Cento battiti

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Gianluca Santise
Cento battiti

“Così, dopo ore di solitudine monitorizzata, mi resi conto che ero veramente rimasto solo, Joey Diamond era andato, il mio battito ostinato….. e io ero deciso a non fermarmi mai….”
L’io narrante di questo romanzo è il cuore, il nostro muscolo e il nostro motore.
In Inghilterra, con Joey ha fatto una vita di sobbalzi, tutta una corsa, tutto eccessivo, droga, alcool, corse in macchina all’ennesima potenza, con lui non si annoiava.

Dopo la fine di una nottata palpitante la Porsche di Joey ha fatto l’ultima corsa forsennata andando a sbattere contro una cabina telefonica.
“Sono rimasto al buio come congelato per ore, per giorni, non so, non ricordo…fino a che con uno strappo, mi ha invaso la luce “
Con sgomento si accorge di essere ospite dentro il corpo di Bill, un uomo tranquillo, fin troppo per le sue abitudini.
È il cuore che ci racconta di Bill sposato con due figlie, che era ormai senza speranza col suo cuore, quello di prima, malandato e che gli aveva così tanto condizionato la vita, da trasformarlo quasi in un automa, senza più stimoli, imbolsito, silenzioso, altro che Joey.
Col suo arrivo tutto cambia, per Bill e per la sua famiglia, Bill nato in Inghilterra da famiglia sicula, sposato con Emma, inglese.

Tutti cominciano una nuova vita, anche il cuore, che diversamente da tutti, è sempre sveglio, sorveglia sempre, con ritmo continuo, più o meno regolare, ma continuo, notte e giorno.
Anzi ora con ritmo più lento, a volte più noioso, non c’è rischio con Bill di prendere strattoni.
Da Bill tutti si aspettano più entusiasmo, più gioia di vivere, più ritmo, in fondo è stato miracolato, ma Bill ha altro per la testa, si chiude spesso nel suo studio in casa, legge i giornali, ritaglia pezzi e nasconde. Comincia ad essere assiduo frequentatore della biblioteca, consulta libri di medicina, antichi moderni, non uscirebbe mai da lì, la bibliotecaria, giovane e carina, deve sempre toccargli il tempo.

E senza che il cuore si accorgesse di nulla, lui stava bene, si ritrova in ospedale, “strizzato “ e allora sì che sussulta: biopsia di controllo.
Bill è un turbine di pensieri, ora è lui che lo fa sussultare è inquieto:” rigetto “, e dopo questa parola “si è scatenato l’inferno“.
Rientra nella normalità dell’operazione e tutto riprende a essere più tranquillo.
Nel silenzio più assoluto in cui si immerge Bill, il tum tamp è regolare e ritmico, sempre uguale, snervante, da fargli venire nostalgia di Joey.
“Col mio nuovo ospite sento di riuscire a battere più lentamente “

La sua famiglia è più chiacchierona, le
due figlie e la moglie non si fermano mai, cercano di rendere Bill sempre più partecipe alla loro vita, piene di attenzioni per lui, soprattutto la moglie.
L’appuntamento con la biblioteca è il suo passatempo preferito, si perde tra i volumi, la bibliotecaria Juliet è simpatica, anche se è sempre l’ultimo ad uscire e gli fa perdere tempo.
Bill si stanca e a volte si addormenta in biblioteca:”’io no non dormo mai, sveglio sempre, lavoro giorno e notte, batto sempre “
Ha un grosso cruccio Bill, vive grazie alla vita di un altro, ed è questo che lo fa chiudere nello studio a ritagliare pezzi di giornali .
Emma preoccupata per il marito e per distoglierlo dall ossessione per la biblioteca e per i ritagli dei giornali, organizza a sorpresa un viaggio per tutta la famiglia a Palermo, dove vivono i genitori e i fratelli di Bill.
La vacanza che trascorrono è davvero un toccasana, Bill finalmente si rilassa, le figlie sono felici ed incantate da quello che vedono e mangiano, e la moglie riprende il suo ruolo di donna innamorata ricambiata.

Gli zii sono molto premurosi, si crea tra tutti un’atmosfera magica, anche il cuore è felice, apprezza profumi e sapori .
Il ritorno in Inghilterra è faticoso per tutti, ma per forza di cose riprende il ritmo lasciato: scuola, lavoro per Emma e biblioteca per Bill.
Racconterà a Juliet, del suo cruccio e della ricerca che sta facendo attraverso i giornali, lei si presta ad aiutarlo, quando Juliet gli dice di cercarla dicendogli il suo cognome, Bill è per terra:” non ci posso credere, non è mai accaduto e invece mi sono fermato…Ma non è stata colpa mia, è stato quel cognome, una martellata, uno shock….mi sono fermato.”
Il romanzo da questo momento prende una piega diversa, Bill si riprenderà ma la sua vita e quella della sua famiglia, cuore compreso, dovranno fare i conti, con Juliet e quello che il suo cognome porta con se, con la sua vita e quella della sua famiglia.

Tutto all’improvviso è con un po’ di suspense e per la pace di tutti, ogni cosa tornerà al suo posto, sempre con un battito ininterrottamente.
È una trovata geniale questa di affidare l’io narrante ad un cuore, che è umano, che sì continua sempre a battere, ma è partecipe alla vita dei suoi ospitanti, del resto, senza lui, non potrebbero esserci loro.
Nel sottofondo del battito continuo scandito nel silenzio in cui si trova spesso con Bill, mi sono fermata ad ascoltare il mio battito, a pensare seriamente per la prima volta a come diamo per scontato che il nostro corpo funziona, quando funziona, pur sapendo razionalmente come siamo fatti anatomicamente, ma sottovalutando, perché è umano e non vivremmo sereni altrimenti, i danni, se qualcuno dei nostri organi non funzionasse più.

A volte non ci trattiamo bene,
tendiamo a sottovalutare i segnali del corpo ( alcuni invece li sopravvalutano ), se non c’è niente di particolarmente grave o disturbante, tiriamo comunque “ a campare “, il corpo in fondo è una macchina perfetta quando funziona .
Il cuore poi, rispetto ad altri organi del corpo, ha nel modo corrente di dire e pensare, una connotazione particolare. A volte si fa coincidere cuore e anima e allora “ha un cuore d’oro “ “ ha un cuore grande “, oppure lo si localizza dove sembra essere “ ho il cuore in gola “ “col cuore in mano “, o sede dell’amore:” “ama con tutto il cuore “, “gli ha spezzato il cuore “ è così via.
La sua funzione vera è quella di “battere continuamente”.
Se il nostro cuore ci parla,  ascoltiamolo.

Anna