Collettivo di Versi e Poeti

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In realtà non abbiamo bisogno della foto di un’ alba perfettamente snaturata con sotto scritto in bianco “Buongiorno”.

Alle sei e trentacinque del mattino abbiamo bisogno di un abbraccio, ospitato da lenzuola che ascoltano il respiro allontanarsi dal torpore, mentre vestono i primi segni di una natura che si risveglia.

Forse cucinare insieme aiuterebbe perché mangiare è bellissimo, ma sporcarsi di sugo è vita e ridere delle macchie sulla canottiera una continua: rinascita, la differenza che passa tra l’attraversare la strada per stringersi la mano ed il

salutarsi con un cenno rimanendo ben saldi sul proprio marciapiede.

Oppure i quadri.

Un quadro può essere composto da decine di colori differenti che a loro volta danno vita a centinaia di sfumature; se vogliamo ridurre tutto ai minimi termini possiamo disegnare utilizzandone solo due, ma questi sono i minimi termini al di sotto del quale non si può scendere.

Avete mai visto un quadro monocromatico? Non lo avete mai visto perché non esiste.

Siamo simili a colori, ma sembra che il pittore sia riuscito a farci notare quanto siamo diversi l’uno dall’ altro, e noi abbiamo iniziato ad aver paura di mescolarci negando che l’essere diversi nasconde la fantastica occasione di unirsi  per e creare nuove sfumature, non per restare soli.

Io sono un nero pastello ma ho un quadro in mente e non ho paura di abbracciare, di attraversare la strada o di mescolarmi, per questo cerco di collaborare e far nascere collaborazioni.

Sta nascendo il Collettivo “Di Versi e Poeti”, una voce nuova che riporta a temi antichi, lontana dal luogo comune quanto vicina al concetto di accomunare.

Abbiamo deciso di andare controcorrente e lo abbiamo fatto semplicemente unendo le forze.

Il Collettivo nasce dal bisogno di collaborazione tipico di chi ama l’arte in ogni sua forma, una realtà che partendo da zero sta crescendo lentamente ma inesorabilmente,  arricchendosi di elementi umili quanto potenti.

Bene, questo  solo per dirvi ” Noi siamo partiti”,
se volete unirvi al carrozzone non avete che da farcelo sapere.

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SONNESSA GIANLUCA

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Scrivo per egoismo e perchè farlo mi aiuta a pensare.

Ho bisogno di quella fase riflessiva che richiede silenzio assoluto e possibilmente penombra, ne ho bisogno perché molte volte dovrò chiudere gli occhi per osservare con attenzione la scena da descrivere.

Mi serve una base emotiva non un’ idea, devo aver visitato ed abitato il luogo che sto per raccontare e non sempre, anzi quasi mai, si tratta di un luogo fisico.

Solo dopo cerco il modo più coinvolgente per rappresentarlo.

Questo è il mio modo di scrivere e rispecchia il mio modo d’essere.

Non scrivo per chi legge, ma condivido il risultato di questo processo cognitivo con l’intento di scuotere, di creare dialogo e di far partecipare perchè voglio che cinque,sei parole, acquistino la forza di un pugno nello stomaco, che riescano ad essere immagine, punto a riassumere stati d’animo.

Ho una moglie e una bambina di due anni e mezzo, un cane di quattordici, un impiego al supermercato evla terza media.

Credo che il volto sia la maschera che copre i pensieri e le emozioni, per questo indosso una maschera che se letta, di me, rileva tutto.

Mi chiamo Gianluca Sonnessa o Malforte.

Come preferite, tanto sono la stessa cosa

FEDERICO MORANDO

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Sono Federico Morando, classe 1996, 12 giugno. Fin da piccolino ho sempre intuito che la scrittura mi avrebbe accompagnato su questo percorso che chiamiamo vita, nel bene e nel male, come strumento di condivisione, analisi e soprattutto di sopravvivenza. Da umile sconosciuto a se stesso posso dire di essere un grande amante della coscienza di sé, dell’ascoltare e dell’ascoltarsi, cercando di decodificare o anche solo gustare tutte le sfumature dell’animo umano. Lo studio del teatro e della musica sicuramente sono miei ottimi alleati, per quanto in entrambi i campi non si smetta mai di imparare e so di avere ancora molto da scoprire, un po’ come nella vita, no? Per questo, per quanto limitate siano le mie risorse, sarò lieto di prestare un copro, una voce, un paio di mani, di occhi, di orecchie, un pezzo di cuore a tutto ciò che si farà portavoce di un messaggio che racchiuda in sé tutta quella vita che non smetteremo mai di imparare, nonostante tutto.

