Castelcanafurone e la Valle d’Aveto

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Continua il lungo viaggio di Loscrivodame e @Ladolcevitaly.

Oggi ci troviamo nell’Appennino settentrionale nell’area posta al confine tra 4 regioni: Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria e Toscana. La Provincia è quella di Piacenza e la Località indiziata è Castelcanafurone, nel comune di Ferriere. La località è composta da due centri abitati: Lovetti e Marchi. Strettamente collegato a quest’area è il parco d’Aveto.

Castelcanafurone, borgo facente parte del comune di Ferriere, è un centro di soggiorno dalle qualità paesaggistiche evidenti, un luogo che fù un tempo noto soprattutto per le miniere di ferro e rame e che si trova a ridosso delle dorsali appenniniche liguri-emiliane.

Questa è l’area che separa il bacino del Torrente Nure da quelli dei Torrenti Taro, nel parmense e il bacino del Fiume Trebbia. Un tratto di appennino diviso tra genovese e piacentino.

Sono quei paesi di cui l’Italia va fiera, da Nord a Sud, che costituiscono un patrimonio inestimabile che va difeso e preservato. Qui l’aspra conformazione del territorio ha prodotto difficoltà nelle comunicazioni e un certo isolamento socio-culturale. La questione è storica e di lunga data.

Il rovescio della medaglia è la conservazione nel tempo di pregevoli aspetti naturalistico-ambientali di rara fattezza, anche in Italia. Questo rende decisamente interessanti per appassionati ed escursionisti, alcuni percorsi, come quelli che conducono al Lago Moo, al Lago Bino e ad altri laghetti.

Di fatto questi altro non sono che stagni e torbiere di origine glaciale, presenti da migliaia di anni e che testimoniano l’azione di modellamento sul crinale appenninico svolto da ammassi di ghiaccio presenti nell’alta valle del Nure oltre 12.000 anni fa.

In effetti quest’area è situata nell’Appennino piacentino, dove Castelcanafurone si trova a 837 metri dal livello del mare. La frazione è posta sulla strada provinciale 50 ad una decina di chilometri dal capoluogo Ferriere. Altro non è che un tipico e molto grazioso borgo di villeggiatura di montagna, come tanti altri in Italia, poco abitato in inverno, discretamente in estate.

Qui la pace e la natura si respirano a pieni polmoni ed è un luogo ideale per staccare la spina da tutto ciò che è stress da vita quotidiana.

La vicina Ferriere, capoluogo e centro importante dell’Alta Val Nure e della confinante Val d’Aveto, nella parte orientale dell’Appennino Ligure è molto conosciuta nell’area del Piacentino come meta di villeggiatura estiva. Il nome Ferriere deriva dalle miniere per l’estrazione del ferro e la sua storia si arrampica nei secoli fino al primo millennio anche se le prime popolazioni Liguri si trasferirono qui nell’età del ferro. Anche i Romani, prima del crollo dell’Impero di Occidente vivevano in zona, soprattutto per sfruttare le miniere, poi la zona venne abbandonata.

Dopo essere stata dominio dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, finì sotto il dominio della Repubblica di Genova. E in effetti in questa zona l’accento dialettale è un misto tra il Ligure e l’Emiliano.

La storia dell’età di mezzo in quest’area resta legata alle miniere di ferro. E in effetti, fu area di confine, ma mai definitivamente abbandonata per via delle sue miniere. Nei secoli la zona della Val Nure fu divisa in giurisdizioni civili ed ecclesiastiche. La scarsità del ferro che si riscontrava in tutta Europa attorno al XII secolo, spinse i governanti a sfruttare le miniere  La zona tra l’altro è sempre stata caratterizzata da una notevole estensione boschiva e da una ricchezza idrica tale da assicurare il buon funzionamento degli impianti di estrazione.

Il territorio, entrato nel Ducato di Milano, fu concesso in feudo dal duca Francesco Visconti al suo consigliere Tomaso Moroni da Rieti, che ottenne così la facoltà di estrarre i metalli, fonderli e concedere esenzioni fiscali ai minatori.

Tutto ciò porto alla crescita demografica dell’area, mentre l’arrivo di ulteriori maestranze fece nascere intorno al 1465 un nuovo insediamento di minatori e fabbri alla confluenza dei torrenti Nure e Grondana chiamato Reate in omaggio di Tomaso Moroni e della sua provenienza.

Con l’andare del tempo, con la rinuncia da parte del Moroni a gestire le miniere e i litigi con il duca, iniziò un periodo di calo e decadenza degli impianti. A rivendicarle fu dunque la famiglia dei Nicelli, signori dell’alta Val Nure, che avanzavano il diritto di prelazione. Finché nel 1483 le miniere che sembravano in rovina, furono cedute dai Landi ai Nicelli nel 1509.

