Catanzaro e i suoi fantasmi

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Ci occupiamo spesso di folklore, leggende, fantasie. In giro un pò ovunque esistono dtorkOggi tratteremo i misteri di Catanzaro, in Calabria.

L’antichissima scoperta della Calabria

La Calabria è una terra antichissima, sulle cui coste, secondo la leggenda, approdò il pronipote di Noè, Aschenez, presso Reggio Calabria.

Dionigi di Alicarnasso e poi Tucidide, descrivono come circa 850 anni prima della guerra di Troia, sbarcarono qui Enotrio e Paucezio, provenienti dalla Siria.

Enotrio regnò a lungo qui, chiamando l’area Ausonia, in ricordo dei luoghi dai quali proveniva e a cui questa terra somigliava. Gli succedette il figlio Italo, che regnava sulla popolazione degli Itali, stanziata nella zona meridionale dell’istmo di Catanzaro.

Il nome stesso Italia nasce dunque da qui.

Anche qui, nella terra dei bronzi di Riace non mancano storie, misteri e leggende legate ai fantasmi.

Il fantasma del cimitero 

Una di queste leggende riguarda Catanzaro e il suo cimitero.

Il cimitero di Catanzaro, situato in via Paglia, contiene al suo interno la statua in marmo di una giovane ragazza, Gina Cardamone, nata nel 1930 e morta nel 1947.

La giovane morì a causa di una malattia incurabile, con la conseguente sofferenza dei genitori che ora riposano accanto alla figlia, morta prematuramente.

La storia che circola su questo “fantasma” ricorda altre storie di cui abbiamo trattato nella sezione dedicata al folklore e i misteri.

Durante le notti d’inverno, soprattutto le notti piovose, sul ciglio della strada nei pressi del cimitero, è stata vista una ragazza in attesa di qualcuno.

Ad un automobilista a cui capitò di fermarsi per darle un passaggio, la ragazza dopo aver starnutito e ringraziato, si presentò con il nome Gina.

La ragazza affermò che aveva atteso un amico inutilmente e che questo non si era presentato. Poieaveva iniziato a piovere. Così chiese al guidatore se avesse una giacca da prestarle e, dandogli il suo indirizzo, gli disse che sarebbe potuto passare a prenderlo il giorno dopo.

L’automobilista, presentatosi a casa della ragazza per riavere la sua giacca, si trovò di fronte i genitori di Gina. Questi, sorpresi e sconcertati dalla descrizione fatta della ragazza, gli dissero che la loro figlia era in realtà morta da tempo.

Mostratagli una foto, l’automobilista confermò poi che la passeggera da lui presa a bordo in quella serata era proprio Gina Cardamone.

Dopo la scomparsa dei genitori, non è dato sapere se lo spettro della ragazza vaghi ancora nei dintorni del cimitero nelle sere di pioggia chiedendo un passaggio.

Il ponte di Siano 

Sempre a Catanzaro c’è un altro luogo maledetto: Il ponte di Siano, ovvero il viadotto che collega il centro di Catanzaro al borgo periferico.

Proprio qui, nel 1936, fu trovato il corpo di Giuseppe Veraldi, un giovane diciannovenne la cui morte non è noto se fu dovuta a suicidio, a una disgrazia o ad altro.

Il posto non gode di una buona fama e pare che qui si aggirino degli spettri. Per questo motivo qui è stata posta l’effigie della Madonna di Porto per esorcizzare le anime inquiete, come quella di Giuseppe Veraldi che là sotto trovò la morte.

Lo spettro di Palazzo De Nobili 

E poi c’è Palazzo De Nobili, nella zona sudorientale del centro storico, in via Jannoni.

Si tratta della sede del Comune dal 1863. Anche qui gira da tanto tempo una storia di fantasmi, che vivono al suo interno.

La storia è quella dell’amore tra Adele, figlia del marchese De Nobili, e Saverio Marincola, membro dell’omonima famiglia nobiliare.

Il periodo in cui si svolse il fatto è il 1830-1840. I due amanti s’incontravano di nascosto e la loro relazione non era vista di buon occhio. Tutto ciò a causa delle idee politiche diverse della famiglia della giovane, leale ai Borboni regnanti, e di quella del raragazzo, famiglia rivoluzionaria.

E così ogni sera Saverio si recava sotto la finestra, in particolare l’ultima a destra della facciata anteriore del palazzo, dove Adele l’aspettava affacciata. I due si mandavano messaggi e baci.

Tuttavia i fratelli della ragazza scoprirono la cosa e affrontarono Saverio, il quale riuscì a fuggire. Adele venne allora rinchiusa nella sua stanza.

Saverio Marincola escogitò però un piano. Arrivò sotto palazzo De Nobili in sella al suo cavallo. Gli zoccoli erano ferrati d’argento ed emettevano uno scalpiccio diverso dagli altri cavalli che avevano zoccoli di ferro.

Adele sapeva riconoscerne il suono e si affacciava per rivedere e salutare l’amato. La cosa andò avanti per un po’.

Finché una sera, nei pressi del rione Samà, Saverio venne raggiunto da alcuni colpi di fucile. Venne soccorso ma non sopravvisse all’agguato.

