CREATURA DI SABBIA di Tahar Ben Jelloun. Recensione di Maria Cristina Pazzini

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Recensione di Maria Cristina Pazzini

L’autore Ben Jelloun, nato a Fès, nel Marocco francese, porta in sé la duplice cultura marocchina e musulmana che si intreccia in uno spazio sconosciuto e mutevole nel quale realtà e fantasia si mischiano creando stupore nel lettore. La storia gioca incessantemente con le parole, frammenti di frasi spezzate, magistralmente si rincorrono e vengono recitate da un narratore-cantastorie, in una semplice piazza. Attorno a lui fantastici personaggi lo ascoltano e si inseriscono nel racconto, gente comune che entra ed esce dal romanzo. La struttura della storia è ben orchestrata, retta da un io-narratore che si inserisce nei diversi personaggi, su un mosaico di specchi, attraversando sette simboliche porte dietro alle quali trova sette simboliche chiavi di lettura. Il cantastorie, custode del libro-diario scritto dal protagonista, narra la storia della Creatura di sabbia, un giovane designato ad essere l’erede di una facoltosa famiglia. Sulle pagine del libro sono fedelmente riportate lettere e intimi pensieri del protagonista, che documentano i fatti accaduti, altre pagine sono bianche, sbiadite dal tempo e inghiottite da una luna troppo luminosa, in cui si insinua chiaramente il soffio fantastico dell’autore che riecheggia lo stile orientale di Le mille e una notte. Il protagonista nasce dopo sette sorelle, figlie legittime mai accettate e a fatica tollerate dal padre, che le considera una disgrazia annidata nel ventre della povera moglie. L’uomo, attanagliato dal disonore, prende una decisione: il prossimo figlio sarà maschio, quindi organizza una gran festa, invita parenti e amici con cui si ubriaca di gioia. Arriva il giorno del parto, nasce una bambina, destinata però, a essere il maschio, l’erede legittimo. Il segreto rimarrà celato tra l’uomo, la moglie e la levatrice. Il ragazzo accetterà la situazione imposta dal padre, finché, giunta l’età dello sviluppo, un’incalzante contrapposizione tra uomo e donna farà della sua vita un tormento. Un piccolo seno di donna contrapposto al volto di uomo con la barba mal rasata. Il libro, ambientato negli anni quaranta, denuncia lo stato di sottomissione femminile in una società in cui il primo attore è l’uomo. In questo contesto l’arrivo del figlio maschio è un evento da celebrare con orgoglio, anche se la sua vita sarà una continua lotta con se stesso e con gli altri, per finire in un baraccone circense lontano dalla casa-prigione. La conclusione è aperta a più scenari, affidata alla fantasia dei narratori, verrà sfumata tra le pagine bianche del libro-diario della Creatura di sabbia.

Maria Cristina Pazzini