Dopo 75 anni è tornato il Teatro Galli!!

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È tornato il Teatro Galli. Sembrava infinita l’attesa per il ritorno di un simbolo della città di Rimini. Un simbolo calpestato e distrutto dalle bombe della seconda guerra mondiale e impantanato per decenni nei fanghi delle lotte politiche e di fazione, ed ora finalmente è tornato a splendere e a mostrare le sue scale, i suoi archi, il suo palco.

Una data che resterà nella storia della città il 28 ottobre 2018, una giornata autunnale, piovosa, ma ricca di passione e anche di commozione per chi attendeva questo evento da decenni.

Il merito, al di là di ogni parte politica va anche all’amministrazione comunale che, per la parte storico culturale della città romagnola sta sicuramente cercando di fare del suo meglio e certe parti storiche della città, pur non raccogliendo unanimi consensi, risultano riqualificate.

Il sindaco Andrea Gnassi ha raccontato dell’interminabile battaglia per ridare alla città un luogo simbolo e l’impegno delle persone che in questi anni hanno contribuito a spingere e portare avanti la ricostruzione.

E così la ‘Cenerentola’ di Cecilia Bartoli è stata proiettata anche in piazza con migliaia di riminesi più incuriositi, probabilmente, che appassionati, ad assistere allo spettacolo.

Il mezzosoprano Cecilia Bartoli la star della serata nonchè protagonista de “La Cenerentola” di Rossini, nella versione che ha debuttato nel 2016 al Palazzo dei Principi di Montecarlo. Sul palco anche il coro dell’Opera di Montecarlo e Les Musiciens du Prince.

Signore in abito da sera, uomini in smoking, le autorità cittadine e gli ex amministratori, buona parte dell’imprenditoria locale. Tutti in fila per la prima. Evento sentito tanto da fare il tutto esaurito nonostante i 200 euro per i posti migliori sui palchi e in platea, da 50 a 150 euro per gli altri, 25 euro per il loggione. Questa la cornice di una bella serata che a noi intetessa, certo, ma fino ad un certo punto.

La cosa importante è che un teatro storico di grande importanza per la città è tornato a splendere grazie anche al grande lavoro artigianale di chi si è occupato di restauro e ricostruzione. Molto bello il momento in cui, mentre il sindaco parlava di Castel Sismondo, si è alzata la saracinesca dietro al palco ed è apparsa a tutti la Rocca illuminata. 

Ma qual’è è stata la storia e il percorso di rinascita del Teatro Galli? Costruito da Luigi Poletti, in forme neoclassiche, il Teatro Amintore Galli, che fino al 1947 si chiamava Teatro Vittorio Emanuele II, fu inaugurato nel 1857. Tra i tre teatri del Poletti: Galli, della Fortuna di Fano e Teatro di Terni, questo era il più grande.

La costruzione di un nuovo teatro a Rimini fu deliberata il 14 luglio 1840 in Piazza Cavour (allora Piazza della Fonte), che la spuntò su Piazza tre Martiri (allora Piazza del Corso) dopo una lunga disputa.

Poco prima, nel 1839 era stato chiuso e atterrato il teatro in legno risalente al 1681, mentre il Teatro Buonarroti, costruito nel 1816, era in precarie condizioni e fu chiuso. L’incarico per la progettazione del nuovo teatro fu affidato nel dicembre del 1840 all’architetto Luigi Poletti e la posa della prima pietra avvenne l’8 agosto 1843. I lavori, finanziati da una società privata furono completati in grezzo nel novembre 1846.

La costruzione poi rallentò per riprendere nel 1854 per opera del comune e concludersi nel 1857. Fu inaugurato nello stesso anno con la prima di Aroldo, di Giuseppe Verdi, diretta personalmente dal maestro e accompagnato da una cerimonia solenne.

Architettonicamente, il foyer, preceduto da un portico poggiato su colonne ioniche, ospita tre grandi sale: la sala delle colonne al piano terra, la sala Ressi e quella per la preparazione delle maschere al primo piano oltre ad un loggiato al piano superiore affacciato sulla piazza.

La grande sala comprendeva all’epoca 71 palchi coronati da un loggione e ospitava fino a 1.400 spettatori. Poletti sperimentò alcune innovazioni nel disegno degli interni e superò la classica divisione dei palchi in quadrati di uguale grandezza, realizzando il secondo ordine di palchi, più grandi e più imponenti rispetto agli altri.

L’esterno del teatro è quasi totalmente è privo di decorazioni  Il sipario fu affidato al pittore Francesco Coghetti, che raffigurò il passaggio del Rubicone di Giulio Cesare.

