Colonnella

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Eccoci in Abruzzo, in provincia di Teramo. A Colonnella.

Adagiata su un’alta collina vicino al fiume Tronto, fu abitata sin dalla preistoria. A provarlo numerosi reperti archeologici risalenti al 5000 a C. . Loscrivodame e @Ladolcevitaly vi portano a scoprire le tantissime meraviglie italiane, Colonnella è senza dubbio una di queste.

Appartiene all’Unione dei comuni della Val Vibrata ed è da sempre sia borgo di mare che agricolo. Oggi Colonnella conserva l’originario impianto architettonico dell’Alto Medioevo.

Come nei borghi tipici del periodo, al centro storico si accede attraverso una lunga e caratteristica scalinata. La Scalinata stessa e’ simbolo della cittadina. Da questa si raggiunge la Torre dell’Orologio, del XIV secolo.

Il centro storico si snoda tra piccole vicoli, palazzi medievali e piazzette. Le ricchezze architettoniche sono diverse. L’antico palazzo Marzii (XVI sec.), palazzo Pardi del XVIII secolo ed il palazzo Municipale con un’immagine in bronzo di Giordano Bruno.

La parrocchia dei Santi Cipriano e Giustina, costruita tra la fine del XVIII e il XIX secolo merita una visita. Nelle contrade Giardino e San Martino, vi sono due antiche fonti romane, rispettivamente “Fonte Vecchia” e “Fonte Ottone”.

Colonnella è conosciuta anche per i suoi buoni vini.

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Alla base di tutto la particolare conformazione del suo territorio, caratterizzato da una bassa piovosità.

Ecco allora spuntare molti vigneti di trebbiano, montelpuciano, passerina. Quest’ultimo è un vitigno locale, diffuso prevalentemente nel teramano. Non e un caso che Colonnella faccia parte dell’Associazione nazionale “Citta del vino”, che riunisce 300 comuni italiani per sostenere il turismo enologico.

Il territorio di Colonnella è diviso in nove contrade: il Centro capoluogo, Civita, Giardino, Riomoro, San Giovanni, San Martino, Sant’Angelo, Vallecupa e Vibrata.

C’è poi la piccola contrada Isola, che prende il nome da un’isola oggi scomparsa nel vecchio letto del fiume Tronto.

Nel 1930, a seguito di interventi di sistemazione dell’alveo, è stata “tagliata fuori” dal resto del territorio comunale ed oggi si trova sul lato marchigiano del fiume.

Colonnella ha una storia ricca. Qui sorgeva l’antica città liburnica di Truentum descritta nel Naturalis historia di Plinio il Vecchio.

Tracce romane si trovano in tutto il territorio, alcune ben conservate. Caduto l’Impero arrivarono gli Ostrogoti. Questi erano in guerra con i Bizantini che devastarono la città nel 538 con Giovanni il Sanguinario.

Dopo pochi decenni, intorno al 580, arrivarono pure i Longobardi e chi si salvo’ ricostruì la città poco più in alto, sulla collina chiamandola “Civitas Tomacchiara” e, presso la foce del Tronto, “Torri a Tronto”.

Tuttavia le incursioni continue spinsero le popolazioni dei due villaggi sempre più nell’entroterra e, spianando la più alta delle colline circostanti, fondarono Colonnella.

La città è dunque sorta dall’unione di queste due popolazioni che rimasero divise in due parrocchie: San Biagio a Oriente, poi andata distrutta e San Cipriano e Giustina.

Altro fatto importante è l’arrivo nel 1009 dei Normanni di Roberto il Guiscardo. Dopo la scomunica, l’avanzata normanna si fermò proprio sul Tronto.

Colonnella entrò così a far parte del Regno di Sicilia. Il confine che sarebbe rimasto immutato addirittura fino al 1861. Sotto gli Angioini nel 1279, Colonnella venne data in feudo ad Amelio de Agoto Courban, oltre ad altri ricchi beneficiari.

Per dispute interne agli Angioini fu ceduta poi ad Ascoli sotto cui rimase per 150 anni.

Tornò poi sotto il Regno di Napoli nel 1529 sotto il barone Benedetto Rosales. In questo periodo crebbe l’importanza del paese come baluardo del confine con lo Stato della Chiesa.

Nel frattempo imperversarono, tra il Regno e la Marca, bande di briganti, tanto potenti da attaccare e conquistare interi castelli.

I reali spagnoli reagirono imponendo taglie ed ordinando a tutte le università di arruolare milizie civiche per battere a tappeto il territorio.

Oltre alle famose bande del Curtieto e dello Sciarra, tra i due stati ne operava una costituita da soli colonnellesi guidati dal nobile decaduto Giulio Cesare Rosales. Costui era fratello e Signore di Colonnella e venne quindi indultato nel 1582 per intercessione del Duca di Atri.

Ma l’anno successivo, quando il brigante colonnellese Forte Di Maulo, suo compagno, venne catturato dai papalini, Rosales riunì la sua banda ed assalì i miliziani che stavano consegnando il Di Maulo alle autorità spagnole.

Fu messo così nuovamente al bando con una taglia di mille ducati sulla testa, finché fu catturato e giustiziato ad Ascoli nel 1588.

