Come delfini tra pescecani

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François Morluppi
Come delfini tra pescecani

Ad indagare sul ritrovamento di un anziano suicida nella sua camera c’è il commissario Ansaldi e la sua squadra.

E’ un ottimo poliziotto, il commissario Ansaldi, anche se da tempo immemore soffre di ipocondria e di attacchi d’ansia che rendono complicate anche le attività più semplici, nella vita come nel lavoro

Loy, suo braccio destro, che soffre di un disturbo antisociale della personalità che la rende apparentemente insensibile, una “portatrice sana di disperazione” come la definiscono i colleghi, che però riconoscono in lei ottime doti e spiccata intuizione.

Di Chiara, appassionato tifoso romanista in cerca della donna da sposare, un po’ borioso ma di gran cuore; Leoncini, positivo, gran lavoratore e capace di stemperare le tensioni con un sorriso; Alerami, l’ultima arrivata, con tanta voglia di imparare e di assorbire come una spugna dai colleghi più smaliziati. Sono tutte figure positive

A trovare il corpo una vicina di casa che aveva le chiavi e si era preoccupata per non averlo sentito da qualche giorno.
Anche la signora che faceva le pulizie l’aveva visto col cappio al collo, ma è scappata e non ha detto niente perché straniera, senza permesso di soggiorno.

Ad intuire che potrebbe non essere un suicidio è proprio l’agente Loy. Parallelamente c’è il racconto di un ragazzino promessa del calcio che è stato chiamato per giocare in serie A. Apparentemente non c’entra nulla sul presunto suicidio/omicidio.

Quando si comincia a scavare sulla vita dell’anziano da tutti definito antipatico e scorbutico, le due storie si intrecciano, nel frattempo due altri “ suicidi “ tengono la squadra del commissario Ansaldi molto occupata, perché sono tante le persone coinvolte, sprezzanti e senza scrupoli, anche nelle classi politiche.

È una bella trama e piena di suspance , una squadra che lavora in armonia ed un capo che seppur ipocondriaco e ansioso è presente e partecipe al loro fianco, finanche protettivo e attento ai loro diritti ( riposo, turni non troppo massacranti).

E come si suol dire, alla fine tutto torna.
La scrittura di Morlupi è scorrevole, piena di ritmo, con quella vena di umorismo trascinante, che è sicuramente un piacere.

Anna