LOREDANA ZAPPAROLI

Fa parte della compagnia Teatrale degli Amorini del Palcoscenico con la quale ha già presenziato a dodici rappresentazioni di Madame Zazà, spettacolo ispirato alla Cage AuxFolles. Loredana è comparsa anche in altre rappresentazioni teatrali in compagnie amatoriali.                                                                                                                                            Ha presentato e letto le poesie dell’artista, poeta e pittore Gaetano Lanatà, in occasione dell’uscita del suo libro Un Po’ di Cuore.

Collabora attivamente leggendo le poesie del suo compagno Dante Bianchi durante sessioni di reading.  Spesso offre un importante supporto alla sua produzione poeticacon spunti e ispirazioni.

Inoltre dà vita, in coppia con lo stesso autore, a dialoghi dal sapore ironico/esistenziale.

DANTE BIANCHI

Giornalista, scrittore e poeta. Inizia la sua attività autoriale nel 1989 con il gruppo musicale Spleen (genere: cross-over sperimentale), per il quale ha redatto la quasi totalità dei testi, interpretandoli in numerosi concerti nell’ambito dell’underground torinese.

Ha pubblicato con costanza le proprie liriche sulla testata Cronica Regia, periodico di poesia e arte diretta da Marco Testa. Conica Regia aveva una distribuzione che interessava il territorio di Venaria Reale.

Dante è autore della raccolta di poesie: Venti di Villa Ventosa. Tutte le volte che è possibile partecipa insieme alla sua compagna Loredana Zapparoli a sessioni di reading in cui sono lette poesie nonché dialoghi dal sapore ironico-esistenziale. È prossima la pubblicazione di una sua nuova raccolta di poesie.

MARCO ZANNI

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Classe 1987, nasce a Novara il 21 gennaio. Diplomato presso il Liceo Classico Carlo Alberto di Novara, ha collaborato come speaker presso Radio 2001 e Radio Onda Novara, da ottobre 2017 cura una rubrica di autori in pillole per Libereria. Autore di testi di canzoni per diversi artisti della zona, dal 2011 entra a far parte della band “Fuori Lista” come bassista e paroliere; dal 2016 con i “fuori Lista” collabora con la casa discografica “RustyRecords”, con la quale pubblica i primi singoli “Romy” e “inafferrabile”.
Il 2016 rappresenta il suo esordio letterario con la raccolta di testi e poesie “inafferrabile”, mentre nel 2017 pubblica “mi stupirei” per Libereria.
On Facebook : Marco Deejay Zanni.

FEDERICA CONSOGNO

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Il bistro è una tinta neutra ottenuta dalla miscela proporzionata dei tre colori primari.

Da superfici nere in cui ogni tinta pare annegare, emerge un’arcana natura ricca di vita.

Zoé e thánatos si intrecciano in un universo chimerico di forme e sfumature elevato ad un piano superiore dalla costante presenza dell’oro che richiama i fondali delle icone sacre medioevali.

Bistro, alias Federica Consogno, è nata a Torino il 3 luglio 1992.

Allieva dell’artista naturalistica Cristina Girard, nel dicembre 2015 consegue la laurea in Scienze Naturali; gli studi intrapresi influenzano notevolmente i soggetti dei suoi lavori.

Dal 2016 aderisce a diverse mostre ed eventi artistici nella città di Torino quali:

Collettive artistiche presso Piazza dell’arte.

La mostra Entropia Organica con l’artista Norman Sgrò, in arte Chaos Theory, presso il circolo La Cadrega.

Follia in fiore presso la Certosa Reale di Collegno

Paratissima edizione XII To The Stars.

Oltre alla realizzazione grafica, i mondi di Bistro prendono forma nei suoi racconti.

