Diario a bordo di un trenino nel punto più orientale d’Italia

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Con grande piacere ospito lo scritto di una cara amica. Un tour nei luoghi più a Oriente d’Italia, viaggiando con un trenino turistico, imbevendosi nella natura e nella bellezza di questi paesaggi a volte brulli, ma cangianti e cromaticamente di una bellezza inaudita. Ecco di seguito il racconto della giornata fuori porta vista con gli occhi e l’emozioni di un appassionata del Tacco d’Italia.

” Una domenica mattina di maggio, dopo una notte in cui la pioggia battente sembra averci catapultato in una triste giornata di novembre, il sole fa timidamente capolino da una spessa coltre di nubi all’orizzonte e la temperatura non sembra proprio essere tipica di una giornata primaverile. Si teme la pioggia rovini nuovamente la nostra uscita, ma fiduciosi partiamo alla volta di Santa Cesarea per un’escursione che ci porterà apprezzare più da vicino le coste orientali della nostra meravigliosa Terra Salentina, accompagnati dall’amico Raimondo Rodia. La nostra non sarà la solita gita fuoriporta. L’itinerario da Santa Cesarea muoverà fino a Otranto e poi nell’entroterra, passando per Porto Badisco, Punta Palascìa risalendo via via la costa in un incantevole slow tour a bordo di un trenino, che non supererà mai i 50 km orari.

Facciamo tappa al fiordo di Porto Badisco che ci ricorda la leggenda secondo la quale Enea sarebbe approdato sulle coste salentine proprio in questa piccola ma suggestiva Baia, anche se alcuni elementi oggettivi collocherebbero l’approdo al porticciolo di Castro . Intanto una nuvola nera sembra coprire del tutto il sole e le prime gocce di pioggia, che non tardano ad arrivare, ci spingono a risalire subito sul magico trenino x continuare il nostro tour. Ci lasciamo alle spalle anche la collinetta che sovrasta l’ingresso alla Grotta dei cervi, non una grotta qualunque, ma per la sua importanza storica risalente al neolitico è considerata la Cappella Sistina della preistoria, con oltre 3mila pittogrammi realizzati con il guano di pipistrello e ocra rossa, raffiguranti scene di caccia e figure geometriche. Questa meraviglia purtroppo non è visitabile e ci limitiamo a sapere della sua esistenza solo dai libri di storia o dai documentari trasmessi in tv.

Continuiamo quindi lentamente, percorrendo la litoranea, mentre il trenino arranca seguendo la costa in un susseguirsi di salite e discese in curva, tra rocce bianche alternate da una vegetazione selvaggia, che in questo periodo rivela tutti i più bei colori che madre natura possa offrire, il tutto a strapiombo su un mare agitato, spumoso e a tratti nero. Superiamo Punta Palascia, il punto più est d’Italia, il primo a vedere tutti giorni il sorgere del sole e dove per convenzione nautica si fonderebbero i due mari Adriatico e Ionio. Raggiungiamo la Baia dell’Orte il cui nome deriva da latino “hortus” sorgere, nascere, mentre la vegetazione cambia i colori.

Il verde dei prati è spruzzato da miriadi di fiori di ogni sfumatura, dal giallo dei dolcissimi fiori del salvione, al rosso dei papaveri, e margheritine, e piccole orchidee selvatiche che passano dal rosso al violaceo, mentre la terra assume un colore rosso bruno.

Ci avviciniamo al laghetto di Bauxite, un cratere creato dall’uomo durante l’estrazione di alluminio dai “pisoliti” presenti in questa zona, riempitosi via via di acqua piovana. Il verde smeraldo dell’acqua contrasta con le stratificazioni di terreno che variano dal rosso al giallo creando un contrasto cromatico molto particolare. E così passeggiando per questi sentieri con il mare di fronte e l’orizzonte che curva leggermente, scorgiamo la veduta del faro della Palascìa da un altro punto di vista, sempre dall’alto, si ha quasi la sensazione di essere padroni del mondo. E nel frattempo un languorino comincia a farsi sentire e risaliti sul trenino sappiamo che potremmo calmarlo solo raggiungendo Torre Pinta, l’agriturismo che ci ospiterà per un breve aperitivo e per darci la possibilità di visitare l’ipogeo che si trova all’interno della proprietà.

