Come un videogame

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COME IN UN VIDEOGAME

Quanto odio imbastito su tele di massacri,
in un’era in cui la pace è disfatta
a pennellate di idee capovolte.

Ma quale fede incita alla cruda follia?
Quale religione esorta Caino contro Abele?

E’ la civiltà a pagare il conto
a giustizieri auto-dichiarati
paladini di una fede
che svende la propria anima
in cambio di monete unte
d’innocente sangue.

Riflettori accesi su una guerra di nervi,
e tu, uomo del terzo millennio,
interpreti, passivo, il ruolo di spettatore impotente.

In tasca porti sempre quel sogno:
vedere un mondo senza più guerre,
mentre continui a passeggiare per le strade,
dove anche l’asfalto urla ” PACE PACE”.

Non volti mai le spalle all’imprevedibilità,
anche quando, preso alla sprovvista,
ti ritrovi a guardare in faccia alla morte
del tuo prossimo trucidato senza pietà,
e scorgi che a terra ci sono i tuoi fratelli,
abbattuti come fossero birilli.

Non bastavano fucili, bombe o missili
ad impregnare l’aria di polvere e sangue,
ora si gioca a birilli umani,
come in un videogame,
la virtualità illude la realtà,
così la coscienza si sazia
d’insensata onnipotenza.

Caino torna a conquistare la ribalta
e diventa protagonista sul palcoscenico
di una crudeltà senza stregua.

Tutto in un gioco che sotterra la pace
per inventare una nuova guerra,
dove si accumulano punti:
per ogni “infedele” abbattuto,
un passo in meno, verso un tempo
senza più fratellanza, senza più umanità.

@ Anna Cappella @