20001 borghi d’Italia: Colletta di Castelbianco, armonia tra passato e futuro

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@Ladolcevitaly e Loscrivodame continuano il loro tour che da oltre sei anni ci sta accompagnando per luoghi e borghi d’Italia.

Oggi è il turno di Colletta di Castelbianco, un piccolo e grazioso borgo ligure.

Origine del nome e storia

Il nome dembra derivare dal castello dei marchesi Clavesana, che sorgeva in una posizione fortemente difensiva. Era posto sull’altura che domina la stretta valle. Oggi del castello si intravedono solo i resti.

Già nel 1202, in un documento il territorio di Colletta di Castelbianco compariva tra le proprietà dei marchesi Clavesana.

Il castello era di piccole dimensioni e in diretto collegamento visivo con quello di Alto, in Provincia di Cuneo.

Il castello serviva per prevenire gli attacchi nemici e come luogo di riscossione di dazi e gabelle.

Ma l’edificio era utile anche per controllare i traffici dei mercanti che mettevano in contatto i territori marini con quelli piemontesi-padani.

Nel 1270, il borgo viene conquistato dalla potente famiglia Cepolla di Albenga, per poi tornare ai Clavesana nel 1288.

Nel 1397, dopo essere stato un feudo dei marchesi Del Carretto di Finale ( già incontrati qui in rubrica in altre occasioni ) entra a far parte dei possedimenti del nuovo ramo dei marchesi di Zuccarello.

Nel 1588 entra in scena Carlo Emanuele I duca di Savoia. Questi cerca di conquistare il marchesato ma incontra l’opposizione della Repubblica di Genova.

Nel 1623, i marchesi di Zuccarello vendono Castelbianco ai Savoia. Poi nel 1642 Genova entra in possesso di parte del marchesato. Ma per poco, poichè l’anno seguente la Liguria è occupata dalle truppe franco-piemontesi.

In epoca relativamente recente, dopo un periodo fiorente, il violento terremoto del 1887, che colpisce Colletta, ne causa il progressivo spopolamento, durato fino al 1970 circa.

Nel sestennio 1993-99, il fazzoletto di case arroccate sulla collina venne scoperto da alcuni imprenditori. Questi decidono di affidare all’architetto Giancarlo De Carlo il piano di recupero di tutto il paesino. Il tutto venne concepito nel rispetto rigoroso dei materiali originali e delle architetture. Insomma, com’era e dov’era.

Al tempo stesso il villaggio venne dotato delle più sofisticate infrastrutture tecnologiche, per consentire ai futuri abitanti di lavorare a distanza nella pace assoluta dell’entroterra ligure.

Un progetto precursore di ciò che avviene oggi in altri borghi italiani.

Come appare oggi

Lo si vede sbucare tra i boschi della Val Pennavaire, non lontano dal mare. È uno dei gioiellie del Ponente ligure. Alla vista lascia piuttosto incuriositi.

Un tipico esempio di antico e moderno che si fondono. Qui il medioevo e internet s’incontrano in un gioco affascinante. Le finestre listate di bianco sembrano disegnate sui muri in pietra e si affacciano sulla valle incontaminata.

Dentro le case, sorge spesso una sorta di eremo telematico dove potersi concentrare sul lavoro ai monitor. La differenza la fa il luogo, la tranquillità e la possibilità di uscire in mezzo a boschi e aria pulita o a passeggiare per vicoli e carrugi.

Se pensiamo che Colletta di Castelbianco era solo un pittoresco cumulo di rovine e oggi è da anni il primo esempio europeo di villaggio medievale telematico, comprendiamo la qualità dell’idea di Giancarlo De Carlo.

Ovviamente l’intervento negli anni ha fatto discutere: è stato criticato da alcuni e definito un villaggio berbero per via delle terrazze.

Altri (inglesi) lo hanno esaltato e premiato con l’Homes Overseas Awards 2006 nella categoria “Miglior Restauro”.

Ma esiste qualcosa in Italia che non generi dibattito o scontro? Forse no.

La sfida di De Carlo e del suo “sistema crostaceo” ( definizione da lui data alla formula architettonica utilizzata per Colletta ) è quello di inserire la tecnologia moderna in un borgo appartenente al patrimonio urbanistico italiano del passato.

Riuscire a farlo rispettando le tipologie architettoniche è stata una sfida non da poco.

Soggiornare e lavorare a Colletta permette di prendersi il proprio tempo e di concentrarsi al meglio godendosi allo stesso tempo i dintorni.

Si può andare alla ricerca dei sapori e dei profumi del territorio. Qui l’ambiente è ricco di timo, di rosmarino, di funghi e ciliegie. 

Intorno tante frazioni storiche e tante testimonianze del passato.

Una rinascita improvvisa

Colletta trent’anni fa era un borgo semi-abbandonato come tanti in Italia. Non si vedeva anima se non il senzatetto che stazionava nei locali di quello che era un bar.

Lo spopolamento iniziato a fine Ottocento in seguito ad un terremoto devastante aveva lasciato solo un gruppo di case mezze diroccate.

Ma la visione e l’intuizione dell’architetto De Carlo hanno trasformato i ruderi medievali di Colletta di Castelbianco. Oggi è un villaggio telematico e albergo diffuso della Riviera di Ponente.

L’idea fu a quel tempo innovativa, tanto da essere seguita da molte altre realtà italiane.

Nel 1995 si scriveva su una nota rivista: “Stiamo entrando nell’età dell’informazione, la comunicazione è un’esigenza irrinunciabile”. 

