Diamanti d’Italia: Mantova

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di Giorgia Chiari

Questo mese, per parlare dei Diamanti d’Italia vado a nord ed inizio scegliendo la Capitale della Cultura 2016: Mantova.

Circondata da tre laghi, la città ha una conformazione assolutamente singolare che l’ha resa, assieme ai suoi tesori architettonici, uno splendido esempio urbanistico nonché patrimonio Unesco.

La leggenda narra che la profetessa Manto creò con le sue lacrime un lago le cui acque avevano il potere di donare la predizione a chi le beveva. Poco distante dal lago, sulle rive del Mincio, suo figlio Ocno fondò una città in onore della madre e la chiamò Mantua.

La storia dice invece che nel XII secolo, il comune diede incarico all’ architetto ed ingegnere Pitentino di creare una sistema difensivo per la città. Questi fece in modo che il fiume Mincio circondasse interamente la zona, creando quattro specchi d’acqua, i laghi Superiore, Di Mezzo, Inferiore e Paiolo. Rimanevano come collegamento con l’entroterra i Ponti San Giorgio e dei Mulini. palazzo TeNel 1600 ci fu un’inondazione, la zona divenne piuttosto malsana a causa dei detriti e delle paludi formatesi così, per evitare si ripetessero eventi simili, si decise di lasciare un lato collegato alla terra ferma e venne prosciugato il Paiolo. Questa è grosso modo la struttura rimasta ai giorni nostri.

Attorno alle acque è nata anche un’altra romantica leggenda, quella dei Fiori di Loto, numerosi nell’ isola omonima che emerge nei mesi estivi dal lago Superiore, sul parco di Belfiore. Un giovane andato a cercare fortuna in Oriente si innamorò e tornò portando con se l’amata. La ragazza soleva specchiarsi nelle acque dei laghi, ma purtroppo un brutto giorno vi precipitò e morì. Il ragazzo, disperato, sparse nelle acque dei semi di fior di loto, affinché al loro fiorire, il profumo gli ricordasse la donna, ma alla fine il dolore fu tale che decise di togliersi la vita.

Un veloce cenno di storia per dire che Mantova fu dominata da Etruschi, Celti, Romani e, in epoca medievale dai Canossa e dalla famiglia Bonacolsi. Il periodo di massima ricchezza e fioritura artistica sia ha con i Gonzaga, la dinastia più longeva d’Europa. Dominò la città per ben quattro secoli, dalla metà del XIV alla metà del XVIII secolo, quando subentrarono gli prima austriaci ed in seguito Napoleone.

