Ci sono ancora gli uomini che sanno corteggiare? Al Salotto Rosa la testimonianza di M. e le parole di un esperto.

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Buon giovedì ospiti graditissimi del Salotto Rosa,
oggi parliamo d’amore, dell’amore “d’altri tempi”.
È doveroso fare un passo indietro e spiegare le origini di questo articolo di oggi.
Ho un’amica virtuale, per adesso, con cui mi trovo molto bene a parlare, siamo molto simili in tantissime cose. Un giorno leggo un suo post, che parla di un corteggiamento avvenuto nella sua famiglia qualche decennio fa… lei, che è una donna speciale, sogna un giorno di trovare proprio un uomo che la corteggi e la ami allo stesso modo! Colpita da questo suo scritto, le chiedo se possa prenderlo per la mia rubrica, e alla sua risposta affermativa ne ho subito approfittato e adesso sono qui per condividerlo con voi.
Prima però leggiamo le parole di un esperto che possa fare il punto sul corteggiamento e l’amore nei tempi moderni e svelare quanto sia vera l’affermazione secondo cui gli uomini oggi non corteggiano più perché sono sparite quelle donne che si lasciano corteggiare. Voi cosa ne pensate? Sarà così?
Oggigiorno sono sempre di più le donne che prendono l’iniziativa, l’emancipazione femminile riguarda infatti ormai tutti i campi…ma ancora in tantissime, desideriamo una corte tradizionale, come si deve, come Dio comanda!
Invece spesso dobbiamo accontentarci di un timido cenno di interesse, il più delle volte inconcludente, da parte dei sempre più insicuri e ambigui maschietti.
Cosa è cambiato?

Secondo il sessuologo Roberto Bernorio, gli uomini corteggiano soltanto se sono certi al 99% del risultato,( insomma vogliono vincere facile):
“Questa apatia maschile è una maschera, uno scudo difensivo. L’uomo ostenta indifferenza perché non è più il cacciatore sicuro, instancabile e generoso di un tempo. Prima sapeva come muoversi, le tattiche di conquista erano, come dire, rodate (attenzioni, complimenti, promesse ecc., )adesso è diventato un attento e guardingo selezionatore di proposte sessuali”
Questo perché le donne non sono più quelle di una volta…?

“Sì. Adesso le donne non stanno più ad aspettare e a guardare, non si fanno prendere per mano e portare dentro il gioco amoroso. Dettano invece le regole della seduttività, iniziano per prime a provocare, sanno quello che vogliono, quello che piace loro e i tempi giusti per ottenerlo.
Questo esame da parte delle donne scoraggia l’iniziativa dell’uomo,che si sente ansioso e non esserne all’altezza”
Come vive l’uomo questo cambiamento di ruolo, da cacciatore a preda di donne forti e determinate?
“L’uomo tendenzialmente tenta di resistere a questi attacchi femministi, perché è cacciatore nel DNA. Si rifugia allora nella consolazione virtuale, dove tra chat e siti di incontri può recitare senza ostacoli il ruolo del super maschio. Si butta nelle braccia materne di donne spesso più grandi, che vive come protettive e rassicuranti, oppure aspetta l’incontro fatale con una moderna Bella Addormentata, capace di lasciargli fare il primo passo, come vuole lui”.

Ringraziando l’esperto, riporto allora la carinissima testimonianza di questo grande amore, un amore appunto, d’altri tempi…la parola a M.

“Si fa un gran parlare di uomini con gli attributi, volgarmente chiamate palle, ma nella pratica poi, quanti possono fregiarsi del titolo di averle davvero? Penso pochi.
Attualmente l’unico Uomo con le palle che io conosca è mio padre: un uomo che non ha mai avuto bisogno di troppe parole nella vita, si è sempre sostenuto con i fatti.
Anche nei sentimenti è sempre stato “di parola” . Sono cresciuta con il mito della storia d’amore vissuta dai miei genitori, che mi ha segnato fin nel profondo. Tutto è cominciato un giorno di una calda estate, a Verona, città presso cui entrambi erano stati mandati, dalle rispettive famiglie, a lavorare. La raccolta delle mele fu galeotta per far incontrare due sguardi che da subito si colpirono fin dritto all’anima, in quel luogo profondo dove hanno stampato la foto di un sentimento forse mai perfetto ma sicuramente vero.

Papà e mamma si “conobbero” in questo modo : lui la vide da lontano, lei accompagnata dal fratello che la controllava a vista, nessuno aveva il permesso di avvicinarla, per cui non gli restava altro che guardarla soltanto. Un giorno però riuscì di nascosto a farsi dare il suo indirizzo, intenzionato a scriverle. Erano i tempi della carta che profumava dell’inchiostro pressato sul foglio da un forte sentimento, erano tempi in cui si provava ancora una forte emozione nel leggere parole d’amore prima con gli occhi, per poi ricordarle col cuore. Erano tempi in cui c’era l’attesa trepidante per una risposta e si aspettava con ansia e gioia l’arrivo del postino.
L’indirizzo che gli aveva fornito mamma valeva quanto una promessa d’amore, che lo faceva sentire già vicino alla donna di cui era innamorato, una donna che si era fidata di lui, tanto da rivelarle quella privata informazione. E la fiducia a quei tempi era sacra, non la si tradiva con nonchalance.
Papà iniziava a considerarla già sua, al punto tale che, prima di tornare giù da Verona, aveva fatto a cazzotti con un altro ragazzo interessato a mia madre…

