Certe stanze

0
199

Certe stanze

Di Maria Rosa Oneto

Certe stanze
erano chiuse
e portavano impresso
uno strano odore
di muffa e terra avvizzita.
Una pellicola
in bianco e nero
girava nella sonorità
di un vacuo silenzio.
Mi guardavo attorno
in quella penombra di polvere
che sfogliava i muri
in un giorno senza neve.
Certe stanze, dove ancora
rimbalzavano i ricordi,
parevano sale operatorie
per degenti già morti.
Nessun dolore mi colse
alla vista del cavalluccio
a dondolo, della bambola
gettata su una poltrona
di raso,
del coniglio di pezza
smembrato in quattro
da cani ingordi e famelici.
Detti un’occhiata distratta
a quei cimeli dell’infanzia,
sentendomi più vecchia.
Impaziente di andarmene
a passi corti,
in bilico sulla speranza,
scuotendo la testa,
intorpidita e malata.
Una boccata d’aria
aggiunse respiro al cuore.
Svolazzai leggiadra
come un sogno d’allora
e mi trovai sdraiata
al sorgere dell’arcobaleno!