Perché consumeremo carne sintetica: un pò ho i brividi, ma sembra ci siamo

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Top view of cultured chicken meat concept for artificial lab grown in vitro cell culture meat production with frozen packed raw meat with yellow chicken meat label

Oggi affrontiamo una questione attuale e inerente al tema ambiente: la carne sintetica.

Nel web girano migliaia di notizie su svariati argomenti, attendibili o meno. In questi giorni leggo ad esempio: Arriva la prima carne vera senza uccidere gli animali.

L’articolo, più di uno a dir la verità, riferisce dell’arrivo nei ristoranti di Singapore della carne coltivata in laboratorio, dopo che il Paese asiatico è diventato il primo al mondo a dare il via libera alla carne creata senza macellare alcun animale.

In realtà la carne sintetica da laboratorio esiste da anni e già da tempo si dibatte sull’argomento. Sensazione mia? Un pò di “Impressione“. Ma forse sono solo costruzioni mentali che abbiamo da millenni e che dovremo per forza abbandonare, per una questione di sostenibilità e per molti, ma non per tutti, anche di rispetto e pieta per gli animali.

Intanto ci comunicano che la carne è prodotta con un processo particolare che impila sottili fogli di muscoli ​​e cellule adipose coltivate in laboratorio. Con questo procedimento crea vera carne e lo fa da una cellula madre estratta da un animale senza ucciderlo.

La tecnica è stata adattata dalla medicina e utilizza un metodo utilizzato per far crescere il tessuto per i trapianti umani. Gli strati vengono impilati in un pezzo solido di qualsiasi spessore e sintonizzati in modo di replicare il contenuto di grasso desiderato.

Il processo è opera di Ravi Selvaganapathy, un ricercatore dell’università canadese Mc Master di Hamilton.

La svolta è “seria” ed ecco il primo pollo coltivato è prodotto in una struttura di ricerca alimentare gestita dal Politecnico di Singapore. La parte commerciale è gestita dalla startup americana Eat Just. 

Tutto bene? Tutto bello? Diciamo che ci sono ancora alcuni interrogativi.

Le aziende sono alla ricerca di metodi produttivi sostenibili per produrre carne in modo sostenibile e meno dannoso dal punto di vista ambientale. E questo è un fatto.

Il consumo di carne come lo concepiamo oggi è considerato una minaccia ambientale, poiché i bovini producono metano, un potente gas serra. Nel frattempo il disboscamento delle foreste per far posto agli animali distrugge le barriere naturali contro il cambiamento climatico. Insomma, danno su danno.

Se a ciò aggiungiamo che siamo ormai quasi 8 miliardi sul pianeta, si fa presto a immaginare. Si prevede che il consumo di carne sia destinato a crescere di oltre il 70% entro il 2050. Dunque, serve un’alternativa.

Le alternative coltivate in laboratorio potranno dunque svolgere un ruolo importante nel garantire un approvvigionamento alimentare che sia sicuro e sostenibile.

Churchill non uno qualunque sosteneva:

«Sfuggiremo all’assurdità di far crescere un pollo intero, solo per mangiarne il petto o l’ala, facendo crescere queste parti separatamente in un ambiente adatto.»

Fifty Years Hence, The Strand Magazine (dicembre 1931).

Dal punto di vista della definizione, la carne sintetica o coltivata o carne pulita (o anche carne artificiale o in vitro) è un prodotto di carne animale che non è mai stato parte di un animale vivo.

Al di là dell’impressione che posso provare io di cui frega poco al mondo, ci sono però alcune questioni che per ora rimangono:

  • Questione pratica e ricerca

Nel XXI secolo si sono portati avanti e finanziati parecchi progetti di ricerca che sono di fatto riusciti nella produzione di carne in vitro nei laboratori.

Un team olandese ha prodotto e mangiato il primo hamburger in vitro, con tanto di conferenza stampa a Londra ad agosto 2013. Ma restano diverse difficoltà da superare prima che la carne in vitro diventi disponibile in commercio e questo è il punto.

La carne coltivata costa tanto, anche se ci si aspetta nel futuro prossimo una riduzione dei costi grazie al miglioramento delle tecnologie. 

La carne sintetica è preferibile sia da un punto di vista etico, dal momento che non richiede uccisioni e riduce i rischi di crudeltà sugli animali, sia da quello economico, riducendo potenzialmente in maniera drastica l’impatto ambientale e monetario dell’industria della carne.

Ma non tutti su questo punto sono d’accordo. In tanti restano dell’idea che la carne debba restare disponibile in modo naturale. Secondo taluni vale l’assunto per cui “certi pasticci e meglio non farli”.

La coltivazione in vitro delle fibre muscolari è stata effettuata la prima volta nel 1971 da Russell Ross. Allora il risultato era un tessuto muscolare liscio derivato dal maiale, e fatto crescere in coltura cellulare.

La coltivazione in-vitro invece è possibile dagli anni novanta, utilizzando le cellule staminali degli animali, includendo piccole quantità di tessuto che potrebbero essere cucinate e mangiate.

La NASA stessa ha condotto esperimenti fin dal 2001, producendo carne coltivata da cellule di tacchino. Dai primi anni 2000 ci sono stati i primi prototipi di carne sintetica commestibile.

Nel 1998 Jon F. Vein ha richiesto e ottenuto un brevetto negli Stati Uniti (US 6,835,390 B1) per la produzione di tessuti di carne artificiale per il consumo umano. Secondo il suo progetto cellule di muscoli e di grasso sarebbero cresciute in un sistema di produzione integrato. Il fine era creare prodotti alimentari come bistecche, polpette e pesce.

