“Che pasticcio, Bridget Jones!” – Helen Fielding

0
1071

Secondo romanzo della trilogia più amata e seguita della Fielding. Divertente, emozionante ma sopratutto rappresentante di una mentalità che contraddistingue gli anni ’90 e la vita quotidiana delle donne di quel tempo, in questo romanzo l’autrice ha introdotto un’innumerevole quantità di colpi di scena, affrontati, come sempre, dalla nostra protagonista con tenacia, prontezza ed un pizzico di ironica spensieratezza.

La Bridget che incontriamo in questo romanzo è un pizzico diversa rispetto al primo romanzo in quanto più fiduciosa in se stessa sottolineato dal fatto che la troviamo coinvolta in una relazione sentimentale con Mark Darcy, come preannunciato nel finale del primo romanzo, ed inoltre dimagrita.

Proprio quando tutto sembra perfetto però ecco che compaiono i primi piccoli problemi. Stiamo parlando in particolare del rapporto funzionale che la protagonista intrattiene per tutto il libro con l’affascinante ma timido Mark che viene pian piano rovinato dall’intromissione di Rebecca, un brillante avvocato, nonché collega di Darcy che non si risparmia e in ogni modo cerca di portare zizzania per accalappiarsi il sensibile e introverso Mark.

Per Bridget, come se non bastasse, ci sono altri problemi oltre alla vita privata, problemi spesso legati alla sua famiglia, o meglio a quella pazza ed estroversa di sua madre che come viene descritta dalla protagonista è sempre libertina e chiocciante e se nel primo romanzo abbiamo incontrato Julio, qui ritroviamo un autentico Keniano. Come abbia fatto ad arrivare in Inghilterra? Beh, tutto merito della mamma e di Una, la sua migliore amica.

La suddivisione del romanzo è differente dal primo, mantiene la forma del diario ma con una suddivisione in capitoli che con una frase riassuntiva come titolo, riassumono i temi e gli eventi che verranno poi trattati nelle seguenti pagine.

Soggettivamente, rispetto al primo romanzo, mi ha emozionata meno, probabilmente perché in questo romanzo la protagonista ricade sempre ed inconsapevolmente nelle insicurezze precedenti e che sono già state trattate nel primo romanzo, inoltre se lo confrontiamo con il film, ci accorgiamo che non corrispondono i fatti e le scene, sopratutto il ruolo di Rebecca che nel film è lesbica. Inolte, il povero affascinante Daniel appare quasi una comparsa all’interno del romanzo, ed un po mi è dispiaciuto.

Lo consiglio a tutte quelle persone in cerca di un romanzo scorrevole, poco impegnativo e venato di un inconfondibile sarcasmo che durante la lettura è in grado di scaturire un sorriso sul volto del lettore.