Nel 1602, Colonnella fu venduta dal genero del barone Rosales ad Andrea Matteo Acquaviva. Gli Acquaviva rimasero parecchio tempo fino all’estinzione del casato nel 1775 quando Colonnella tornò sotto il controllo diretto del Regno.

Nel 1796 arrivarono i francesi e con loro le idee della Rivoluzione appena scoppiata, che spinsero i cittadini a vere e proprie imboscate e assalti

I soldati francesi furono catturati e seviziati. Ma il generale Plantà riassoggetto’ la città e la saccheggio’ brutalmente per rappresaglia.

Il movimento di resistenza all’invasore fu creato da bande di briganti guidati dai fratelli Ciammarichella che avevano costituito un gruppo di rivoltosi detto gli “insorgenti”.

Questi, sostenitori del Re Borbone in esilio contro i “Francesi giacobini” corruppero quattro guardie civiche, che lasciarono aperte le porte del borgo.

Entrarono a Colonnella e la saccheggiarono e misero in atto eccidi e vendette. Ripresi dalla sorpresa i cittadini riuscirono poi a ricacciare sulle montagne i briganti.

Tra le bande che imperversavano in quel periodo si ricordano quello dello Sciabolone, del Piceno, la banda dei fratelli Ciammarichella e la banda di Nicomì.

Dopo il Congresso di Vienna Colonnella ritornò ai Borboni per poi passare al Regno d’Italia.

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Tra i luoghi da visitare sicuramente c’è San Giovanni ad Insulam. Si tratta di uno dei più importanti edifici religiosi dell’architettura romanica abruzzese.

“Colonnella is a small town situated in Abruzzo Region. It rises on a hill on the right bank of the Tronto river, in a beautiful panoramic position.

Archeological faunding shows that the area was inhabited since neolithic times.

This wonderful place offers a landscape very suggestive. Colonnella dialed from the Appennini, the Gran Sasso, The Majella and the Sibillini mountains.

Accross a staircase is possible arrive in the historical centre, with many Medieval an Renaissance buildings and old narrow streets.”

La chiesa è anche conosciuta come San Giovanni al Mavone dall’omonimo fiume su cui si trova.

La chiesa si trova sulla sua collinetta dove fu costruita intorno al 1150 dai Benedettini di Montecassino.

Questi da tempo insediati su tutto il territorio abruzzese, proposero alla comunità una nuova e positiva dimensione della vita sociale, spirituale e culturale, dopo le scorribande saracene-normanne e gli apocalittici timori dell’anno Mille.

La semplice facciata di pietra squadrata, a coronamento orizzontale, è arricchita dalla finestra circolare, da due bifore ai lati del portale e dalla decorazione ad archetti pensili su mensole, che corre lungo tutto il perimetro esterno.

Si tratta di uno degli esempi più antichi di tale tipologia che si diffonderà nei secoli XIII e XIV.

La pianta è a tre navate divise da sei arcate per lato, con unica abside semi-cilindrica al termine della navata centrale.

L’altare impreziosito nel 1421 dall’affresco del catino dell’abside retrostante. Quest’ultimo, attribuito ad un allievo di Andrea Delitio, raffigura il Cristo racchiuso in una mandorla tra la Madonna, San Giovanni battista e San Giovannino.

L’opera è però gravemente lesionata e solo un accurato restauro potrebbe riportarla alla sua originaria bellezza. Tramite due porte laterali seguite da gradini si giunge alla cripta.

Probabilmente risale alla fine dell’XI secolo e la sua porta esterna, murata, fa pensare che essa sia stata la prima basilica. Alla destra della facciata si trova il convento di cui oggi rimangono poche tracce murarie.

La chiesa invece è in buono stato di conservazione, grazie al lavoro di restauro effettuato dalla Soprintendenza dell’Aquila nel corso degli anni.

Un luogo affascinante, testimonianza di tutto ciò che è stato il periodo Medioevale.

Un altro vero e proprio gioiello dell’architettura militare medievale è l’antico Castrum Maccle” che si trova in uno dei luoghi più imperiosi della provincia, al confine con l’ascolano e su uno sperone roccioso.

Il recinto fortificato, con le sue imponenti mura che seguono il profilo della cresta rocciosa e le tre torri d’avvistamento a pianta quadrata, risalirebbe al XIII secolo.

Leggenda dice che fu Manfredi, figlio naturale dell’imperatore Federico II, a volerne la costruzione per difendere il confine settentrionale del suo Regno dalle incursioni ascolane.

La cinta muraria sveva era priva di bastioni (ad eccezione della zona adiacente l’ingresso), mentre nella parte opposta si stagliava l’imponente torrione quadrato, il maschio che fungeva da residenza del castello e da ultimo “baluardo” del forte.

I ruderi del Castello si raggiungono attraverso passerelle in legno e acciaio.Questi sono solo due esempi dei reperti di alto valore sorico presenti a Colonnella.

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Se aggiungiamo la maestosità del vicino Gran Sasso e dei Monti della Laga e l’importante patrimonio enogastronomico, consigliamo senz’altro una bella visita a Colonnella.

Fede