Data la lunga dominazione, l’impronta dei Gonzaga è ben visibile ovunque, a partire dai Palazzi più famosi come Palazzo Te, progettato da Giulio Romano su commissione di Federico II, che voleva creare una dimora adibita alle feste ed agli svaghi della corte e dove avrebbe vissuto la sua amante Isabella Boschetti. Il Palazzo sorgeva sull’ isola Teieto (abbreviata poi con “Te”), bonificata sotto Francesco II Gonzaga, che fece costruire delle stalle per i suoi pregiati cavalli. Soffermarsi su una descrizione dettagliata del Palazzo  richiederebbe troppe pagine, mi limito a nominare la camera di Amore e Psiche, con affreschi raffiguranti storie d’amore tra umani e dei, tra cui un chiaro riferimento alla passione tra il committente ed Isabella Boschetti; altra sala decisamente sorprendente è la 496376fcfc62d1565742c943ad3a4cafSala dei Giganti, chi vi entra potrà sentirsi un tutt’ uno con i personaggi affrescati che paiono voler fuggire dalla parete. La rappresentazione narra del momento in cui Giove scatena la furia degli elementi contro i Giganti, rei di aver avuto la presunzione di raggiungere il monte Olimpo. Una curiosità: intorno alle pareti sono incisi i commenti di chi è passato in questa stanza, beh non sono gli “scarabocchi” della scolaresca di turno, bensì incisioni riconducibili addirittura al XVI secolo! Proseguendo verso il centro ci si imbatte nella Chiesa di San Sebastiano, progettata da Leon Battista Alberti a metà del ‘400 alla cui facciata, dopo lunghi lavori di restauro, sono state aggiunte due imponenti scalinate. Oggi è diventata monumento commemorativo dei caduti di tutte le guerre. Giungiamo alla famosa Piazza del Erbe, dove si affacciano la Torre dell’Orologio e la romanica Rotonda di San Lorenzo. 8d9fd99eeca3d99a394eca983f364c86Questa ha una curiosa pianta circolare perché per volere di Matilde di Canossa doveva seguire il modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E’ la Chiesa più antica di Mantova – risale al 1082 – e molto probabilmente fu ricostruita su un antico tempio romano. A lungo è rimasta sconsacrata ed inglobata in altri edifici, solo all’ inizio del secolo scorso è stata restaurata ed è tornata a svolgere la sua funzione religiosa. A due passi, affacciata su Piazza Mantegna, c’è la maestosa Chiesa di Sant’Andrea, anch’essa progettata da Leon Battista Alberti e da Filippo Juvarra (la cupola). Al suo interno è conservato il monumento funebre a Mantegna e, nella cripta, la preziosa reliquia del sangue di Cristo, celebrata ogni anno con una cerimonia solenne di cui dopo parlerò. Si prosegue per Piazza Sordello, cuore rinascimentale di Mantova e teatro del colpo di stato che spodestò i Bonaccolsi e diede inizio al lungo e prolifero governo dei Gonzaga.  Altra costruzione simbolo della città è Palazzo Ducale. palazzoducaleIn parte già costruito prima dell’avvento dei Gonzaga, è con loro che viene maggiormente ampliato. Al succedersi di ogni duca della casata, veniva costruita una nuova residenza che si andava a sommare al resto del Palazzo, cosicché tra stanze, gallerie e giardini, la grandezza per estensione dei tetti della reggia diventò seconda, in tutta Europa, solo a quella del Vaticano oltre ad essere tutt’ ora il palazzo con in assoluto più stanze, ben 535. Chi si volesse “perdere” al suo interno, troverà capolavori di Giulio Romano, Pisanello e Rubens, arazzi realizzati su disegno di Raffaello e la famosa camera degli sposi del Mantegna. Quest’ultima è la stanza dove dormiva Ludovico e raffigura le sue nozze con Beatrice. Curiosità da notare nell’ affresco è l’autoritratto di Mantegna camuffato in mezzo ai motivi floreali ed il famoso loculo al centro del soffitto, primo esempio di prospettiva verticale della storia dell’arte! Accanto a Palazzo Ducale, vale la pena visitare il Duomo, dalla singolare pianta a cinque navate.

Non sono solo l’architettura e la pittura ad aver lasciato un’impronta molto forte a Mantova, questo centro vanta anche un’importante tradizione musicale. Innanzitutto Verdi (ispiratosi ad un romanzo di Victor Hugo che parla della corte francese, poi riadattato) ambientò qui il Rigoletto, nome del buffone di corte Gonzaga; quindi gli appassionati possono visitare i luoghi dove la storia del goffo personaggio ha preso vita. Altro luogo interessante è il Teatro del Bibiena, inaugurato nel gennaio 1770 con lo spettacolo di un quattordicenne chiamato Wolfgang Amadeus Mozart. Il padre del giovane prodigio rimase rapito dalla bellezza di questo gioiellino di architettura barocca. Mantova è anche la prima città in cui si è celebrata l’arte di “recitare cantando”, ossia la prima opera di musica lirica, l’Orfeo di Monteverdi, rappresentato davanti alla famiglia Gonzaga nel 1607.

Per arrivare a tempi più recenti, dato il passato così prestigioso, questo posto è  stato scelto anche per studiare canto da professionisti di fama mondiale, come Luciano Pavarotti.

