Diamanti d’Italia: Gubbio

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Prendo in mano il testimone da Lorenzo per parlare delle meraviglie del nostro paese partendo da Gubbio, una città che mi ha conquistata a prima vista perché appare come un gioiellino incastonato nel cuore verde d’Italia, l’Umbria.

Gubbio colpisce per il suo borgo raccolto, dove le pietre bianche delle abitazioni del centro storico ne delineano la personalità.

Passeggiando per il viale principale, via della Repubblica, o nei vicoli interni di sera, con un po’ di fantasia vi sembrerà di calarvi in un’atmosfera da romanzo.

Non voglio perdermi nei meandri della storia, ma qualche citazione sulla formazione e sviluppo di questo centro è doveroso farla!

Le prime testimonianze di un insediamento urbano da queste parti risalgono al paleolitico.

Una documentazione di come si vivesse intorno al III-II secolo a.C. è data proprio dalle famose Tavole Eugubine, sette tavole in bronzo scritte parte in alfabeto umbro e parte in alfabeto latino che raccontano gli aspetti della civiltà dell’epoca.

Il Medioevo ha visto alternarsi la dominazione di fazioni guelfe e ghibelline, una forte espansione nei territori nemici ed una lunga rivalità con la vicina Perugia.

Gubbio fu annessa al Regno d’Italia nel 1860 e proprio allora entrò a fare parte della regione Umbria. Fino a quel momento infatti questo centro era considerato territorio marchigiano sotto il controllo della delegazione apostolica di Pesaro e Urbino. 

La Seconda Guerra Mondiale fece pagare un prezzo molto alto alla città in termini di vittime, tra queste, quaranta persone furono uccise dall’esercito tedesco per rivendicare l’assassinio di due medici ufficiali (ai 40 martiri è dedicato un mausoleo presso la chiesa della Madonna del Prato), inoltre per contrastare le forze di liberazione, fu sottoposta a duri bombardamenti per 30 giorni, fino cioè alla liberazione.

Cosa c’è di bello da vedere a Gubbio, oltre al centro di per sé?

Si può iniziare col parlare del Duomo (o Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo), caratterizzato da una facciata semplice e severa, ma che all’interno custodisce in un’unica navata di stile gotico affreschi di maestri locali del ‘500 e due organi dello stesso periodo.

Di fronte al Duomo troviamo il Palazzo Ducale (detto la Corte), di origine longobarda e rifatto costruire nella seconda metà del ‘400 da Federico da Montefeltro. Le sue forme rinascimentali, su disegno del Laurana, ricordano un po’ quello di Urbino. Al suo interno si può ammirare anche qui uno studiolo in legno con soffitto a cassettoni, copia dell’originale che ora si trova al Metropolitan di New York. Degna di nota è anche la corte interna, un susseguirsi di archi e colonne di uno stile rinascimentale pulito ed elegante.

Scendendo via Galeotti, arriviamo alla famosa Piazza Grande (o Piazza della Signoria), dalla quale si gode di un meraviglioso panorama. Sulla piazza si affacciano il Palazzo dei Consoli, del XIV secolo in stile gotico, che, all’interno del Museo Civico, custodisce le famose tavole eugubine e il Palazzo Pretorio, sede del municipio.

Salendo sul monte Ingino, in funivia, si può visitare inoltre la Basilica di Sant’Ubaldo che ospita le spoglie del santo ed i ceri utilizzati per la Famosa corsa dei Ceri.

Infine nomino altre due chiese, che sono collegate alla presenza di San Francesco: la Chiesa di San Francesco e la Chiesa di San Francesco della Pace (o dei Muratori), che si dica sorga dove c’era la grotta del lupo incontrato dal Santo secondo la leggenda. All’interno vi è inoltre la pietra simbolo della pace stretta tra i due ed il coperchio del sarcofago dove l’animale fu sepolto.

Questa conserva anche le statuette di S. Ubaldo, S. Antonio e S. Giorgio che vengono messe in cima ai ceri durante la celebre corsa.

Ho presentato solo alcune delle bellezze artistiche ed architettoniche della città, le altre le scoprirete mano a mano inoltrandovi tra le sue vie.

