Casalabate 1492, tra mito storia e leggende raccontate da Nandu Popu

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Siamo a Casalabate nel 1492, per meglio dire Casa dell’Abate, son passati pochi anni da quando i Turchi sono sbarcati ad Otranto ed hanno trucidato l’intera cittadina in nome di Dio.

Cristoforo Colombo attraversando l’oceano Atlantico è convinto di aver scoperto una nuova via per arrivare alle Indie navigando verso occidente ed accidentalmente scopre un nuovo continente che prenderà nome da un altro navigatore italiano Amerigo Vespucci.

Un grande storico di quel tempo proprio qui aveva la sua villa con giardino di delizia, per pensare, filosofare e scrivere, il suo nome era Antonio de Ferraris detto il Galateo per le sue origini galatonesi. Proprio lui esaltò questi luoghi bagnati dal mar Adriatico nel suo libro De Situ Iapygiae, scrisse con enfasi della Specchia Caulone, la più grande e mitica Specchia del Salento.

Qui il principe Tancredi di Altavilla poi divenuto Re di Sicilia durante una battuta di caccia ebbe la miracolosa apparizione della Madonna tra le corna di un cervo e decise di costruire la famosa abbazia. Son passati secoli e attraverso il racconto teatrale di Fernando Blasi ( Nandu Popu ) ritroviamo e ripensiamo ad una Casalabate completamente diversa passata attraverso le ferite profonde inferte a colpi di tondino di ferro e mattoni forati.

Questa terra seduce ancora nonostante l’uomo. In alcuni tratti scempio e vergogna di un piccolo mondo antico che fino alla furia edilizia degli anni ’70 aveva avuto un suo modello intenso ma equilibrato di antropizzazione.

All’improvviso, l’allegria cede all’amarezza, perché un abuso ben più grave appare all’orizzonte e si ingigantisce di minuto in minuto. Tutto il tratto di costa da Casalabate a San Cataldo è una lunga, immensa colata di cemento; una schiera beffarda e volgare di case ammassate senza criterio, di strade asfaltate che vanno a perdersi sterrate in una campagna retrostante dove altre decine, centinaia di monolocali originariamente concepiti per uso agricolo attendono l’occasione per un ampliamento e per un condono. L’orrore è dato dall’ostinata ipertrofia volumetrica che non arretra nemmeno di fronte all’erosione inesorabile degli arenili.

Qualcuno lo chiama “Casbalabate” il pugno nell’occhio delle marine leccesi, la township delle vacanze caserecce che se ne infischia del mare che le divora la battigia di un metro all’anno. Un dedalo di edifici venuti su dal nulla e puntualmente risanati in barba agli appelli degli intellettuali, alle mobilitazioni degli ambientalisti, ai moniti dei geologi. Tutto questo di volta in volta ignorato, blandito, ipocritamente diffidato, e poi ancora coccolato, indultato e finalmente legalizzato, fino a Frigole si indovina il desolante retroterra civile di questa muraglia d’intonaci plastificati dai colori più assurdi, gloria e miseria di progetti “fai da te” e di silenzi ed assensi.

Casalabate 1492 è una favola noir del sud in musica e parole. Un progetto composito che vuole esplorare, mediante un luogo semi sconosciuto del Salento, i territori del sud che si affacciano sull’Adriatico e sono stati variabilmente culla della storia antica e dello spaccio contemporaneo, che hanno generato dei ed eroi in carne ed ossa, che hanno fatto sì che un luogo di villeggiatura, agli occhi del bambino Nando, diventassero un paradiso perduto da restituire al mare. Un dialogo tra un bambino – uomo e un chierico e compagno di vacanze estive.

Nando, cavalcando uno scoglio che poi si disvela per il suo animale totemico, crede con meravigliato stupore alle favole di una Casalabate dimora di viziosi abati e badesse che hanno generato, nei secoli, uno stuolo di figli perduti nella terra e nell’olio. Il suo compare, in groppa ad un asinello rosso da bambini, è più smaliziato e riporta Nando alla realtà richiamandolo ai suoi doveri di narratore cantante.

Casalabate 1492 è un concerto per gli invisibili, Fernando Blasi si fa cantastorie di un’infanzia che non ha smesso di scavare e farsi eco nelle sue vene dove riecheggiano ancora i nomi e le voci di personaggi mitici e perduti, come Narduccio e Sartana, il primo musicista che Nandu Popu dei Sud Sound System ha incontrato ancora bambino sui marciapiedi di Casalabate.

Tutto questo per raccontarvi che lunedi 26 luglio 2021 nello scenografico castello di Tutino, ci sarà lo spettacolo teatrale firmato da Koreja, con il testo di Fernando Blasi, con Fernando Blasi, Carlo Durante, regia Salvatore Tramacere, aiuto regia Giulia Maria Falzea, Scenografie e disegno luci Lucio Diana , tecnico Alessandro Cardinale Realizzazione dell’ippopotamo di cartapesta Deni Bianco, Letture tratte da La crociata dei bambini di Marcel Schwob. Uno spettacolo che consiglio di non perdere.

Raimondo Rodia