Cosa resta di noi di Giampaolo Simi. Recensione di Antonella Gagliardo

0
819

Cosa resta di noi

Giampaolo Simi

Sellerio editore Palermo

300pp

 

Edo è un uomo molto innamorato di sua moglie Guia.

<<Quando il mondo si riflette negli occhi di Guia, acquista una profondità che prima non ho mai conosciuto>>.

Sono complici, uniti da un filo che sembra non potersi rompere mai, ma sono anche uniti da un comune affanno, da un triste destino, quello di non riuscire ad avere un figlio. La prima parte del romanzo sviscera proprio tale problematica.

Sono entrambi inadatti alla fertilità.

<<” Perché allora sei tu l’uomo con cui voglio avere un figlio?” Ha detto. “Che cazzo di senso ha?”. Non ne aveva e non sapevo che dire. Guia mi abbracciò lentamente, a occhi chiusi, e in quel momento sperai davvero che un’incoscienza nuova, o un dolore finalmente vecchio, ci unisse per sempre come fanno solo certe guerre terribili con i loro reduci.>>

Ma quell’incoscienza nuova o quel dolore vecchio sembrano non bastare più a tenere in pezzi quell’amore che comincia a vacillare.

Edo e Guia si allontanano per motivi di lavoro ma forse, anche per non leggersi vicendevolmente in faccia la traccia del fallimento all’arrivo di ogni ciclo. Lei parte per dedicarsi alla stesura del suo ultimo romanzo, mentre Edo si trattiene a Viareggio per curare dei lavori di ristrutturazione nella stazione balneare dei suoceri che lui gestisce.

E’ durante questa lontananza dalla moglie, di cui Edo soffre profondamente in quella malinconia tipica del mare d’inverno, che incontra Anna, una quarantenne appena uscita da una lunga relazione tormentata. Anna si innamora di lui sin da subito, mentre Edo cede dopo molto tempo, ad un unico incontro sessuale con la donna.

Il 14 febbraio, infatti, i due si vedono e in un impeto di passione rubano due ore d’amore al matrimonio ormai in crisi di Edo.

Dopo questo giorno non si vedranno mai più, perché Anna sparirà nel nulla, e il suo volto lo si potrà guardare soltanto su tutte le emittenti televisive nazionali, e nei salotti dei programmi di cronaca.

Il romanzo si avvia, con una netta inversione di marcia, verso un giallo che si farà, via , via sempre più intricato.

Il ritmo serrato del giallo, mi è molto piaciuto, cosi come lo stile ironico e a tratti cinico, con il quale l’autore descrive lo spaccato contemporaneo dove molto si misura in base alla propria estrazione economica e sociale.

Un romanzo che non annoia mai, da leggere tutto d’un fiato per l’incapacità di staccarsi dalle pagine.