Controllo Remoto di Domenico Mortellaro. Recensione di Giulia Nicora

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Victoria, una donna quasi “insopportabilmente perfetta”, una mattina come tante si sveglia, fa la doccia, lascia la sua mente libera di vagare per un attimo, prima di riprendere il controllo di sè stessa, si veste, fa colazione, chiacchiera con Annabelle, la figlia, per qualche minuto, prima di andare l’una al lavoro, l’altra a scuola, mentre Mark, il marito di Victoria, è ancora a letto.

Durante la giornata, però, Victoria riceve una telefonata che le cambierà la vita: il marito e la figlia sono morti, Annabelle a scuola, sotto l’effetto di chissà che droga, Mark a casa, nel bagno, a causa di un infarto, dopo averla tradita con la cameriera.

Sembra una storia normale, quasi già sentita, una tragedia quasi quotidiana, non c’è, purtroppo, nulla di nuovo…

E se, invece, Victoria, Annabelle e Mark non volessero fare quello che hanno fatto, i loro gesti fossero guidati? E se Annabelle non avesse mai voluto ingoiare quella pasticca, ma fosse stata obbligata? E se Mark fosse morto, sì, d’infarto, ma perché, all’improvviso, tutte le finestre e le porte di casa sua fossero scomparse?

In una realtà distopica come quella di Archology, di orwelliano respiro, si svolgono, a ritmo di una musica misteriosa, angosciante, a volte, le vicende di Annabelle, Victoria, Mark e Clotilde, una sedicenne ribelle – nonché figlia nientemeno degli amministratori del Controllo Remoto – che, grazie ad un’applicazione scaricata (illegalmente) sul suo dispositivo, riesce a controllare tutto il mondo di Archology.

Archology, una società plasmata da un Architetto, in cui tutto è digitalizzato, tutto è controllato da un dispositivo portatile, il Controllo Remoto, in cui è tutto uguale, standardizzato, in una società in cui tutti hanno un ruolo ben definito e stabilito fin dall’adolescenza, vengono formati per servire e la libertà è soltanto illusione, gli esseri umani non sono altro che avatar in un videogioco, burattini nelle mani di un burattinaio che li muove attraverso vari palcoscenici, la casa, la scuola, le strade…

Una società in cui si possono controllare anche i sentimenti, le interazioni, in cui non c’è più nulla di umano, solo la morte, l’unico evento che, però, non dipende dal libero arbitrio. Ad Archology, basta un’interazione sbagliata e le persone, gli oggetti, non esistono più.

Di questo si accorge Clotilde, quando, convinta di poter utilizzare la tecnologia per il suo divertimento, commette una serie di errori: fa in modo che Annabelle ingoi una pastiglia offertale da un ragazzo, e che Mark tradisca Victoria con la cameriera. Sì, è divertente poter controllare le persone… fino a quando Annabelle muore, proprio a causa di quella pastiglia e Clotilde, nel disperato tentativo di nascondere la verità ed impedire a Mark di uscire di casa, cancella con un clic tutte le porte e le finestre, provocandogli un infarto.

Un racconto breve, ma intenso e da leggere tutto d’un fiato, in Controllo Remoto l’autore, Domenico Mortellaro, prospetta una realtà estremamente strutturata, ipertecnologica, progettata, appunto, fin nei minimi dettagli, in cui ogni anomalia viene immediata segnalata, in cui il digitale predomina, e non sempre in senso positivo, un messaggio estremamente adeguato alla condizione in cui viviamo oggi.

Ed anche se, è vero, ha commesso azioni orribili, ha sbagliato, Clotilde è, proprio per questo, l’unico personaggio realmente umano, che rischia, gioca con il pericolo, lo sfida, cerca di piegare le leggi della società secondo i suoi desideri, di uscire dal controllo, anzi, utilizza il controllo contro la società in cui ella stessa vive. Clotilde è la sola a non vivere una perfetta illusione, ma un’emozionante, amara, anche deludente o tragica, vita.

In conclusione, non possiamo che porci una domanda: quali altre avventure attendono Clotilde?