Diamanti d’Italia: Siena

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Il “diamante” di cui parlo questa volta è Siena, uno dei più bei centri medievali d’Italia, così bello che, come si trattasse di una divinità, la sua nascita viene affidata ad una leggenda!

Pare i fondatori fossero Senio ed Ascanio, figli di Remo. Quindi se girando vedrete statue raffiguranti i due fratelli Romolo e Remo allattati dalla lupa, ora sapete perché! Se invece ci si vuole affidare alla storia, diversi documenti e ritrovamenti attribuiscono l’origine della città al periodo etrusco.

Nel medioevo Siena diventò, grazie alla sua posizione centrale, un importante luogo di scambi commerciali mantenendo ottimi rapporti con lo Stato della Chiesa, che si rivolgeva già a quel tempo ai banchieri senesi per prestiti e finanziamenti. Un po’ meno idilliaco fu il rapporto con Firenze. Entrambi centri potenti, le ambizioni di espansione di uno, cozzavano con gli interessi dell’altro. Siena nel suo periodo di massimo splendore arrivò ad occupare un terzo del territorio toscano. La decadenza iniziò con la peste del 1348, ma il vero colpo di grazia fu dato dall’imperatore Carlo V nel 1555, che dopo un anno di assedio costrinse la città a capitolare per poi donarla ai Medici, suoi alleati. La caparbietà del popolo senese emerge qua: alcuni cittadini si rifugiarono a Montalcino, fondando, sotto la protezione della Francia, la Repubblica di Siena fuori dalle mura. La resistenza durò solo fino al 1559 però, quando gli stessi alleati francesi tradirono firmando la pace di Cateau-Cambrésis con Carlo V e ricedendo Siena ai Medici, che resterà al Granducato di Toscana fino all’unità d’Italia.

L’impronta medievale nella cittadina è ancora forte: qui il centro storico è suddiviso in “terzi” (Terzo di Città, Terzo di San Martino e Terzo di Camollia), ognuno con un proprio stemma, all’interno dei quali si sviluppano le varie “contrade”; inoltre sono ancora vive professioni antiche come quelle dei pittori di icone o i lucidatori di mobili e “botteghe” a carattere familiare di restauratori.

Parliamo delle meraviglie storiche che si possono ammirare a Siena: inizio subito da Piazza del Campo, la trovo una delle più belle piazze d’Italia e fa ben capire perché questa città, dal 1995 sia stata dichiarata Patrimonio
Unesco. La sua struttura così singolare risale a fine XIII e metà XIV secolo, ossia nel periodo in cui fu al potere il Governo dei Nove, non a caso la pavimentazione è divisa in nove spicchi che insieme vogliono simboleggiare il mantello della Madonna.Di fronte alla piazza c’è il Palazzo Pubblico, in mattoni rossi, sede del Museo Civico e del Comune. Per chi vuole godere di un panorama a 360° ed avere una visione completa anche di Piazza del Campo, si può salire sulla Torre del Mangia, mentre chi preferisce rilassarsi e non ha voglia di farsi quasi 500 gradini, può fermarsi a prendere un caffè in uno dei bar affacciati sulla piazza. Dal lato opposto al Palazzo Pubblico, si trova Fonte Gaia, una delle fontane più belle della città, chiamata così proprio per festeggiare l’arrivo dell’acqua in piazza a metà del ‘300. La fonte fu decorata da sculture Jacopo della Quercia. Ora l’originale è al Museo di S.ta Maria della Scala. Poco distante, arriverete al complesso del Duomo (o Cattedrale di Santa Maria Assunta), inconfondibile con la sua decoraziof0c9bcfb14aba1212e6340baf449fba3ne esterna a “strisce” di marmo bianco e verde scuro. Vale la pena anche visitare l’interno dove Pinturicchio, Nicola Pisano, Donatello e, non ultimo, Michelangelo, hanno lasciato la propria firma e in cui si trova un meraviglioso pavimento in marmo formato da una composizione di riquadri policromi che raccontano scene di vita. Del complesso fanno parte anche la Cripta, emersa a sorpresa durante i lavori di recupero dell’area dell’oratorio, che hanno portato alla luce una serie di affreschi dai colori sgargianti; il Battistero, dove è custodita una fonte battesimale di Jacopo della Quercia, il Museo dell’Opera, ospitato nel Duomo Nuovo (progetto mai completato) ed infine la Libreria Piccolomini, dedica a Papa Pio II, interamente affrescata con opere, tra gli altri, di Pinturicchio e Raffaello.

