Dario Levantino. Di niente e di nessuno

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Dario Levantino
Di niente e di nessuno

Rosario, quindicenne, figlio unico, abita nel quartiere Brancaccio, alla periferia di Palermo. Un brutto quartiere. Frequenta il liceo scientifico in un quartiere “bene “ di Palermo, così vuole il padre.
Un ragazzo che ama i miti greci perché non avevano paura di nessuno, “ di nenti e di nuddu “.
Così gli aveva insegnato il mitico nonno, morto a Gibellina nel terremoto del ‘68:” iu un mi scantu di nenti e di nuddu”.
E per vivere in quel quartiere, Rosario, non doveva spaventarsi di niente e di nessuno, è la regola non scritta.
Il padre ha una rivendita di integratori alimentari per sportivi ( ma in realtà spaccia sostanze dopanti) Un padre asettico, una presenza/assenza, sempre impegnato .
La madre invece una persona amorevole , remissiva e fragile.
Viene snobbato, Rosario, dai compagni della scuola “ bene “ , “ usato ” solo quando deve fare numero in qualche partita di calcio .
Scopre così di essere bravo e decide di far parte della squadra di calcio di Brancaccio.
Qui avviene la sua trasformazione e la sua “ iniziazione “ . Dovrà fare i conti con la gang di bulli, non si tira indietro “ un mi scantu di neddi e di nuddu “ , sarà il suo refrain.
Ne prende tante di botte, è un bravo portiere e da fastidio a chi è stato portiere incontrastato prima di lui. Si difende come riesce e non si tira indietro.
A casa la madre gli cura le ferite.
Sarà molto più faticoso per Rosario , però, affrontare il dramma familiare di cui viene a sapere durante una lite negli spogliatoi dopo una partita.
Comincia un’altra vita, abbandona per un po’ il calcio, deve prendersi cura della madre, e guarire dalle ferite.
E crescerà in fretta Rosario, sempre determinato, continuando a non aver paura di niente e di nessuno. E riprenderà a giocare a calcio.
Scritto molto bene questo romanzo, trascina senza sosta, fino alla fine.
Non è possibile non affezionarsi a Rosario, segnato da un nome ( quello del nonno) , da un quartiere, da un padre .
Per me che sono siciliana, che conosco Palermo, ( ma anche Gibellina, paese della madre di Rosario) il dialetto, che qui ogni tanto compare, è stato un tuffo in questa terra che pur con tutte le sue contraddizioni, è ricca di amore senza se e senza ma.

Anna