Attualmente collabora con la rivista multimediale mensile 22Pensieri e la posterzine indipendente Lahar magazine; su quest’ultima si menziona la pubblicazione su formato cartaceo dei testi: Le mille e una conquista e Il mercante di luce, nei numeri 33 Cantagallo e 36 Foresto.

Pubblicazione del racconto L’amante di Fobetore nella raccolta cartacea Racconti di Sogno.

Selezione delle poesie Pesca Notturna e Viaggio sulla Dernier Espoir nel concorso internazionale di Poesia di Altino, edizioni 2016 e 2017.

Link:

facebook.com/Bistrointheunderwood/

instagram.com/bistro.in.the.underwood/

OMAR DURANTE

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Nato a Torino il 17 luglio 1992, Omar inizia i suoi studi di chitarra all’eta di 14 anni, impara velocemente gli aspetti basilari dello strumento e mostra una propensione per l’esecuzione di brani blues. A partire dall’età di 16 anni studia chitarra elettrica moderna con il chitarrista Fabrizio Cotto (NuvoleIncanto) che lo introduce ad un buon livello di studi musicali che comprendono aspetti base e avanzati di armonia e tecnica per la chitarra rock/blues. In seguito l’amore per l’heavy metal lo porta ad esplorare autonomamente le sfaccettature di questo splendido genere musicale. All’eta di 21 anni inizia a frequentare un corso di canto moderno tenuto dalla docente Giovanna Ceste all’ Istituto Civico Musicale “Sandro Fuga” di Avigliana. Omar frequenta il Politecnico di Torino ( Facoltà di Ingegneria Gestionale) e attualmente suona e canta nella band progressive death metal “Proliferhate”. Con questa band ha pubblicato un disco, portato a termine un tour europeo e tenuto più di 40 concerti in Italia ed Europa

Canale youtube Omar Durante

Proliferhate canale youtube ufficiale

LORENZO MOFFA

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Lorenzo Moffa, classe ’93, Torino. Scrivo poesie da poco, dal 2011, e lo stile che sto cominciando a trovare dopo 6 anni di tentativi  vorrei potesse essere indicato come “ermetismo onirico”. Miei temi sono la Luna, la Notte, l’Alcool e i peccati che tutti commettiamo ogni giorno ma che nessuno ha il coraggio di dire. La Poetica del Peccatore e del Popolo delle Tenebre vuole essere una poetica diretta, che aliena la poesia classica che ha offuscato la mente del lettore negli anni con inganni positivi in modo da nascondere la trascuratezza del mondo.

Perché il lieto fine c’è solo per chi l’ha inventato.

NADIA CARUSO

Studentessa fuorisede classe 1992. Calabrese di nascita, Torinese d’adozione dice di se: ”Ho due case, il tempo mi ha resa una turista in ognuna di esse; e alla fine, nonostante tutto, sono ancora una quattordicenne fuori posto, indipendentemente dalla città in cui mi trovi.”

ELENA CAPPAI BONANNI

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Sono Elena. 
Studio Lingue e letterature moderne presso l’Università di Torino.
Sono nata in un piccolo paese della provincia, nel novembre del 1996.
Con origini sarde e toscane: Cappai è il cognome di mio padre, Bonanni era mia madre.
Scrivo per farmi male, scrivo per sentire.
La poesia è per me come una lama che scende a cercare, in fondo alla carne, “la verità” che – come mi son ritrovata a pronunciare – “è sporca rosa / carnivora / dolorosa. / Finta”. E che si spoglia soltanto dove tutto è buio. Dove tutto si è già spento: è lì che scrivo.
Ed è come tornare a qualcosa che ha già smesso di.
Per questo spesso dico del sangue, e di un cuore ch’è soltanto quel centro in cui si gettano tutti i vasi sanguigni, qualcosa di vuoto, un contenitore o un buco.
Scrivo per farmi male, e per tenermi in vita.
Anche se sospetto di appartenere – per affinità, per una sorte forse autoinflitta – all’altra metà, quella fottuta, quella che alla vita, in fondo, non appartiene.
L’“altra metà” che gridava García Lorca e che ritrovo in tutte le cose spezzate.
Eppure il rumore che fanno le cose spezzate: il rumore che non fanno…
https://www.instagram.com/lunaruggine
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.