Nel XVII la zona fu invasa dalle milizie spagnole, che danneggiarono gli impianti e più tardi prese piede il fenomeno del contrabbando di ferro grezzo e rottami, diretti prevalentemente verso la zona Ligure, a caccia di ferro per le darsene.

Nel 1746 Filippo di Borbone optò per una gestione diretta del ducato, per non ostacolare l’attività degli impianti posti più a valle che lavoravano il rame estratto a Ferriere.

Guillaume du Tillot portò l’attività estrattiva di Ferriere all’apice ma poi, la mancata costruzione del proseguimento fino a Ferriere della Ferrovia Piacenza-Bettola, portò al tramonto ogni attività mineraria.

Nel Novecento il territorio ha subito un massiccio spopolamento come tanti paesi e borghi di montagna italiani.

“Castelcanafurone is a wonderful little hamlet located nearby Piacenza”

I monti e le bellezze naturali 

Il luogo è ricco di sorprese e fonte di relax, per questo c’è chi ogni anno decide di passare del tempo in zona. Proprio qui, in questa zona, si trova l’area protetta della Val d’Aveto, che presenta caratteristiche prettamente montane, fatte di rocce emergenti e abbondanza di acqua.

Proprio qui si trovano alcune delle cime più suggestive dell’Appennino ligure come il Monte Penna (1735 m), dotato di una bella foresta di faggi e conifere e affiancato sul versante nord-est dall’imponente guglia del Pennino. Confinante sul versante nord di trova invece la conca della Nave, interessante avvallamento simile a una barca, frutto di una faglia su cui ha agito l’erosione del tempo e degli agenti atmosferici.

Il Monte Aiona (1701 m) è invece caratterizzato da grandi pascoli sul versante ligure e foreste di faggio su quello piacentino e padano. La cima si presenta ampia e piuttosto arida, da cui emergono rocce. spesso coperta da nebbie fittissime.
Il Monte Maggiorasca (1799 m), di fatto la vetta più elevata dell’Appennino Ligure, è la cima principale di un gruppo montano, di cui fanno parte un’insieme di affioramenti rocciosi e pareti di prati e boschi.

A questo gruppo roccioso appartengono alcuni rilievi come il Dente della Cipolla, aguzzo monolite diabasico alla cui base si apre l’ampia conca di origine glaciale detta Prato della Cipolla, il Monte Bue, una montagna erbosa di tipo calcareo, la Rocca del Prete, muraglia orientata a sud ovest, lunga circa 600 metri, piena di ripidi e incassati canaloni dove sorge la bellissima cascata dell’Acquapendente.

Infine interessanti anche  il Croce di Martincano e il Tomarlo, spartiacque tra la Val d’Aveto e la Val Ceno oltre al Groppo Rosso, montagna ripida, che durante il calar del sole si colora di rosa per effetto della presenza di Sali di ferro e magnesio nella composizione delle rocce.

Il fiume Aveto che percorre tutta la vallata fino alla confluenza con il Trebbia, presso Priosa scorre tranquillo, poi si allarga nel vastissimo pianoro alluvionale di Cabanne. Poi ancora aumenta la velocità nella forra del Malsapello e nel tratto ponte di Alpepiana_Salsominore dove scorre in un profondo e suggestivo canyon.

Le foreste e i laghi di origine glaciale creano un ambiente montano di grande interesse, oltretutto incontaminato e inalterato. La Val d’Aveto è per questo da sempre meta degli appassionati di alpinismo ed escursionismo, pronti a percorrere percorsi intriganti.

Tanti anche i luoghi architettonicamente interessanti come il Nucleo di Ventalora, nel comune di Rezoaglio, un gruppo di case che creano un impianto architettonico medioevale molto caratteristico grazie ai suoi edifici in pietra, ai portali, agli archi e alle volte. Proprio qui si trova uno dei più antichi portali della valle datato 1631.

Sempre a Rezzoaglio, da segnalare il nucleo rurale di Villa Cella, un insediamento religioso del 1103 che fu in epoca medioevale residenza dei frati. Del monastero al giorno d’oggi restano alcuni ruderi all’interno di un mulino nei pressi dell’alto campanile della chiesetta del paese.

In zona è da visitare anche il Castello di Santo Stefano d’Aveto, posto al centro del paese e che nel XIII secolo fu roccaforte di tre dinastie importanti come i Malaspina, i Fieschi e i Doria. Qui spicca la la fortificazione, con un perimetro di mura possenti a pentagono divise tra cinque bastioni sugli spigoli.

Anche l’ambiente e i paesaggi in zona non sono affatto male, cone la Riserva orientata delle Agoraie, con i laghetti di origine glaciale che si trovano nell’area montuosa compresa tra il Monte degli Abeti al Groppo Rosso. Sono qui presenti quattro laghetti perenni ed alcuni stagionali, con il gruppo dei laghi delle Agoraie di Sopra che è quello ritenuto di maggiore interesse.