La cittadinanza gradì l’opera di Poletti e gli dedicó un busto nel foyer del teatro, incidendo il suo nome latinizzato a caratteri cubitali nell’iscrizione sul frontone:

AERE CIVIVM INGENIO ALOISII POLETTI ANNO MDCCCLVII.

La prima ferita al teatro avvenne con il terremoto del 1916 e il teatro venne chiuso per restauri e riaperto nel 1923 con ” Francesca da Rimini ” di Riccardo Zandonai. Tra il 1928 e il 1931 Gaspare Rastelli, completò il ridotto e la galleria del piano superiore.

Poi tante opere negli anni fino alla Madama Butterfly di Giacomo Puccini, eseguita nella primavera del 1943, prima dei fatali bombardamenti del dicembre di quell’anno.

Rimini si ritrovò nel bel mezzo della linea gotica e gli alleati, impegnati nella risalita dell’Italia bombardarono le avanguardie naziste, creando inevitalbilmente anche distruzione. Il resto lo fecero i saccheggi e le demolizioni che seguirono nel dopoguerra, tanto che a rimanere intatta fu solo la facciata e parte del foyer.

Nell’immediato dopoguerra, infatti, i resti del teatro furono saccheggiati e usati come “cava” per materiali da costruzione e vi fu la demolizione di parte dell’edificio

E così iniziarono le discussioni, durate decenni e decine di amministrazioni. Ricostruzioni, modifiche e destinazione ad altri usi, tante le ipotesi susseguitesi negli anni.

Nel 1955 si iniziò a pensarne la ricostruzione, con un concorso dalla Cassa di Risparmio di Rimini che finì in un nulla di fatto. Nel 1959 fu demolito tutto ciò che rimaneva ad eccezione della facciata e del foyer. Al suo posto nacque un capannone adibito a palestra e tra il 1969 e il 1975 fu eseguito un intervento di restauro, che vide la nascita della Sala Ressi, usata come sala consiliare, progetto poco apprezzato.

Poi venne Il concorso bandito dal Comune di Rimini nel 1985 e ripreso nel 1992 che vide vincere un progetto modernista. Approvato dalla giunta nel 1999, il progetto fu largamente osteggiato dalla cittadinanza desiderava un teatro com’era e dov’era.

Nel 2002 intervenne l’allora Sottosegretario per i Beni Culturali, Vittorio Sgarbi che chiese l’esecuzione di un restauro rispettoso del progetto del Poletti. Così l’anno successivo il Ministero dei Beni Culturali ha stanziato 384.524 € per un nuovo progetto, affidando l’incarico all’architetto Pier Luigi Cervellati che ha ultimato il progetto in due anni di lavoro.

Nel 2014 l’accellerazione del progetto, ma mentre si svolgevano i lavori sono emersi i resti di una basilica paleocristiana, inclusi oggi nel nascente museo archeologico, realizzato sotto al teatro. Infatti, dapprima iniziarono ad emergere i settecenteschi forni cittadini, poi un quartiere di epoca medievale, un complesso sepolcrale e infine i resti della basilica paleocristiana.

Questo ha portato ad una modifica del progetto, rendendo i resti della basilica visitabili e trasformando la parte inferiore del teatro in un museo. 

Il 17 settembre 2015 viene così inaugurato il foyer, nel luglio 2016 è iniziata la posa del tetto della sala e a marzo 2017 si è partiti con la volta di Sala. Questo è stato un momento fondamentale, essendo uno degli aspetti più importanti, al di là dei decori del Poletti. Questa fase è basilare per la qualità acustica da garantire agli spettatori.

E cosi, dopo 75 anni, il sipario si è riaperto, restituendo a Rimini non solo un presidio culturale, ma anche un luogo simbolico, importante, che va a chiudere una ferita durata decenni. I lavori sono costati 36 milioni di euro ed ora il teatro Galli tornerà ad essere il cuore pulsante dell’attività musicale e teatrale riminese, ma anche una parte strategica di un centro storico completamente rinnovato.

A questo punto però il centro storico andrà anche ravvivato, dopo anni di abbandono di molte attività commerciali, migrate nei nuovi centri commerciali.

Intanto, dopo la prima con la Bartoli, il 30 ottobre partirà la stagione di prosa del Galli: Toni e Peppe Servillo in “La parola canta”: i biglietti già tutti esauriti da tempo. Il 3 novembre ecco Roberto Bolle: il grande ballerino sarà di scena con il suo ultimo spettacolo, Roberto Bolle and friends. Poi dal 6 all’8 Luisa Ranieri con “The Deep Blue sea” e il 10 sarà la volta del concerto di Nicola Piovani. Ed è solo l’inizio di una nuova e, si spera, lunga vita, del rinato Galli. 

D.L.

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