Non appena Adele ebbe la notizia della morte dell’amato, smise di mangiare e di dormire e non volle più vedere nessuno.

Dopo un pò di tempo la magistratura scoprì che i colpevoli erano i tre fratelli di Adele, che fuggirono a Corfù. Adele invece, s’imbarcò in direzione Napoli, dove venne accolta nel convento delle “Murate Vive”, dove prese il velo.

Un suo fratello, quello minore, cercò di farsi perdonare e andò a trovarla a Napoli, ma lei si rifiutò categoricamente di incontrarlo.

In seguito alla morte della donna, molti testimoni hanno giurato di aver visto una figura spettrale, vestita da suora, aggirarsi nel palazzo De Nobili.

Molti di questi sono gli impiegati del Comune di Catanzaro che vengono disturbati da rumori improvvisi, come lo spostamento di oggetti e le porte che si aprono e si chiudono da sole.

Gli uomini della vigilanza notturna poi hanno paura di fare il giro d’ispezione per le stanze. Questo poiché alcuni di essi hanno visto e sentito lo spettro di Adele, tornato nella casa paterna sperando di rivedere il suo Saverio. Quella finestra nel frattempo è stata murata.

Verso la fine degli anni Cinquanta nel rione “Maddalena” una sedicenne della famiglia Barberio, soprannominata “la pedona”, fu perseguitata dal fantasma di un uomo che le appariva di notte nella sua casa.

Questo fantasma era quello di un bellissimo giovane dal lungo mantello nero, con un cappello a cilindro e stivali di cuoio. Il fantasma appariva quando la ragazza era sola nella sua stanza.

Lo spettro si proponeva come suo spasimante e, quando lei si opponeva, la malmenava selvaggiamente dichiarandosi geloso e lasciando sul corpo della fanciulla graffi e lividi.

Ovviamente nessuno credeva ai suoi racconti terrorizzati. Dopo anni il caso fu sottoposto a un esorcista.

Questo raccomandò alla famiglia di abbandonare immediatamente la casa e di non ripassare nemmeno nelle vicinanze dell’edificio.

La famiglia lo ascoltò. Anni dopo quella casa fu ristrutturata. Ebbene, durante i lavori, all’abbattimento di una parete, fu ritrovato lo scheletro di un uomo che era stato murato vivo.

Tra i resti dell’abbigliamento erano ben evidenti gli stivali neri di cuoio e un cappello a cilindro.

Il castello Normanno 

Infine, anche il castello Normanno, ora adibito a museo e a sede di mostre ed eventi culturali, è sede di presenze misteriose.

Nel tempo di massimo splendore, il castello era abitato da una bambina di nome Pulvirosa. Questa bimba aveva una faccia triste e piangeva spesso.

Pulvirosa era una delle più piccole serve nella grande fortezza. I suoi folti capelli neri erano sempre impolverati e indossava ogni giorno un vestito sgualcito con toppe colorate.

La bimba aveva perso i genitori durante la guerra contro Bisanzio e durante le dure giornate di lavoro non era riuscita a trovare una vera amica con cui sfogare i suoi tormenti e confidare i suoi segreti, le sue paure.

Finché una sera, affacciandosi alla finestra della sua stanza posta ai piedi della torre, notò una luce intensa provenire dalla finestra sovrastante.

Qualche attimo dopo scorse il profilo di una fanciulla dai capelli corti così biondi da sembrare quasi bianchi. Pulvirosa, incuriosita, provò a chiamarla con voce sottile.

La fanciulla era la figlia del re e si chiamava Chiaralba. Lei e Pulvirosa divennero amiche, si vedevano ogni sera e si raccontavano le loro giornate. Chiaralba riferì a Pulvirosa di avere un segreto molto importante da rivelarle e le diede appuntamento alla mezzanotte del giorno successivo al cancello del castello.

Pulvirosa raggiunse un passaggio segreto che conduceva al cortile di ingresso del castello. Dopo qualche minuto le venne incontro una figura vestita di scuro: era una strega.

Pulvirosa fu così condotta a una botola che dava accesso a un laboratorio segreto. La bambina terrorizzata osservò meglio il volto della strega e rimase scioccata quando capì che si trattava di Chiaralba!

Le chiese il perché della trasformazione. Chiaralba le spiegò d’esser vittima di un orribile sortilegio e che se a breve non avesse trovato un antidoto, un terremoto catastrofico avrebbe distrutto per sempre il castello.

Pulvirosa si offrì di aiutarla e insieme, ogni notte, le due amiche si recavano al laboratorio alla ricerca della pozione giusta. Ma Chiaralba si ammalò e nessun dottore fu in grado di curarla.

Non appena le sue condizioni si aggravarono fece chiamare Pulvirosa; si abbracciarono piangendo e subito dopo Chiaralba morì, ma la terribile maledizione non morì assieme a lei.

Di lì a poco un terremoto distrusse la città e il castello fu ridotto ad un ammasso di macerie, tranne la torre, che sopravvisse alla catastrofe.

Ancora oggi chi arriva a Catanzaro attraverso il ponte sulla Fiumarella può scorgere l’antica torre.

Nelle notti stellate e senza vento si sente un bisbiglio provenire dalle finestre divelte: sono le voci di Chiaralba e Pulvirosa… 

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