Rientrati nella loro terra, che è anche la mia, ossia l’Abruzzo, papà non perse tempo e iniziò a scriverle periodicamente delle lettere vere, che nulla hanno a che vedere con messaggini sms o chat di whatzapp, erano lettere scritte a mano, con tanto di data e promesse fatte nero su bianco, di quelle che ancora a leggerle oggi ti fanno piangere, perché testano un sentire autentico, un sentimento puro, sincero, non basato sull’interesse, come purtroppo spesso accade, soprattutto oggi.
Del loro amore segreto nessuno sapeva nulla, ma sapevano loro di quel bene che cresceva, e questo era l’ importante. Lettera dopo lettera, con un postino a fare da cupido e tanto inchiostro come testimone e da tramite a ciò che sentivano e avrebbero desiderato, nacque la loro favola.
Li dividevano pochi chilometri, eppure preferivano conoscersi per via epistolare, volevano prima di tutto mettere a nudo le loro anime, senza aver bisogno di un corpo da esibire e da imbellettare al solo scopo di sedurre l’altro. Il proprio corpo non era alla mercè di tutti, anzi, lo si donava all’altro con rispetto, come un dono, una volta accertata la solidità del sentimento: era roba per pochi eletti.
Fu così che papà fu sempre più consapevole di quanto la mamma fosse la donna della sua vita, una donna che ha scelto e da cui non è scappato mai più, nonostante le difficoltà della vita e alcune prove che abbiamo vissuto in famiglia. Sono ancora l’uno accanto all’altra, sebbene la storia non sia mai stata semplice, sin dall’ inizio.

Un giorno di agosto papà decise di mettersi in macchina con sua madre, determinato più che mai, a recarsi da quello che sarebbe stato il suo futuro suocero, per andare a chiedere la mano di sua figlia.
Le cose non andarono come lui sperava: mio nonno, intenzionato a non lasciare andare quella preziosa figlia che lavorava tanto contribuendo in casa, impugnò un fucile carico, puntandolo nella direzione dei suoi ospiti. Dal suo canto, neppure papà voleva rinunciare alla donna che tanto amava e con la quale sognava di mettere su famiglia, come del resto lei non avrebbe voluto perderlo, sperando in una vita finalmente serena che solo lui avrebbe potuto offrirle.
I due innamorati si scambiarono uno sguardo più eloquente di molte parole, però dovevano stare attenti a che nessuno si facesse male…
Papà allora uscì di casa, mentre la mamma andò a chiudersi in camera con tutta l’intenzione di scappare con lui. Li dividevano 6 metri di altezza.
Lei allora cercò in tutti i modi di colmarli uscendo dalla finestra con determinazione ma anche con incoscienza, mentre il padre era intento a sfondare la porta per entrarvi.

Purtroppo e inevitabilmente lei non ne uscì illesa, riportò infatti alcune ferite, ma non sentiva il minimo dolore, tanta era la gioia di essere sulla sua isola felice, mentre papà la caricava in macchina e il cacciatore incallito continuava a sparare contro la vettura tutti i proiettili caricati.

Tutto ciò non fermò i due che ad ottobre dello stesso anno, ossia del 1980, si sposarono coronando il loro sogno. Fu una festa per pochi intimi, senza abito bianco e a cui non presero parte i familiari della sposa. Ma questo non è importante per far durare una storia, essendo un matrimonio durato poi nel tempo: il mio, celebrato in una sontuosa chiesa, in uno splendido abito bianco, festeggiato con tutti i parenti e con un mega party si è infranto come un’onda su uno scoglio dopo soli 8 anni. Ecco l’abissale differenza.
Come continua la storia?
Papà, da uomo protettivo e giudizioso, non permise mai più al suocero di avvicinarsi alla figlia, portandola via anche da brutti ricordi di gioventù…
Papà, quell’uomo che non si è fermato neppure dinnanzi ai proiettili, per realizzare il suo amore, consapevole ciò che non è reale non ha valore, non esiste, è nullo.
Papà, che con la mamma ha attraversato tante avversità prendendola per mano, perché l’amore è entrare nella tempesta assieme ed uscirne ancora insieme, sempre.
Papà è il mio eroe.
Papà non ha detto di amare, papà l’ha fatto. E continua a farlo ogni giorno.
Papà c’è. Papà è restato. Papà è la certezza incrollabile di una presenza senza dubbi.
Papà ha le palle.
E io sto ancora aspettando l’arrivo di un uomo come lui nella mia vita.”

Ringrazio M. per la sua romanticissima storia e le faccio un in bocca al lupo affinchè possa trovare anche lei un uomo proprio così, come suo padre!

Se anche voi avete una storia interessante da raccontare o una testimonianza che sentite di dover condividere con i nostri lettori, scrivetemi una mail a: giorgialinho@libero.it
Vi aspetto.

Giirgia Linho

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Giorgia Linho
Sono nata a Napoli, 31 anni fa, in un freddo sabato di novembre. Ho studiato per assistente sociale presso l'Università "Federico 2". Amo la lettura fin dalla più tenera età e scrivo per passione solo da poco. Madre di un bambino di 9 anni, amo viaggiare e conoscere nuove culture e realtà.