Come se fosse vento

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Come se fosse vento

Come se fosse vento, il pianto dei bimbi gettati nella spazzatura. L’urlo disperato, di madri senza più seme. Il passo ingabbiato di uomini trascinati in catene. Popoli senza sorriso, schiacciati dai carrarmati. Altri, imbrigliati da ordini superiori: le facce tetre,  gli occhi carichi di paura.
Come se fosse vento, gli agnelli sgozzati. Le mandrie al macello. I neonati degli animali gettati in pasto al mare. L’ecatombe, portava con sé un odore acre, di tribolazione e morte. I primi a venir uccisi, furono: gli zingari, i mentecatti, i malati di mente, i pazzi che si muovevano in tondo, ridendo.

Toccò, poi, ai poveri, vestiti di stracci ingoiare il veleno. Le meretrici di strada con le labbra tinte di rosso. Le giovani vergini con un giglio in mano, e una bambola senza capelli da coccolare. Fu la volta dei disabili, considerati merce di scarto, con le membra avariate e le pupille impreziosite di speranza. Per loro, la morte, venne data a piccole dosi, perché la sofferenza si prolungasse e fosse maggiore. Su quei miseri corpi, già torturati dal destino, l’agonia durò ore e fu come un film in bianco e nero che mischiava immagini reali a visioni oniriche.

Come se fosse vento, il silenzio divenne carico di dolore, con nuvole di sangue in terra e in cielo. Persino il mare, si fece nero come se la notte, fosse precipitata di colpo sul mondo. Era l’inizio della fine. L’assurda Apocalisse che da tempo aspettavamo. Non si videro più Croci davanti alle quali inginocchiarsi e nessun ramoscello d’ulivo in segno di pace.

Come se fosse vento, le Anime salirono in alto, liberate dai mali della carne. Luminose e fulgide ad imitazione delle stelle. Canti di resurrezione superarono l’insidia dell’aria e venne la luce di un nuovo giorno a benedire il ritorno alla vita.

Maria Rosa Oneto

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