Destinazione paradiso

0
289
Lama e vulcano Sajam nel Parco Nazionale Sajam in Bolivia
Lama e Volcan Sajama

Destinazione: Sajama. Il bus parte un po’ in ritardo dalla stazione di La Paz. Prima percorriamo la carretera che va dritto in Cile e poi una strada sterrata che si addentra nel Parque Nacional Sajama.
Arrivo al villaggio di Sajama alle 15.00. Il cielo è blu, il sole splende e scalda al punto da avere caldo. Siamo a 4250 m. di altitudine. Trovo alloggio presso una famiglia che ha 2 stanze da affittare. Sono affamatissima e quindi mi faccio preparare qualcosa da mangiare da Beneina, la padrona di casa, una donna di 56 anni che ha 5 figli e sembra fare tutto lei. Il marito lo vedrò spesso seduto sulla panchina, quella stessa panchina sulla quale mi siedo più tardi a bermi un mate de coca (infuso di foglie di coca) e ammirare il paesaggio. Il sole a queste altitudini è accecante e caldissimo, ma appena scende dietro le montagne cala il gelo. Di notte credo che la temperatura arrivi vicino allo zero. Io dormo sotto il peso di 4 coperte di lana, tutta raggomitolata perché il riscaldamento ovviamente non c’è.

Sajama è un villaggio di 150/200 anime. Si trova in un altopiano molto vasto circondato da vulcani, alcuni spenti, altri ancora attivi. Qui siamo vicinissimi al confine con il Cile. Il Volcan Sajama è alto 6542 m. e con la sua maestosità veglia sul piccolo villaggio. Più in lontananza si trovano il Volcan Parinacota con i suoi 6342 m. E’ un vulcano ancora attivo e il suo cratere misura 1 km. Proprio accanto al Parinacota svetta un altro gigante, il Volcan Pomerane alto 6282 m. Tutti hanno le punte innevate, ghiacciai che, purtroppo mi dicono, si stanno visibilmente ritirando in questi ultimi anni.

La chiesetta del piccolo villaggio di Sajama
La chiesetta del piccolo villaggio Sajama –  Bolivia

La sera si va a letto presto, non c’è nulla da fare. Il villaggio sembra quasi disabitato. Potrebbe essere la location giusta per un film west. La mattina faccio colazione: panino con l’uovo e una tisana di chachakoma, una pianta che cresce da queste parti e che dicono essere ottima per non soffrire troppo l’altitudine. Addirittura meglio delle foglie di coca! Alle 7.30 il sole fa capolino da dietro il Vulcano Sajama e comincia a scaldare l’altopiano gelato.

Mi avventuro sola alla volta dei geyser. Zaino in spalla, acqua sufficiente per stare fuori tutto il giorno, pane, formaggio, foglie di coca, cioccolato puro che mi sono portata dallo Yungas (dove viene prodotto) e inizio a camminare in mezzo all’altopiano, sotto il sole cocente. Ogni tanto mi devo fermare, prima per togliere il giubbotto, poi per togliere il maglioncino di pile, poi per bere e non disidratarmi (cosa assai facile a queste altitudini), poi per fare qualche foto. Con tutta calma raggiungo i geyser in due orette di cammino. Incontro un signore in bicicletta che mi saluta e una coppia di marito e moglie (questo lo suppongo io) che si fermano a chiedermi come mi chiamo, da che paese vengo, se sono diretta ai geyser e mi danno la mano e mi salutano con un sorriso sulle labbra. Che bella la gente di qua, così semplice, così ospitale e autentica! I geyser sono qualcosa di affascinante.

L’acqua ribolle, ci si potrebbero cuocere delle uova sode. Rimango impressionata e me ne vado a zonzo tra un geyser e l’altro, anche quelli un po’ più lontani e cerco un posto dove potermi fare un bagno, ma non lo trovo perché l’acqua o è troppo calda o è troppo fredda. Riesco solo ad immergere i piedi e rilassarmi un po’.
E’ difficile camminare a queste altitudini. Manca l’ossigeno e il cuore batte forte. Il sole brucia quindi protezione 50 sul viso. Mi siedo su un sasso guardando i lama che brucano l’erbetta e mi mangio il mio panino col formaggio di capra.

Geyser nel Parco Nazionale Sajama - Bolivia
La zona dei Geyser nel Parco Nazionale Sajama – Bolivia

Verso le 2 del pomeriggio riprendo la strada del ritorno, ma decido di non seguire il sentiero, bensì il fiume che scorre. Mi colpisce come da una parte del fiumiciattolo cresca un’erba fittissima ma bassissima, mentre sull’altra sponda ci sia solo sabbia scura vulcanica con qualche cespuglio spinoso e qualche ciuffo di erba secca e pungente. Lungo la via non incontro anima viva, solo tanti lama che al mio passaggio alzano la testa e mi guardano insistentemente per capire, probabilmente, le mie intenzioni. Le mamme-lama si avvicinano ai loro piccoli per proteggerli.

Qui, come ci dice Beneina, in questa terra bruciata, non cresce nulla, nemmeno le patate. Perciò chi vive da queste parti deve comprare tutto ai mercati delle città più vicine per rifornirsi di qualsiasi genere alimentare. E ovviamente, in questo modo, tutto è più caro. Nei giorni in cui mi fermo a Sajama in effetti mangio sempre le stesse cose: riso, pane, uova, formaggio e le uniche verdure sono pomodori, cetrioli e patate. La frutta è quasi inesistente: solo qualche banana e qualche arancia. Beneina e la sorella non so cosa darebbero per poter avere tutta la frutta tropicale di cui è così ricca tutta la zona amazzonica del paese.

Il sole fa capolino da dietro il Vulcano Sajama, la mattina
La mattina il sole fa capolino da dietro il Vulcano Sajama

La vita da queste parti non è facile. La natura è bellissima, ma ostile.