Il lago degli Abeti in particolare, deve il suo nome alla presenza d tronchi fossili di Abete Bianco sul fondo e tuttora visibili, che lo rendomounico.

L’area risulta non accessibile se non per motivi di studio o di vigilanza. Un altro lago interessante è il Lago delle Lame, sempre nel comune di Rezzoaglio e nella foresta che porta il suo stesso nome. Si tratta di un piccolo laghetto verde incastonato fra gli abeti da dove partono numerosi sentieri che conducono al Parco dell’Aveto.

Nel Parco Nazionale d’Aveto è possibile effettuare percorsi di trekking ed escursioni a piedi lungo i sentieri del Parco, ma anche escursioni in bicicletta. Noti sono l’anello del Tomarlo, anello di La Villa e tanti altri percorsi di grande fascino e bellezza naturale.

A completare l’offerta naturalistica anche le escursioni a cavallo, situate a cavallo dalla Casermetta forestale del Penna e lungo l’Alta Via dei Monti Liguri e lo sci di fondo, posto lungo la strada che unisce il Tomarlo al Penna passando per l’Incisa, per una lunghezza complessiva di 40 km e lo sci alpino a Santo Stefano.

Anche nella zona del parco, le tradizioni contadine non mancano, tra cui l’annuale Transumanza a Santo Stefano d’Aveto, con il trasferimento del bestiame dalle malghe in alta quota alle stalle in paese. 

Prodotti gastronomoci locali

Tanti i prodotti locali come il Formaggio San Stè, Sarazzu, una sorta di ricotta salata stagionata, i funghi, il miele di castagno, erica e millefiori, i Crosetti, una tipica pasta della ligure realizzata con stampi in legno. Salumi, Canestrelli di Santo Stefano d’Aveto, la pinolata, ovvero una torta dolce ricoperta in superficie di pinoli e zucchero semolato.

Per quanto riguarda il tratto inferiore del fiume ‘Àveto, dal borgo di Boschi alla confluenza nel Trebbia appena a monte di Marsaglia, scorre infossato tra due versanti ripidi, quasi toalmente coperti dai boschi.

Le uniche superfici utilizzabili per coltivare si trovano un po più in alto, qualche centinaio di metri sopra il fiume. I geologi chiamano queste aree “paleosuperfici” , essendo il residuo di un fondovalle più antico, che poi nei millenni il fiume ha ripreso a scavare.

I paesi e le fasce coltivate, sorgono su questi rari pianori, collegati tra loro da strade e sentieri a mezza costa, mentre il fondovalle non offriva vie carrabili fino ad alcuni decenni fa, quando fu costruita la strada fra Marsaglia e Rezzoaglio.

Castelcanafurone, Brugneto, Tornarezza, Curletti, Cattaragna, hanno quindi sempre avuto stretti rapporti con l’adiacente val Nure. In tal senso si spiega l’anomalia amministrativa per cui questi borghi appartengono tutti al comune di Ferriere che si trova nell’altra valle. Da qui l’appellativo di “val d’Aveto di Ferriere”.

L’alto Aveto è invece caratterizzato da ampie conche verdeggianti ricche di pascoli e allevamenti e da sempre legati alla Liguria.

Il canto di maggio 

Di queste zone è tipica la tradizione del canto di maggio, un canto che si svolge la sera e la notte a cavallo fra il 30 aprile e il primo maggio in tutti i paesi dell’area, in tante versioni, sempre un pò diverse da paese a paese.

Gran parte dei cantori provengono in realtà dal paese di Tornarezza, a cui l’evento è più strettamente associato. Il maggio di Tornarezza non si è mai interrotto nel corso del Novecento, se non raramente, come, ad esempio, in seguito a disgrazie che hanno funestato i paesi di recente. 

A rinnovare la tradizione di fatto, sono solo un gruppo di uomini dei paesi, che ogni anno rinnovano l’iniziativa per attaccamento agli usi che hanno sempre vissuto e questo, finché dura, ha grande fascino.

Grandi suonatori d’orchestra d’altronde provengono da queste zone come i fratelli Giovanni e Luigi Agnelli, di Costiere di Coli o il fisarmonicista Attilio Rocca, di Ozzòla. 

I canti a Castelcanafurone

A Castelcanafurone (o più semplicemente “Castello”), presso il nucleo abitato di Lovetti, dove si trova una storica osteria, il mese di maggio ha inizio con i primi canti eseguiti all’aperto. Il canto poi si trasferisce nei dintorni, da Salsominore al borgo di Casale fino all’Aveto, luoghi dove i cantori sono molto attesi e stimati. Qui come in tutta l’area le serate del 30 aprile sono da vivere e sentire da osteria a osteria, da borgo a borgo.

Per tutti questi motivi la zona si presenta molto affascinante e poco conosciuta ai più, molto interessante da vedere e conoscere…e ricca di sorprese e tradizioni nascoste…Fede