Giancarlo De Carlo decise, già allora, che ogni casa dovesse avere “infrastrutture telematiche che consentiranno ai futuri abitanti di comunicare in tempo reale con tutto il mondo attraverso la rete ISDN, che permette anche di accedere a Internet”.

Oggi sentir parlare di “ISDN” sembra un po’ datato, ma in quegli anni l’intuizione era molto avanti.

De Carlo pensava già a un piccolo paese “paradiso dei telelavoratori”, un borgo perfettamente connesso ma senza disturbare la quiete. Una vera avanguardia.

Oggi Colletta di Castelbianco si è adeguato ai tempi e ha la cablatura in fibra ottica ad alta velocità che ne percorre l’intera superficie.

Ma il modello non è una Silicon Valley ma un polo d’attrazione per innovatori tecnologiciche lavorano in un ambiente ad elevata qualità della vita.

La parola d’ordine è “fuggire” dallo stress della città e rifugiarsi nella pace e nel silenzio della natura, restando connessi col mondo. Visitando Il borgo questo concetto lo si respira pienamente.

“The pretty jumble of red roofs, baby blue windows and cobbled streets soon resolves into the medieval village of Colletta di Castelbianco, in the Pennavaire valley, halfway between Genoa and Nice.

Once an abandoned hamlet, Colletta was little more than picturesque ruins when it was picked for conversion into one of Europe’s first e-villages some ten years ago.

Precisely, Colletta has been the subject, in the late 1990s, of a restoration project operating on two levels.

On one level, has been made a general restoration of the ancient settlement, respecting the original materials and building techniques;

on another level, the village has been provided with a sophisticated technological infrastructure (the telematization project was conceived by Valerio Saggini and planned by Valerio Saggini and Stefania Belloni) which has enabled new inhabitants to benefit from the widest possible range of telecommunications resources.

In this way, they are able to enjoy the peace and isolation offered by the village while staying in touch with the work environment and, more generally, with the information resources available all over the world.”

Sensazioni e percorsi

Arrivando a Castelbianco si ha la sensazione di essere in un luogo tra le montagne. Tuttavia l’aria del mare si sente ancora forte.

Il borgo in pietra è composto da 4 frazioni. La frazione di Colletta è quella più caratteristica, che ha fatto guadagnare a tutto il comune un posto tra i Borghi più belli d’Italia. 

Il borgo appare sovrastato dai ruderi del vecchio castello dei Clavesana da cui il paese ha preso il nome. Dall’alto appaiono vari ponti in pietra medievali, con la caratteristica forma a schiena d´asino.

Ovviamente non mancano i percorsi per gli sportivi, dal trekking alla mountain bike. Per gli appassionati di free clclimbing, in zona sorgono le palestre di roccia conosciute col nome di Oltrefinale ( in alternativa a quelle del finalese ).

Le passeggiate ecologiche si svolgono a piedi o a cavallo, immersi tra gli ulivi e i ciliegi. Per I più esperti sono possibili percorsi di trekking più impegnativi, con meta il Monte Alpe (m. 1056) o l’Alta via dei monti liguri.

Tante possibilità anche per gli sport di nicchia: Mountain-bike, free climbing su palestre di roccia costituite da falesie, speleologia nelle grotte carsiche, ce n’è per tutti i gusti.

Per gli amanti d’arrampicata in zona c’è la Val Pennavaire con il suo complesso comprendente placche di aderenza, grandi strapiombi, tetti e una zona bulder. Le pareti della zona offrono un vesto spettro di livelli di difficoltà dal livello 4 al livello 9.

Per i praticanti mountain bike, sia la Strada Provinciale che va da Martinetto al Colle di Caprauna che i percorsi di montagna, sono molto interessanti.

Per chi ama il paesaggio marittimo, lungo la costa ligure esiste una pista ciclabile. Il mare infatti è facilmente raggiungibile grazie a una navetta che connette il borgo e Alassio.

Natura e cultura non mancano. Lungo i percorsi è infatti possibile incontrare  testimonianze dell’antica presenza della popolazione locale della Val Pannavaire testimoniata tramite vecchi terrazzi, rustici in rovina e ponti.

Al contempo la fitta vegetazione, tipica di questa zona, con ciliegi, mandorli e ulivi da vita ad un insieme di colori e profumi che invoglia a paseggiare.

Vocazione agricola 

Prodotti del bosco e del sottobosco come castagne e funghi, ma anche ortaggi, erbe aromatiche, olive e frutta come fichi e ciliegie sono parte integrante della zona.

Proprio qui si tiene la Festa dell’Olio, di solito agli inizi di dicembre (solitamente il 12, la vigilia del patrono).QIn questa occasione a Colletta si celebra l’olio nuovo con la spremitura delle prime olive raccolte.

Tanti i prodotti enogastronomici e i piatti della zona. Tra i vari piatti la fonduta di tartufi neri di Castelbianco, i ravioli di borragine “au tuccu” e il coniglio alla castelbianchese.

Tra i prodotti agricoli spicca la ciliegia, recentemente inserita dalla Regione Liguria nell’elenco ufficiale dei prodotti tipici.

Ottimo anche l’olio extra vergine, prodotto da olive taggiasche, merline, pignole e cevasche, macinate a freddo appena raccolte.

Foto con relativi accrediti e testo in inglese tratte da pagina autore Instagram  @Ladolcevitaly

Fonti: