Che sia una Pasqua di Resurrezione per tutti noi

0
1661

Pasqua Salento

Una Pasqua quella di quest’anno che come sempre nel Salento coinvolge  grandi e piccini e mantiene le tradizioni. Così con ancora negli occhi i tanti altari adorni per l’occasione del giovedi santo quando viene riposta e conservata l’Eucaristia al termine della messa vespertina del Giovedì santo. Spettacolare ed intenso ho trovato quello della reposizione nella chiesa dell’Addolorata ( vedi foto Franco Mazzotta ). Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto all’errata credenza che i genitori si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue. Il pellicano è divenuto pertanto il simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli. Per questa ragione l’iconografia cristiana ne ha fatto l’allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato dal centurione romano, da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini.Sepolcro-Addolorata In una leggenda che si tramanda, il pellicano ama moltissimo i suoi figli, questi, non appena sono un po’ cresciuti, colpiscono il volto dei genitori, i genitori allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucciso. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo sangue, cadendo sui corpi morti dei piccoli, li resuscita. Questo volatile è quindi la metafora dell’aspirazione non egoistica all’ascesa verso la purificazione, simbolo della generosità assoluta. L’altare scelto per la reposizione non deve coincidere con l’altare dove si celebra l’Eucaristia. È inoltre tradizione che nelle chiese l’altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all’Eucaristia, che viene conservata in un’urna, detta repositorio, per poter permettere la Comunione nel giorno seguente, cioè nella giornata del Venerdì santo. La via Crucis ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. La Via Crucis rappresenta un momento di preghiera, di riflessione e un cammino penitenziale. La celebrazione della Via Crucis il venerdì santo, diviene così una celebrazione a carattere comunitario, la lunga processione viene accompagnata da canti e preghiere, un accompagnamento musicale e la sequenza dello Stabat Mater Dolorosa, riempiono l’aria di consapevole mestizia. La Via Crucis di diritto entra a far parte dell’insieme delle molteplici rappresentazioni popolari della settimana santa. Intensa la cromaticità data dagli elementi costituiti dalle varie confraternite, ognuna con abiti di diverso colore e spesso incappucciati, danno un tocco di colore e passione alle processioni. Altra tradizione pasquale è quella dei panieri formati intrecciando le foglie degli alberi delle palme, questi panieri contenenti a volte cioccolatini li regalavano i fidanzati alle fidanzate che ricambiavano a Pasqua con la “cuddhura”. Il giorno di Pasqua a mezzogiorno una volta tutti i parenti si univano a tavola per gustare il pranzo, tutti vestiti con gli abiti della festa e gustando un pranzo che un tempo era a base di cicorie cotte in acqua e condite con olio di oliva, uova sode, la “marzotica” gustata con fave verdi e come dolce non mancava mai la “cuddhura” ciambella con una o più uova sode. Le sacre rappresentazioni nel Salento si distinguono fra di loro per la loro teatralità e per il coinvolgimento dei fedeli durante il loro svolgimento. Ad esempio a Galatina le 14 stazioni della Via Crucis sono rappresentate da quadri appesi in un percorso sempre uguale che attraverso piazza S.Pietro, si snoda per una parte di corso Porta Luce fino all’altezza della stessa porta urbica e attraverso via Luce raggiunge il calvario monumentale posto sul fianco del santuario Madonna della Luce. Con Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso che contribuiscono a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva. Ma oggi facciamo festa, una nuova Pasqua ci attende, mentre il mondo ancora combatte guerre e crea carestie.

Raimondo Rodia