Cielo d’Oriente

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“Cielo.d’Oriente”

Di Maria Rosa Oneto 

Quante lune ci sono passate davanti: tonde, sbilenche, tagliate di un quarto, appese a un filo di Eternità.

Qualche nuvola più nera si metteva davanti e danzando disegnava ragnatele di oceani lontani, baffi impomatati, carte geografiche abbozzate, navigli dispersi da troppo vento.

Camminavano con la sabbia nei sandali, gli occhi pesanti, tirandoci appresso mercanzie e bambini seminudi che conoscevano il valore dell’acqua e un tozzo di pane da mordere in silenzio.

Accanto al fuoco il fiato riprendeva a dialogare e ognuno recitava il proprio mistero. Il sonno arrivava all’improvviso e ci lasciava nella stessa posizione di un esercito sfiancato di terra cotta.

Il silenzio era irreale, interrotto da qualche nitrito di cavallo o dal passaggio chiassoso di uccelli sconosciuti.

Le membra stanche, dolenti si ammorbidivano in pose languide, in soggetti già sistemati per il prossimo ritratto o restavano di cera tra il caldo e l’Infinito.

Quante lune.ci sono passate davanti, misteriose, austere, agghindate come.vecchie dame dell’aristocrazia o madri generose in.cerca di fortuna.

Dentro quei sandali si è sempre conservato l’odore del.deserto, una sete sottile che scavava miniere d’oro e laspislazzulj. La voce del Muezzin invitava alla preghiera. In un”alba di pesca spremuta fra le dita splendeva il Minareto nel cielo d’Oriente.

Foto da Orientartoccident