Disastri ambientali

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Disastri ambientali

I disastri di più elevata importanza sono la deforestazione della foresta amazzonica, gli incidenti nucleari delle centrali di Černobyl’ in Ucraina e di Fukushima Dai-ichi nella costa est del Giappone e i tanti incidenti petroliferiin mare e in terra.

Per non parlare poi dei coltivati agricoli, impestati di anticrittogamici e medicinali vari. Dagli anni ’40 si inizio la deforestazione del polmone del mondo, decisione alquanto grave se facciamo una stima di quanti milioni di km2 sono stati già disboscati.

Ma perché disboscare proprio la foresta amazzonica? Si dice che i responsabili per l’80% sono le aziende che allevano animali da carne, il restante è per fini agricoli, minerari e del mercato del legname. Ora mi domando e dico:perché non ripopolare tante piante quante abbattute?

Almeno in futuro non si noterà così tanto la perdita di tanto verde che ogni giorno ci regala ossigeno. Inoltre, disboscando si modificherà l’intero ecosistema,si perderanno terreni coltivabili e di conseguenza avverrà la desertificazione. Bella prospettiva!

Il potere economico sarà la distruzione totale della Terra. Come se non bastasse, a contribuire alla distruzione ambientale, si associano i disastri nucleari.

Nel 1957, il disastro di Kishtym (URSS), classificato al 6° livello della scala Ines (International Nuclear Event Scale).

Nel 1989 l’incidente di Three Mile Island di livello 5 Ines,, il più grave incidente nucleare avvenuto negli Stati Uniti.

Nel 1986, il disastro di Černobyl’ in Ucraina, classificato al7° livello della scala Ines(il più alto). I morti accertati ufficilmente risultano un numero irrisorio rispetto al conteggio tecnico di Greenpeace che ne rivela l’entità reale.

Nel 1999, il disastro di Tokaimura in Giappone,classificato 4° livello Ines. Qui un grave errore umano, furono miscelati con acido nitrico ben 16 kg di uranio esaurito,invece di 3 kg.

Ovvia la reazione a catena esplosiva con un’alta emissione di raggi gamma. I morti per radiazioni assorbite furono 2 e 119 i contaminati.

Nel 2011, il disastro di Fukushima Dai-ichi, causato dal terremoto di Tohoku, prima classificato di livello 4, poi livello 5 e, infine, calcolato l’insieme del disastro, di livello 7. Si rende ancora difficile calcolare l’entità del disastro, non solo per il Giappone, ma anche a livello planetario.

Il problema più grave è il reattore 4, troppo danneggiato dall’esplosione dell’idrogeno, che scoperchiò lo stesso reattore.

Questi disastri sono i più gravi, ma ve ne sono altri che contribuiscono a tormentare la Terra.

Come si sa, il sistema di un reattore nucleare per la produzione di energia elettrica è a fissione. In questo caso, il deuterio e il trizio, nel momento di un incidente,rimangono attaccati alle pareti del reattore, si definiscono volatili e quindi pericolosissimi,mentre il plutonio e l’uranio sono di maggior pericolosità.

Le materie radioattive, specialmente l’uranio e il plutonio, perdono progressivamente la loro radioattività:

  • 8 giorni per lo Iodio 131;
  • 12,3 anni per il Tritio;
  • 30 anni per il Cesio-137 e lo Stronzio-90;
  • 24100 anni per il Plutonio -239;
  • 710 milioni di anni per l’uranio-235;
  • 4,5 miliardi di anni per l’uranio-238.

A contribuire al disastro ambientale, vanno ricordati gli incidenti in mare delle petroliere:

Nel 1978, la superpetroliera liberiana Amoco Cadiz, perde ben 223.00 tonnellate di greggio in un incidente al largo delle coste bretoni,colpendo 150 km di costa.

Nel 1979, la piattaforma petrolifera messicana Ixtoc I, impegnata in operazioni di manovre, per un errore prende fuoco,disperdendo in mare ben 480.000 tonnellate di greggio.

Nel 1979, la nave cisterna greca Atlantic Empress,a causa di una tempesta tropicale,si scontra con un’altra nave cisterna, la Aegean Captain. La seconda si salva, ma la prima prende fuoco, rilasciando in mare ben 287.000 tonnellate di petrolio.

Nel 1983, una nave cisterna si scontra con la piattaforma petrolifera Nowruz,poco distante dalle coste iraniane, causando un rilascio in mare di 260.000 tonnellate di petrolio.

Nel 1983, a largo del Sudafrica, nella baia di Saldanha, la petroliera spagnola Castillo de Bellver prende fuoco,rilasciando in mare 252.000 tonnellate di petrolio.

Nel 1988, a largo della Nuova Scozia in Canada, la petroliera Odyssey, si trova in mezzo a una tempesta che provoca un’esplosione,spezzando in due la petroliera, disperdendo in mare ben 132.000 tonnellate di petrolio.

Nel 1989, la petroliera Exxon, per un errore di rotta, urtò la scogliera Bligh Reef. Si dispersero solo 37.000 tonnellate di petrolio, però inquinarono 1900 km di costa.

Il mercato, l’economia mondiale, sta cambiando sensibilmente le tante culture del popolo mondiale, come porre rimedio per evitare un disastro totale?

Il sistema mondiale, prima o poi,farà impazzire i neuroni già affaticati dalle modalità di una vita frenetica, dove la memoria diventa labile, il futuro incerto e il presente,una piattaforma legale per sopravvivere.

Se non salviamo prima noi stessi, come potremo mai salvare il pianeta?

Il Faro
Denis Cornacchia