il primo studio fotografico.
Nel 1923, insieme all’assistente ed amante Tina Modotti, si trasferisce a Citta’ del Messico, in quel momento una delle capitali culturali a livello mondiale.

In Messico si introduce nell’ ambiente artistico di cui facevano parte Diego Rivera, Frida Khalo, David Siqueiros e Jose’ Orozco. Nel 1932 torna in California e fonda, insieme ad Ansel Adams ed altri fotografi del tempo, il celebre gruppo f/64, un associazione di ricerca sull’utilizzo del mezzo fotografico.

Col passare degli anni, i consensi nei confronti del lavoro di Weston crescono esponenzialmente: nel ‘36 e’ il primo fotografo a vincere un assegno di ricerca dalla Fondazione Guggenheim e 10 anni dopo il MoMa di New York gli dedica una restrospettiva che lo consacra come uno dei piu’ grandi artisti del ‘900.

Abbandona la fotografia due anni dopo, nel 1948 a causa del morbo di Parkinson.

Anno della consacrazione

Il 1922 fu artisticamente l’anno della svolta. Durante un viaggio in Ohio abbandona lo stile pittorialista per dedicarsi ad una fotografia diversa, con cui ricerca le forme astratte di oggetti industriali, corpi umani e vegetali.

Nello stesso anno, a New York, conosce Paul Strand e Alfred Stieglitz. Un ulteriore scossa alla sua carriera fu data dal trasferimetno in Messico con la compagna Tina Modotti, nel 1923.

I contatti con il fervente artistico di Citta’ del Messico, ed in particolare con i pittori Diego Rivera ed Orozco che lo ispirarono in modo decisivo. Qui realizzo’ le prime fotografie artisticamente indipendenti’: ritratti, come quelli famosi di Tina Modotti, Nahui Olin e Lupe Marin, foto minimaliste come quelle scattate ad una palma o ad un gabinetto, e a nudi femminili.

Tornato in California dopo dopo quasi 10 anni, continua la sperimentazione iniziata in Messico. Lo fa realizzando le fotografie che lo hanno reso celebre.

Si tratta di studi su oggetti semplici di cui ricerca la purezza della forma e delle linee: conchiglie, peperoni, pietre, nudi femminili. La struttura di queste fotografie e’ molto semplice, e richiama il linguaggio della fotografia industriale : l’oggetto su una superficie.

L’isolamento del soggetto, privato di ogni richiamo alla realta’ esterna, fa svanire il contesto e le proporzioni e conferisce vita e vigore all’oggetto in se’. L’esempio piu’ lampante di questo tipo di fotografie e’ la serie di scatti realizzate a dei peperoni. Le foto di Edward Weston risultano puro piacere per gli occhi, suscitato dal richiamo una sensualita’ tattile, dalla purezza della superfici e della forma.

Con la cura dell’immagine, spesso naniacalre cerca di cogliere l’essenza dell’oggetto, fuori dal tempo. Lui ne estrae una forma pura, al contrario dell’ambiente intorno. La forma finisce per essere più “reale” dell’oggetto in se: “…con il massimo rigore; la pietra è dura, la corteccia di un albero è aspra, la carne è viva…” cit.Weston.

Si definiva un fotografo “diretto”, in continua ricerca della quintessenza della cosa. È capace di trasformare i soggetti fotografati in pure metafore visive degli elementi della natura e questo è un talento non da poco: I primi piani di conchiglie, peperoni, cavoli; la serie di rocce e cipressi, fotografati astraendoli dal selvaggio paesaggio di Point Lobos; i nudi “incompleti”, estremamente sensuali, che non incarnano nient’altro se non se stessi; gli studi di cieli e nuvole.

Si può dire che facciano tutti parte di quello che poi più avanti è stato definito “purismo Westoniano”. Anche l’America che lui rappresenta è più cruda e reale di quanto non fosse nella realtà o per lo meno di quanto non avessero “raccontato” fino ad allora i suoi colleghi fotografi. L’occhio che vede l’America di Weston è estremamente obbiettivo: luoghi desolati, vecchie macchine, fattorie abbandonate, pianure fangose. Niente di rassicurante.

A quei tempi molti credevano che la fotografia non fosse altro che una nuova classe della pittura e il tentativo di creare con la camera effetti pittorici crebbe, creando una serie di fotografie e fotografi molto simili tra loro; dando luogo ad una serie di “fotopitture” che non avevano nulla a che vedere con la fotografia.

Quello che rende Weston più sincero rispetto ad esempio a Walker Evans è forse il fatto che nei suoi paesaggi o nei suoi ritratti non c’è traccia di “posa”. Non ci sono occhi che guardano l’obiettivo, ne cartelloni pubblicitari, ne il disordine che distrae l’occhio. La sua verità è fatta di linee, di ombre, del bianco del nero e di tutte le tonalità di grigio. Così Weston si dedica al suo obiettivo di realizzare immagini che siano così pure, vere e semplici, da essere accessibili a tutti. Anche perché il suo essere oggettivo gli conferiva non solo originalità, ma anche e soprattutto sincerità. Se le immagini sono i testimoni della vita del fotografo , stiamo parlando di una persona umile, semplice, senza le pretese che normalmente hanno gli artisti, e che forse incarna l’americano medio, un fotografo come avrebbe potuto essere chiunque, un uomo il cui scopo unico era un’enorme voglia di far conoscere al suo mondo quella che per lui era la verità”.

Weston è stato uno dei fotografi con più affinità con la poesia, il suo obiettivo è senza dubbio la ricerca continua di identificarsi con la natura per conoscerla fino alla più profonda essenza.

Infatto nel 1941 gli viene proposto dall’editore di Walter Whitman (1819 – 1892), uno dei poeti più importanti della storia Americana, di illustrare la quarta edizione del suo libro di poesie “Leaves of grass”.

Fece parte del movimento trascendentalista che era  caratterizzato da una specie di “ottimismo”, dalla continua ricerca di un’immagine che sia totalmente vera, pura e libera da qualsiasi artificio innaturale lo porta a realizzare degli scatti che pur essendo molto differenti tra loro, come tema, hanno tutti la stessa forza d’impatto. Di fatto una realtà che quasi supera la realtà.

Egli esigeva la chiarezza della forma, ed il fatto che la macchina potesse vedere più dell’occhio umano era come un miracolo per lui. Egli stesso ci racconta nei suoi “day books” che “la macchina deve essere usata per registrare la vita” anche se astratta, e non esiste mezzo migliore per registrare con totale esattezza l’oggettività.  Una specie di iperrealismo che rivela l’essenza vitale delle cose. Eleganza formale, semplicità e astrazione sono i punti fondanti della sua arte.

Weston sosteneva che compito del fotografo non fosse solamente “imparare a maneggiare l’apparecchio o a sviluppare o a stampare”, ma “imparare a vedere fotograficamente, addestrarsi a guardare il soggetto, tenendo conto delle possibilità della sua attrezzatura e dei relativi procedimenti tecnici, in modo da poter tradurre all’istante gli elementi ed i valori della scena, nell’immagine che si propone di realizzare”.

Dunque i fotografi devono pre-visualizzare la fotografia dentro se stessi, e poi scattarla. Per Weston, che negli stessi anni ha lavorato con estenuanti ore di posa al fotogramma di una conchiglia come a quello di una duna nel deserto, di un nudo femminile come di una sinuosa foglia di pianta grassa, l’immagine al naturale veniva superata e trasformata di un simbolo di pure forme e di allusione dal sapore quasi magico.

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