Con tutto il mio cuore rimasto

0
753

Rosario Palazzolo
Con tutto il mio cuore rimasto.

Un libro molto interessante per la storia che racconta, per il linguaggio scelto e la trama che segue un corso molto particolare.

Un ragazzino segregato “ nella stanza chiusa “ e sprangata, scrive una lettera a gesù ( tutti i nomi propri sono scritti in minuscolo e forse non è un caso) .

“Mi chiamo concetto acquaviva e c’ho tredici anni. Fino a un poco di tempo fa facevo la terza media alla scuola giuseppe carducci di palermo, ma poi è successa la seconda tragedia e allora non l’ho fatta più….”

Nella solitudine claustrofobica della stanza, concè racconta e ragiona sulla sua famiglia e sulle tragedie che l’hanno colpita.
A tu per tu con gesù, al quale non risparmia, pur con rispetto, nulla.

Mettendo in discussione la sua bontà e soprattutto, il suo prevedere tutto già prima che succede, nel bene e nel male.
Così gli aveva insegnato don ettorino, il prete della parrocchia che frequenta la sua famiglia, dove il fratello era impegnato, come lui tralaltro, a fare il chierichetto.

Don ettorino era per tutti la verità assoluta.
Concetto, voce pura, fiume in piena, non si da pace, racconta di miseria umana, di mistificazione della realtà, di dolore e tragedia, mentre intorno a lui tutto trova giustificazione e risposte in virtù “ della ragionevole verità “.

Parla con la lingua parlata di un ragazzino siciliano, un siciliano italianizzato, con qualche parola in dialetto, ……..” per cui non è proprio la contentezza la parola giusta , buttanissima, e scusami tanto……..vorrei sempre trovare le parole più giuste per dire quello che penso….”

Tanto è delicato e vero Concè, tanto è ipocrita e malvagio il mondo intorno a lui.
Racconta la sua famiglia salvando il padre e il fratello, ma non tanto la madre” …fa la maestra, la maestra a tuttotondo …. ripete sempre “ di mattina educo la testa, di pomeriggio l’anima “ . Sempre la madre, di pomeriggio insegna in chiesa…”che nemmeno dopo la prima tragedia che avviene all’interno della famiglia si ammorbidisce un po’ e peggiora dopo l’altra tragedia.”

L’ epilogo di questa storia, come una tragedia greca, cambia completamente scenario e mette sull’altare un agnello sacrificale che esce da un’altra prospettiva.
Sbalordisce e lascia al libero arbitrio la lettura del racconto.

Davvero un romanzo di alto livello, una riflessione sui tanti problemi che ci attanagliano ( famiglia, religione, guerre, drammi) messe in bocca o nella lettera di un ragazzino, con grande potenza.

E poi ognuno fa le sue riflessioni, gli spunti non mancano.
Una libro che merita attenzione.

Anna