Per Siena, priva di fonti naturali di approvvigionamento idrico, la questione dell’acqua è sempre stata un problema che ha richiesto importanti interventi. Le numerose fontane monumentali che troverete stanno a testimoniare quanta importanza fosse data appunto all’acqua. E’ proprio attorno ad essa che è nata la leggenda del Fiume di Diana. Già a fine XII sec, i frati del Carmine scoprirono un rigagnolo d’acqua e vi costruirono un pozzo. Per diverso tempo nella zona si cercò di trovare conferma dell’esistenza di questo fiume sotterraneo. C’era chi sosteneva che, soprattutto nel silenzio della notte, fosse nitido il rumore dello scorrere dell’acqua, inoltre in alcune zone della città, permane tutt’ora un’insolita umidità nelle cantine e nei garage, segnale che qualcosa potrebbe esserci. Tuttavia nulla è stato mai trovato. A tale leggenda è dedicata una via, con annessa targa ove i versi di Dante ne celebrano il mito.

Siena è anche la città del Palio, tradizione risalente addirittura al ‘600. Il Palio si tiene a luglio e ad agosto, ma il legame dei cittadini con la propria contrada e la rivalità con le altre durano tutto l’anno con diverse attività anche in preparazione dell’evento. In cosa consiste questa sfida che viene trasmessa in tv e richiama visitatori da tutto il mondo è risaputo: si tratta di una rievocazione in costume di una corsa di cavalli intorno a piazza del Campo. Ecco qualche curiosità che invece forse sanno solo i più attenti o appassionati: le contrade in tutto sono 17, ma solo 10 possono partecipare. Vengono quindi scelte ogni anno le 7 contrade che non hanno partecipato al Palio precedente, più altre 3 estratte a sorte. Il cavallo, montato a pelo, è il vero protagonista della corsa, rappresenta la contrada e se il fantino cade, può ugualmente vincere la corsa tagliando il traguardo da solo. Per i cavalli anziani o infortunati che hanno corso il Palio esiste inoltre un vero e proprio ricovero ed i più amati e famosi quando muoiono vengono onorati con delle tombe.

Concludo il racconto di questo centro ricco di tradizioni parlando della cucina. Perfino questa trae le sue origini dal medioevo. Immaginatevi quindi seduti al tavolo di un’osteria situata sulla via Francigena: beh probabilmente avrebbero iniziato col portarvi dei crostini di fegato di pollo per proseguire con i pici (spaghettoni fatti a mano) oppure, se preferivate scaldarvi con della zuppa, acqua cotta (fatta con odori a cui si accompagnano spinaci, funghi, pane, uova…) o ribollita (fatta con fagioli, cavolo nero e verdure e servita anche questa con il pane). Se ancora non foste stati sazi, vi avrebbero portato qualche buon piatto di carne: fegatelli, cacciagione alla griglia o in umido, scottiglia (carne cucinata con vino, peperoncino, pomodoro e farina). Naturalmente un pasto così ricco non poteva essere innaffiato con l’acqua, il vino dei Colli Senesi è solo uno dei tanti e famosi vini toscani. Concludiamo con il dolce. In ogni negozio tipico li vedrete e sono famosi in tutta Italia: il Panforte e il Pampepato, ma non solo, ci sono documenti relativi un banchetto in onore del Granduca Cosimo de’ Medici avvenuto nel XVII secolo, che pare registrino qui la nascita nientepopodimeno che della zuppa Inglese.

Zuppa Inglese o no, Siena non può deludere né da un punto di vista culinario né artistico e naturalmente paesaggistico.

Alla prossima!

Giorgia Chiari