Chiedimi scusa

0
257

Eva Ensler
Chiedimi scusa

Questa la dedica:
A tutte le donne che ancora aspettano delle scuse.
“Sono stufa di aspettare, mio padre è morto da tempo. Non mi dirà mai quelle parole. Non mi chiederà scusa. Perciò devo immaginarle …..Questa lettera è un’ invocazione, una chiamata. Ho cercato di permettere a mio padre di parlarmi come avrebbe fatto lui..”
E facendo parlare il padre in questa autobiografia la scrittrice racconta quello che le è successo dal punto di vista del padre.
Il linguaggio lucido, molto di introspezione è un pugno al cuore.
“A cinque anni ho lasciato il mio corpo”, racconta Eve ” e mi ci sono voluti molti anni per rientrarci.

La scrittura è stata fondamentale. Il linguaggio è una potente opportunità di ricongiungere i frammenti sparsi: si può trovare la lingua per tornare intere.
Questa lettera di scuse suo padre non avrebbe mai saputo scriverla perché era un patriarca, narcisista, che non prendeva nemmeno in considerazione la possibilità di aver commesso un errore.
Quando Eva è nata, il padre era felice, lei era la sua pupilla “ il mio pasticcino “ la chiamava.

Aveva 5 anni ed il padre 52, quando lui ha cominciato ad andarla a trovare la notte. Era un patto segreto tra loro, era la sua preferita in famiglia , odiata dalla madre e dal fratello che non perdeva occasione per farle i dispetti più terribili.
Nel libro Eve fa dire al padre che in lui c’era l’uomo-ombra, quello ce non si permette la tenerezza che ti può sopraffare quando ti nasce una bambina e allora il tuo amore e la tua tenerezza sai solo sessualizzarle, diventando un mostro.

Ma quando il dolore della bambina si trasforma in incubi notturni, in urla ingiustificate e rifiuto del cibo, si accende una spia. Eve ha 10 anni ed anche la scuola si preoccupa. Sarà sempre il padre a sistemare tutto, adducendo che nella sua famiglia c’era stato un caso simile, nulla per cui preoccuparsi.
“Da allora vissi per ferirti “, Eva non è più la preferita di casa, diventa il capo espiatorio, tutti contro ed in maniera sadica e aggressiva il padre, che arriva quasi ad ammazzarla, con il bene placet della famiglia. Eva lo sfida, ribatte, si lascia picchiare e umiliare, si lascia annientare.
“Veniva come un’ onda crescente dalla profondità del mio corpo…. Era una serpe infuocata… era ignobile e trionfante “- così si descrive il padre.

La continua violenza fisica e psicologia alla fine la distruggono, Eve attraversa le derive, scappa da casa, cerca di studiare e lavorare per mantenersi, ha un bagaglio troppo pesante da portare per riuscire .
Ovunque lei si trovi, lui farà di tutto per farla fallire.
La capacità di descrivere l’anima malata del padre è tale da trasmettere un grande malessere solo a leggere.
Un’analisi spietata “sono lacerato da contrazioni di vergogna, ero diventato una persona che traeva piacere dalla tua sofferenza.”
E l’analisi non può che andare a cercare le radici di tanto sadismo, e far venire alla luce il perché suo padre è così.
Motivo che comunque non è sufficiente per giustificare il male che le ha fatto.
E dopo un lunghissimo travaglio, gli fa dire
“EVE ti libero del patto. Revoco la menzogna. Tolgo la maledizione.“
“Vecchio, vattene.”
E così si libera di lui.

Eve Ensler è una donna molto impegnata per il riconoscimento dei diritti della donne e per la libertà sessuale.
Diventata già famosa con “I dialoghi della vagina“, che è stato anche messo in scena. In una intervista “amiamo i nostri figli maschi, ha detto Eve, smettiamo di adorarli: permettiamo loro di perdersi, piangere, vestirsi di rosa, impazzire per i lustrini – “tutti impazziscono per i lustrini!” – insegniamogli a essere responsabili, altrimenti alleviamo dentro di loro un tumore, che poi va in metastasi e produce quello che anche nel libro Eve fa dire al padre.

Un libro che è una denuncia, una liberazione, una storia vera che può essere d’aiuto. Un libro che sicuramente lascia un segno.

Anna