CE N’ERA BISOGNO?

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La mia mente si perde sovente a pensare come sarebbe oggi la mia vita se, in passato, avessi fatto scelte diverse. Riflettere è sempre un bene, ci permette di soffermarci sulle piccole cose, di metterci in discussione, l’importante, però, è che tale riflessione non si trasformi in malinconia, in tristezza.

Il libro degli autori Mauro Medaglia e Gabriele Giovannacci, “Ce n’era bisogno?”, edito da Linee Infinite Edizioni, è interamente basato sulla riflessione.

Il protagonista indiscusso è Fabio, un quarantenne sposato con Laura, che vive con la mente sempre in movimento. Non è soddisfatto della sua vita. Si guarda alle spalle e vede un ragazzino pieno di sogni rimasti, ahimé, chiusi nel cassetto, forse per paura, forse per pigrizia, forse perché le cose dovevano proprio andare così.

L’entusiasmo che lo caratterizzava da ragazzino, pian piano è scemato. Il lavoro non lo entusiasma per niente, la vita di coppia si è stabilizzata e le abitudini hanno preso il sopravvento, le amicizie – a parte alcune necessarie e indissolubili – hanno lasciato il posto alla solitudine.

Fabio è un uomo solitario, amava suonare ma ha riposto in un angolo questa sua passione. Insomma, sembra annoiato da tutto e da tutti, sembra che la sua vita gli stia sfuggendo dalle mani senza che lui possa intervenire in qualche modo per migliorare le cose.

E’ pieno il mondo di persone come Fabio. Persone che si lamentano di tutto, che sono costantemente insoddisfatte, ma che continuano a vivere così seguendo una lista di doveri da assolvere. Penso che, spesso, vuoi la società che ci impone un certo modus vivendi, vuoi il nostro carattere, vuoi i nostri doveri verso la famiglia, gli amici, ecc., temiamo il cambiamento, temiamo che ciò che è diverso da quanto facciamo ogni giorno sia sbagliato, o non necessario.

Ebbene, questo libro analizza in modo divertente, ma approfondito, proprio questo aspetto: Fabio vorrebbe cambiare. La sua indole, il suo carattere, il suo essere com è lo spingerebbero altrove, lontano da dove si trova, a dare un senso alla sua vita che, al momento, un senso non ha. Ma gli manca una spinta che, forse, troverà.

A metterlo ancora più in discussione sarà una rimpatriata tra compagni di scuola, vent’anni dopo! Vedere i cambiamenti fisici, il lavoro di ognuno, la soddisfazione di sentirsi realizzati per aver “messo su famiglia”, innervosiscono Fabio che, pur fingendo di essere come gli altri, si sente una specie di fallito, una sorta di bicchiere mezzo vuoto…

Il confronto con gli altri è una dura prova da sostenere. Per quanto mi riguarda lo era ai tempi della scuola con i compagni più bravi di me in certe materie, lo è tutt’ora in ambito lavorativo, con i colleghi. E’ inutile nascondere che avere un confronto alla pari con gli altri è quasi impossibile. In ogni ambito, in ogni settore, ci sarà sempre qualcuno che è meglio di noi, come ci sarà qualcuno che è peggio, in quanto ognuno di noi ha delle capacità, delle preferenze, dei gusti diversi. L’importante, quindi, non è essere meglio o peggio di qualcuno, ma trovare la propria strada, seguire i propri interessi, cercare di realizzarsi in base a ciò che realmente piace e fa per noi…

In fondo la vita è una soltanto, e non ci è dato sapere se sarà lunga o breve. Il destino, la fortuna o la sfortuna hanno un peso non indifferente. L’insegnamento di questo romanzo è proprio questo: lasciar perdere di imitare gli altri, ma essere noi stessi sempre, nel bene e nel male.

Dal punto di vista narrativo gli autori hanno utilizzato frasi brevi, dirette, un linguaggio facilmente recepibile e sono riusciti a descrivere gli eventi in maniera approfondita, tale da permettere al lettore di immedesimarsi nelle varie situazioni e di viverle.

Una critica, però, va fatta. Da rivedere in modo più accurato la forma e attenzione ad alcuni errori grammaticali….

Elvira