Cigno ferito

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Cigno ferito

Non c’erano che rondini
all’inizio della primavera
e un sole leggero di pane
sui fiori appena sbocciati.
Dipingevo la vita
su un terrazzo brunito,
riempiendo le tele di fantasia.
Colori in espansione
creavano: paesaggi surreali,
donne con ali di farfalla,
piccoli guerrieri
di terracotta messi in fila
a guardia del maniero.
Favole, disegnate di follia,
spezzavano la noia
di una realtà banale.
Dentro al cuore, un canto di vita.
Un sospiro lieve
che benediceva il tempo dell’amore.

Ti vidi arrivare, trasandata,
con gli occhi truccati di nero,
i capelli posti in un ammasso
confuso.
Eri parte armoniosa
della mia stessa pazzia.
Campo di sterminio in mezzo
ai condannati.
Brivido di vento in ore spezzate.
Lugubre incanto
di due braccia tatuate,
avvinte al mio collo di cigno
ferito!