Torre Pinta prende il nome da una Torre colombaia come tante altre presenti nel Salento, ma nel terreno sottostante nasconde un luogo misterioso, quanto mai particolare. L’ingresso dell’ipogeo si trova proprio sotto il terreno in corrispondenza della torre con un dislivello di diversi metri rispetto al piano. Intorno vi sono resti di blocchi megalitici, si accede al corpo centrale situato proprio sotto la Torre colombaia attraverso un corridoio buio lungo 33 metri, interamente ricoperto da nicchie scolpite. Immaginiamo che originariamente questo luogo fosse concepito nel sottosuolo, proprio per non essere mai esposto alla luce del sole. Le ipotesi sulla sua origine e datazione sono incerte. Ma appena entrati nel corridoio, a destra si apre una piccola camera che sembra fungesse da camino o da forno crematorio, e questa funzione fa pensare di trovarci in un luogo adibito al culto funebre. Alla fine del lungo corridoio si accede a un corpo centrale da cui si aprono altre tre stanze sempre scavate nella roccia, anch’esse ricoperte di nicchie. Lungo tutto il perimetro della struttura è presente una specie di gradone, proprio x questo elemento si pensa a un luogo cimiteriale di origine messapica, per l’usanza degli stessi Messapi di deporre i defunti seduti. Ma la magia di questo luogo è data dal crollo della volta centrale che risultava essere il pavimento della Torre sovrastante, probabilmente avvenuta in epoca recente. Dal grande foro creatosi, infatti, filtra una luce che infonde un’atmosfera quasi fatata, particolarmente suggestiva. La luce colora le pareti annerite e umide di un colore verdastro che cambia in tonalità più chiare man mano che ci si avvicina all’esterno creando un incantevole gioco cromatico.

Se poi pensiamo che questo luogo si trova in un’area particolarmente importante per gli insediamenti rupestri presenti attorno, non ci dovrebbe stupire questa sensazione. Siamo nella Valle delle Memorie, una area ricca e rigogliosa di vegetazione dalla quale si intravedono numerose grotte che x secoli sono state ricovero per le popolazioni di questa terra. Dai Messapi ai basiliani, dai Romani ai cristiani, forse con diverse funzioni, ma in questa valle si ha davvero la netta percezione di una storia millenaria che ha unito uomo e natura in una perfetta simbiosi. Forse non abbiamo ancora del tutto le competenze per capire bene quale sia stata la vita dei nostri antenati vissuti in questo luogo, è sicuro però, che la storia ha lasciato tracce indelebili degne dei più bei libri. Tornando per un attimo al nostro slow tour risaliamo sul trenino un po’ malinconici, dopo questo bagno ancestrale, per raggiungere un altro luogo con tracce megalitiche, la zona “Li scusi” a Minervino di Lecce. Ci troviamo in un grande uliveto, anche qui siamo in presenza di grandi blocchi di pietra. Alcuni massi sovrapposti creano un dolmen, il secondo in Puglia in ordine di grandezza, ci troviamo probabilmente in un sito divinatorio, poiché poco più avanti vi sono enormi massi disposti in maniera circolare che fanno pensare a un luogo cerimoniale. Si pensa a tutta l’area come a un luogo magico in grado di creare alcuni campi elettromagnetici.

Sicuramente legato ad eventi astronomici il dolmen, anche per la posizione dei massi perfettamente allineati da cui è possibile osservare il fenomeno del solstizio d’estate ovviamente solo in quel particolare momento. E ormai stanchi ma forse carichi di energie positive ci salutiamo dopo una giornata ricchissima di avventure, storie e leggende che ci hanno incantato occhi e cuore, rendendoci sempre più orgogliosi di appartenere a questa meravigliosa Terra Salentina. ”

Anna Giaffreda