Cosa aggiungere di un luogo cantato da Dante, Torquato Tasso, Baudelaire, Dickens; che ha visto nascere il poeta Virgilio e poco distante il pilota Tazio Nuvolari che ha trascorso qui la sua vita? Resterebbe da dire tantissimo, ma meglio scoprirlo sul posto!

Se si vuole approfittare per vedere un po’ di folclore ecco alcune feste popolari: il Patrono locale è Sant’ Anselmo, si festeggia con giostre e bancarelle di dolciumi il 18 marzo;

una cerimonia molto sentita è quella dell’Esposizione dei Vasi Sacri e si tiene ogni Venerdì Santo nella Chiesa di Sant’Andrea. 8ea972de39bb3e1f8c3d4076f7a7ca67Questa celebrazione ha una storia molto affascinante: Longino, era uno dei centurioni che trafisse il costato di Gesù crocefisso. Alcune gocce di sangue, misto ad acqua, andarono negli occhi malati del soldato, facendoli guarire. L’evento portò alla conversione di Longino, che raccolse la terra intrisa di sangue di Cristo e la portò sempre con sé fino al suo arrivo a Mantova. Il soldato ricoverato in ospedale sotterrò il prezioso cimelio in un luogo segreto, ma poi venne martirizzato a causa della sua fede e solo Sant’ Andrea, manifestatosi ad un fedele, permise di ritrovare la scatola. La storia di questa reliquia è stata molto travagliata: persa, divisa per non essere rubata, in parte regalata, è comunque arrivata ai giorni nostri e la sua ostensione si celebra con una cerimonia solenne. Il Vescovo scende nella cripta di Sant’Andrea con Prefetto ed altre autorità, apre i forzieri dove è custodita e tornato in Basilica per porla ai piedi del Crocifisso. Vi rimarrà un pomeriggio e una sera per permettere ai fedeli di renderle omaggio.

Non molto lontano, a Grazie di Curtatone, si tiene la Fiera delle Grazie, dal 14 al 17 agosto. La sua peculiarità è la sfida, in diverse categorie, dei madonnari provenienti da tutto il mondo. Il vincitore creerà il manifesto della festa dell’anno seguente.

Per finire a settembre c’è il Festival della letteratura, che si tiene dal 1997 e permette di incontrare poeti e scrittori di fama mondiale, di assistere a concerti, spettacoli e di partecipare a laboratori.

Passo al cibo, altro punto di forza, soprattutto nei primi e nei salumi. Si tratta di una cucina legata sia alla tradizione cortigiana (anche qui la lunga presenza dei Gonzaga ha lasciato la sua impronta) sia contadina e popolare, con piatti semplici, spesso corposi, ma molto buoni.

Tra i primi c’è il risotto alla pilota ( la pilota è una specie di mortaio dove si sbucciava e puliva il riso) fatto con pezzetti di maiale, formaggio grana e, volendo, una bella braciola di maiale a coronazione del piatto e, da provare assolutamente, i ravioli di zucca, ottimo connubio tra il gusto salato dell’impasto con quello dolce della zucca, un sapore che adoro!images (1)

Come secondi sono conosciuti sia piatti di pesce (luccio in salsa, trota, pesce gatto..) e carne (arrosti, stufati, bolliti…), ma su tutto spicca il maiale: salame mantovano, gras pistà (il grasso pestato che aggiunto a prezzemolo ed aglio tritato forma una salsina ottima con le fette di polenta!), salamelle, ciccioli e cotechino. La provincia di Mantova è l’unica dove si producono sia Grana Padano che Parmigiano Reggiano! Il dolce mantovano per eccellenza è la Torta Sbrisolona, detta così perché, appunto, si sbriciola! C’è anche la Torta delle Rose, il cui impasto arrotolato pare appunto un bouquet di rose e, tra i dolci più elaborati la Torta Elvetia (con caffè e zabaione, nata a fine ‘700, quando diversi pasticceri svizzeri vennero ad abitare qua) e per Natale, l’Anello di Monaco.

Insomma, pur essendoci stata mi stupisco sempre di quanta ricchezza abbia questa grande città e invito tutti a scoprirla!