Criticano il mio libro? Non è detto sia un male

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LA RUBRICA MENO LETTA? LA MIA!

Questa settimana: l’importanza di prendere il meglio da una critica, portarla a nostro favore. Farsela amica!

Bentrovati, oggi mi va di parlare di un argomento assai spinoso: la critica e quanto ci condizioni, mettendo in discussione le nostre capacità, portandoci a stati di resa, a pensieri fallimentari, minando molte volte la nostra crescita personale.
A me è successo, in questi anni, tanto da entrare in crisi; condizionandomi a tal punto da voler smettere di scrivere!

Tali stati d’animo possono manifestarsi in ognuno di noi, qualunque sia la nostra professione. Oggi mi soffermerò sulla Critica letteraria. Chi come me scrive è conscio che il lettore può avere milioni di motivi per non concordare e giudicare negativamente ciò che va a leggere. E qui che la critica può davvero condurre al baratro dell’insicurezza, se non si impara a farsela amica!
Ogni volta che scriviamo, in noi si manifestano esaltanti aspettative e terrificanti fobie. Un buon equilibro tra le nostre grandiose aspettative e possibili delusioni non guasterebbe! Ma, ahimè, che io sappia, queste emozioni sono entrambi forti, irrazionali e ci portano a stati emotivi, seppur differenti, mai costruttivi!

Se siamo troppo sicuri di noi stessi, delle nostre capacità e non accettiamo alcun tipo di critica, possiamo perdere la possibilità di vedere dove sbagliamo e non migliorarci, ma renderci indisponenti e crederci vittime di un sistema che non ci comprende e ci esclude. Non prendere in considerazione alcuna critica, se da una parte ci rende l’animo più leggero, dall’altra non ci aiuta a crescere nel nostro campo.

Se invece non siamo per nulla sicuri di noi stessi e abbiamo troppo timore di sbagliare, anche una piccola critica, seppur non veritiera, potrebbe frenare ogni nostro progetto futuro. La paura di venire giudicati ci inibirà a tal punto da perdere per strada la nostra passione.

Chi si cimenta nella scrittura, chi pubblica, chi si mette in gioco deve premunirsi di uno scudo cosmico (Amazon li ha terminati…) in alternativa vanno bene “due palle grandi così” per riuscire a sopravvivere alle critiche che giungeranno.
Nessun scrittore ama essere giudicato in modo negativo! Il mondo degli scrittori è un mondo egocentrico (Lo siamo! Facciamocene una ragione!) e sentirsi dire che il proprio libro non è interessante, che forse poteva essere scritto meglio, che la storia non regge, è banale, non piace, ecc.… potrebbe renderci un pochino … “incazzati”?

La verità è che nessuno, anche messo di fronte all’evidenza dei propri sbagli, ne sarebbe felice.
Forse esagero? Ma ho una buona notizia: si può coesistere con le critiche, imparando che ogni critica può darci una possibilità di capire le nostre mancanze e di conseguenza migliorarci. L’importante è saper distinguere le critiche costruttive (quelle amiche) da quelle distruttive (quelle Grrr…).

Ma come possiamo davvero comprendere quando una critica è costruttiva o è solo un atto di cattiveria gratuita (o di tanta ignoranza) fatto per indebolire la fiducia in noi stessi?
Iniziamo a riflettere sul significato di tale parola.
“Si definisce Critica la facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono”

Da qui possiamo capire che prima di entrare in depressione, strapparci i capelli, mangiarsi interi vasi di “Nutella” per una valutazione negativa della nostra opera, dovremmo sempre valutare da chi viene fatta, se la persona è qualificata per farla e soprattutto se nelle sue parole c’è della verità! Non diamo subito per buono che abbia torto o ragione, ma prendiamoci del tempo per capire se ciò che ha detto può portarci ad apprendere qualcosa o sono solo parole inutili… Impariamo a valutare con distacco quelle parole che possono solo essere lette senza mettere di mezzo i nostri sentimenti, perché solo il raziocinio, qui, può condurci ad estrapolare da una critica il buono.

Se ci lasciamo sopraffare dalla nostra emotività, affonderemo in un delirio esistenziale che ci porterà a cadere nello sconforto e perdere fiducia in noi stessi. E questo non deve mai accadere! Lo sappiamo bene: non tutte le recensioni ci aiutano a migliorare, alcune sono davvero inutili, ma dobbiamo valutare tutte le critiche e con obbiettività comprendere quali scartare e quali no, accettando i nostri limiti …

Kant vedeva la critica come il processo attraverso il quale la ragione umana prende coscienza dei propri limiti. E tutti ne abbiamo! Siatene certi, ma si possono superare! Essere consci che dobbiamo apprendere e migliorarci è giusto! Nessuno smette mai di imparare, anche i migliori non sanno! Ma questo non deve impedirci di andare avanti. Mai!
Per cui da oggi, quando leggeremo una recensione negativa sul nostro operato, restiamo neutrali, non facciamoci condizionare, ma attingiamo da quelle parole solo ciò che ci serve, lasciamo da parte le critiche inutili!

La critica non deve mai offendere, sminuire l’opera di un artista, bensì rafforzare i suoi punti di forza e nel contempo evidenziare le sue mancanze. Solo così si può definire costruttiva.
Detto questo, sarebbe bello che da oggi si facesse solo “Critica costruttiva” e con questa speranza vi do appuntamento alla prossima settimana.

L’autrice meno letta.
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