Castro Dei Volsci

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@Ladolcevitaly e Loscrivodame continuano a viaggiare per l’Italia e i suoi borghi. Questa è la volta di Castro dei Volsci, in Ciociaria, sulla cima di Montenero.

Qui giaciono i resti di una Rocca che guardava e difendeva l’antico “Castrimonium”, nel periodo medioevale chiamato “Castrum in Campanea”, oggi diventato Castro dei Volsci.

Ma perché Volsci? Perché proprio questo popolo è ritenuto l’autore delle mura megalitiche. Poi, nel 542, i monaci di Montecassino costruirono qui un piccolo oratorio, S. Nicola, intorno al quale sorse pian piano il centro abitato. 

Castro nei secoli fu poi incendiata dal Barbarossa, diventando poi feudo dei Colonna, dei Borgia, dei Carafa.

Situato nel fulcro della Ciociaria, nel sud del Lazio, con un panorama suggestivo e maestoso, questo borgo ha tuttora l’aspetto di un borgo medioevale con tanto di archi, torri e muri di sasso.

Castro dei Volsci è piacevole da visitare e vivere, nel centro cittadino si può ammirare la Fontana Grande, un opera monumentale del secolo scorso, mentre sulla torre civica spicca l’orologio a scatti pendolari.

Curioso anche il monumento alla “Mamma Ciociara” eretto nel 1964, mentre l’area archeologica di S. Maria del Piano nasconde  antichi monumenti come ville rustiche, impianti termali, necropoli, che testimoniano un insediamento che copre un ampio periodo storico, dalla tarda età repubblicana (sec. I a.C.) all’alto medioevo (sec.VII-VIII d.C.).

Dicevamo che l’aggiunta “dei Volsci” è relativamente recente. In effetti risale al 1872, e fa riferimento al popolo che abitava quest’area in epoca preromana.

In paese esiste anche un Museo archeologico, dove sono esposti reperti marmorei provenienti dalla villa romana del Casale di Madonna del Piano. Qui, nel 1998, durante il restauro della basilica paleocristiana, è stata rinvenuta una lastra marmorea del III secolo d.C. appartenente alla fronte di un sarcofago.

Nel clipeo è incisa l’iscrizione funeraria di dedica a un bambino, Artemisio, un liberto figlio di schiavi, che nella villa trascorse il breve tempo della sua vita. Dopo millenni resta vivo il suo ricordo.

Un po’ di storia

Un borgo tranquillo arroccato su un cucuzzolo che svetta sulla valle del Sacco, proprio nel luogo dove scorreva il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.

Chi ti osserva passeggiare seduto davanti alle case, se di sangue autoctono, ha come probabili antenati i Volsci, che qui arrivarono attraverso i fiumi intorno al V secolo a.C. per poi essere assimilati dai Romani. Questi ultimi, come detto, avevano un insediamento presso la piana del Casale.

Qui tra il 542 e il 552 d.C. i monaci Benedettini, classe monastica di grande influenza nell’Alto Medioevo, fondarono il monastero di San Nicola, sorto una ventina d’anni dopo quello di Montecassino. Ancora oggi le pareti più antiche della chiesa conservano tracce di affreschi eseguiti nel XIII secolo in stile bizantino con scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Verso l’anno Mille, in pieno Medioevo, il pericolo di scorribande e devastazioni spinse la comunità del Casale ad abbandonare il fondovalle per arroccarsi sull’altura fortificata che oggi ospita Castro dei Volsci. Popolazioni nordiche, slave, arabe imperversavano in quei tempi in tutta Italia e non sempre andavano per il sottile al loro passaggio, creando razzie, morte, devastazioni.

La cinta muraria originaria, al cui interno si trova la chiesa di Sant’Oliva, resta ancora immaginabile nell’andamento ad anello dell’attuale via Civita. Poi vi era un circuito più esterno di mura cui si accede attraverso le porte. In pratica le porte della Valle, di Ferro e dell’Ulivo, consentono di accedere a un circuito più esterno, mentre Porta dell’Orologio immette nella seconda cerchia muraria, più interna.

Quando passate da Porta della Valle, entrate in un luogo particolare, composto da viuzze strette e tortuose, fiancheggiate da casette in nuda pietra. I vicoli sono lastricati in cotto. Qui Archi, botteghe già presenti nel medioevo e portali bugnati, riportano ai tempi della famiglia Colonna, proprietaria della rocca di San Pietro, che era posta a fianco della chiesa di Sant’Oliva e di cui rimangono pochi resti.

Castro dei Volsci nonostante la posizione a rischio, non lontana da Montecassino, si salvò in buona parte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che lambirono il paese, senza distruggerlo.

Il film di Vittorio De Sica “La Ciociara” ha in comune col monumento alla Mamma Ciociara di Castro, il ricordo degli stessi eventi che lo resero celebre. Tra le mura di sasso del paese nacque nel 1921 Nino Manfredi, grande attore della cinematografia italiana.

Oggi è un borgo silenzioso e fiero dove si respira un’aria antica e salutare. All’interno delle mura si trova anche la chiesa di Santa Maria, forse della seconda metà del XII secolo. 

“The “borgo” is surrounded by a beautiful landscape rich of water, that descends along the hillsides down to the Sacco River valley. From the plain up to the 1,116 meters of Monte Calvilli, you go through white limestone or hills covered with woods. ⠀
Part of the territory falls into the regional natural park of the Ausoni Mountains and Lake of Fondi, which houses the Roman Temple of Jupiter Anxur, with spectacular views of the Circeo and Gaeta promontories and the island of Ponza”

Quando le nuvole camminano basse, la visione di Castro dei Volsci è magica, poetica e misteriosa. Il paese, non a caso definito “il balcone  della Ciociaria”, è circondato da un paesaggio incantevole, ricco d’acqua, che discende lungo i crinali dei monti durante le piogge raggiungendo a valle il fiume Sacco.

Il Monte Calvilli coi suoi 1116 mslm, discende fino a valle, tra i biancheggianti calcari, con intorno le colline ricoperte di boschi. Le zone rurali nei dintorni, abbondano di aree a pascolo e vegetazione naturale e sono ricche di biodiversità: insetti volanti, farfalle, tantissime specie di uccelli e predatori notturni, abitano da sempre queste aree, ricche anche di specie botaniche come rari esemplari di viola, giglio e narciso.

Buona parte del territorio ricade nel Parco naturale regionale dei monti Ausoni e Lago di Fondi, dove si trova anche il tempio romano di Giove Anxur, posto in una posizione con spettacolare vista sui promontori del Circeo e di Gaeta e sull’isola di Ponza.

Tornando a Castro, durante ogni Natale, si trasforma in un vero e proprio presepe, con gli abitanti che si prestano a sfilare in costume d’epoca e le vecchie botteghe che riempiono le vetrine, ricche di oggetti tradizionali.

Ovviamente in questa zona non mancano le tradizioni culinarie, essendo una terra ricca di prelibatezze. Sono inevitabili pranzi tipici a base d’abbacchio, pasta all’uovo, lumache e pasta e fagioli. Tipici del posto sono i fini fini, un tipo di pasta ricavata dal semplice impasto di farina di grano, acqua e uova  Sono in pratica delle fettuccine sottili dette appunto “fini fini”, condite con sugo di frattaglie di pollo e pomodoro. Poi ci sono le sagne, condite con fagioli e cotiche di maiale. Tradizionale è anche la minestra di pane, accompagnata dalle verdure di stagione, mentre qui è ottima pure la salsiccia di maiale, condita con aglio e bucce d’arancia.

Insomma, in queste zone ci si diverte anche a tavola…Fede