A questo punto è giunto il momento di raccontare le leggende legate a Gubbio, partendo da quella menzionata appena sopra, San Francesco ed il Lupo:

Nel periodo in cui il Santo si trovava nella cittadina di Gubbio, pare girasse un lupo feroce che era diventato un pericolo non solo per le bestie, ma anche per gli abitanti della città, costretti ad uscire armati o a chiudersi nelle case per timore di incontrarlo. Successe che Francesco decise di parlare con questo lupo ed andò a cercarlo con un gruppo di amici. Una volta trovatoselo di fronte, si fece il segno della croce e si mise a parlare con lui, che anziché divorarlo lo ascoltò mansueto. Francesco disse al lupo che sapeva che la sua ferocia era data dalla fame e gli chiese di lasciare stare gli animali ed i cittadini di Gubbio. In cambio, avrebbe chiesto per lui il perdono e avrebbe fatto promettere pubblicamente alla popolazione di sfamarlo. Così fu e per due anni, fino a che non morì infatti il lupo girò di casa in casa, sfamato dai cittadini e ricordando con la sua mansuetudine la grande virtù del Santo…

…chissà se il lupo era solo la metafora per indicare un bandito del posto oppure si trattava proprio di un licantropo? Ognuno è libero di scegliere a cosa credere. Per certo si sa che proprio a Gubbio Francesco si trasferì scappato da Assisi e venne a contatto con poveri e lebbrosi che influirono sul suo vero cambiamento a favore di una vita all’insegna della povertà materiale e dell’aiuto verso il prossimo. Ancora oggi sono diversi i sentieri dedicati al Santo che i pellegrini possono percorrere.

Un’altra leggenda, più goliardica, è quella della “patente dei matti”. Conseguirla è molto semplice, basta fare il giro per tre volte attorno all’omonima fontana situata nel Largo del Bargello ed essere “battezzati” dai suoi schizzi.

Ci sono diversi eventi appartenenti alla tradizione eugubina cui sicuramente vale la pena di assistere se siete da quelle parti, o meglio ancora se dovete scegliere una data per visitare la città:

– il 15 maggio di ogni anno si tiene la Corsa dei Ceri. La festa attira una folla enorme. Le sue origini risalgono ad almeno 500 anni fa; forse in principio era una festa fatta in onore della dea romana delle messi, Cerere e poi, come molte tradizioni pagane si è cristianizzata ed è diventata una celebrazione fatta in onore di Sant’Ubaldo.

I ceri (detti così, ma sono fatti di legno!) sono tre, ognuno rappresenta un santo. La competizione è un po’ anomala perché a fine corsa si deve arrivare sempre nello stesso ordine: Sant’Ubaldo, San Giorgio ed in ultimo Sant’Antonio. Il “sale” della sfida è costituito dal rigido regolamento da rispettare e dalla volontà di dimostrare la propria forza fisica e bravura portando a termine il percorso senza fare cadere o sbattere il cero;

– Ogni ultima domenica di maggio si svolge il Palio della Balestra. Si inizia con il corteo storico dei balestrieri di San Sepolcro e Gubbio per le vie della città, per poi ritrovarsi in Piazza Grande dove il saluto del Campanone dà inizio ad una serie di riti e celebrazioni che culminano con la gara vera e propria;

– dal 7 dicembre al 10 gennaio sul Monte Ingino viene acceso l’albero di Natale più grande del mondo, uno spettacolo di luce veramente suggestivo che iniziano a preparare a settembre e terminano di smontare a marzo e per il quale vengono impiegati ben 19 km di cavo elettrico!;

– Nel venerdì Santo si celebra la processione del Cristo Morto, organizzata dalla Confraternita di Santa Croce, che vi partecipa indossando il tipico saio con il cappuccio. La processione inizia con il suono lugubre del “battistrangole”, uno strumento di legno percosso ai lati da maniglie di ferro, che rompe il silenzio solenne del momento. Il primo membro della confraternita apre il corteo con in mano un teschio a simboleggiare il Golgota, luogo della crocefissione di Gesù, seguono altri incappucciati, ognuno recante i diversi simboli della passione;

– A settembre ha luogo invece il Pellegrinaggio di San Francesco. In tre giorni vengono percorsi 40 km, che sono il tragitto fatto dal Santo tra il 1206 ed il 1207.

Ultima cosa, ma non ultima per importanza da considerare quando si viene a Gubbio ed in Umbria in generale, è che qui si mangia benissimo!

L’olio umbro è uno dei più rinomati d’Italia, così come il tartufo bianco e nero che accompagnano molti piatti eugubini. C’è poi il “brustengo”: pane fritto buonissimo con salsiccia e cipolla o con la pancetta o il prosciutto; la  minestra di legumi; la torta al formaggio, la crescia al panaro: una focaccia da accompagnare ad affettati e formaggi locali.

Beh, spero di non avervi tediato e che questa breve infarinatura vi abbia anzi invogliato per la vostra prossima gita domenicale, o week end romantico, o gastronomico.

Alla prossima città!

Giorgia C.