Nel 2001 il dermatologo Wiete Westerhof dell’Università di Amsterdam, il Dott. Willem van Eelen, e l’imprenditore Willem van Koten hanno annunciato di aver presentato la richiesta per un brevetto internazionale per un processo di produzione di carne coltivata.

Dopo di che è stato tutto un crescere di iniziative, tanto che nel 2012, 30 laboratori in tutto il mondo già lavoravano sulla carne coltivata. E stiamo parlando di quasi 10 anni fa.

  • Questione gusto e sapore

Dicevamo, Il 5 agosto 2013, il primo hamburger prodotto in laboratorio al mondo è stato cucinato e mangiato in una conferenza stampa a Londra.

Gli scienziati della Maastricht University in Olanda, guidati dal Prof. Mark Post, hanno preso cellule staminali da una mucca e le hanno fatte crescere fino a formare strisce muscolari che hanno combinato per produrre un hamburger. E fin qui tutto ok.

La carne è stata cucinata dal cuoco Richard McGeown del Couch’s Great House Restaurant a Polperro, in Cornovaglia, ed assaggiata dal critico culinario Hanni Ruetzler, nonchè studioso di alimentazione dal Future Food Studio, e da Josh Schonwald.

Ruetzler ha riferito che non essendoci grassi  la carne non è succosa, e pertanto il gusto non è il migliore possibile, tuttavia il sapore è intenso. Ha aggiunto inoltre che si avvicina alla carne, anche se meno saporita.

In conclusione questa la sua idea:

“Per me è carne, è qualcosa che posso masticare e credo che l’aspetto sia decisamente simile”.

Ha inoltre dichiarato alla stampa che in un test ad occhi chiusi avrebbe preso il prodotto per carne piuttosto che per un derivato della soia.

  • Questione tecnica, logistica e biologica

La tecnica attualmente utilizzata consiste nel prelevare cellule muscolari e nutrirle con proteine che aiutano la crescita del tessuto. In teoria una volta che il processo è partito, è possibile continuare a produrre carne all’infinito senza aggiungere nuove cellule da un organismo vivente.

Secondo alcune stime, in condizioni ideali, due mesi di produzione di carne in vitro potrebbero generare 50.000 tonnellate di carne da dieci cellule muscolari di maiale.

La carne coltivata può essere prodotta come strisce di fibra muscolare, che cresce attraverso la fusione di cellule staminali embrionali, cellule staminali adulte o cellule satellite specializzate trovate nel tessuto muscolare. Questo tipo di carne può essere coltivata in un bioreattore.

Alternativamente, la carne potrebbe crescere in un muscolo “reale”. Ma servirebbe qualcosa che sostituisca il sistema circolatorio, con lo scopo di fornire i nutrienti e l’ossigeno direttamente alle cellule che stanno crescendo, e di rimuovere i prodotti di scarto.

Senza entrare troppo nel tecnico, andrebbero poi prodotte altri tipi di cellule, ad esempio adipociti, e messaggeri chimici dovrebbero fornire le istruzioni ai tessuti in crescita per la formazione di strutture.

Il tessuto muscolare si dovrebbe anche “stirare” fisicamente, o dovrebbe venir “esercitato” al fine di farlo crescere correttamente.

Insomma, non proprio uno schioppo di dita.

  • Questione prezzo

Ah i soldi! Al momento la carne sintetica costa, ma il prezzo della carne coltivata nei negozi potrebbe decrescere rapidamente a sistemi avviati, fino ad essere considerata “economica” dal consumatore medio. Ma per ora costa.

  • Questione legale

Presto risolta: Le tecniche di creazione della carne coltivata sono state approvate sin dal 1995 dalla Food and Drug Administration. In linea teorica si può creare il tessuto muscolare di qualsiasi animale, incluso l’essere umano, aprendo la strada anche a possibili applicazioni mediche.

  • Questione ostacoli e intoppi biotecnologici

Vi sono diversi ostacoli e sfide per l’ingegneria e le biotecnologie dei tessuti:

Proliferazione delle cellule muscolari: nonostante non sia molto difficile far dividere cellule staminali, per la produzione di carne è necessario che lo facciano a gran velocità, producendo carne solida. Questo requisito ha diversi aspetti in comune con la branca medica dell’ingegneria del tessuti.

Mezzo di coltura: la proliferazione delle cellule richiede una sorgente di cibo per crescere e svilupparsi. Il mezzo di crescita dovrebbe essere un insieme ben bilanciato di ingredienti e ormoni della crescita. I ricercatori hanno già identificato possibili mezzi di coltura per cellule muscolari di tacchino, pesce, pecora e maiale. 

Sono tutte sfide ancora aperte.

  • Questione Commerciale

Relativi al benessere degli animali: non deve aver bisogno di materiale animale (fatta eccezione per le cellule staminali da utilizzare al principio del processo).

Anallergico: focalizzando l’attenzione sui tipi di piante utilizzati per il nutrimento per evitare possibili reazioni allergiche dei consumatori.

Bioreattori: i nutrienti e l’ossigeno devono essere forniti direttamente a ciascuna cellula in crescita, sulla scala dei millimetri. Negli animali questo compito è portato a termine dai vasi sanguigni. Un bioreattore in teoria, dovrebbe sopperire a questa mancanza in un modo efficiente.

L’approccio tipico è quello di creare una matrice a forma di spugna in cui le cellule possano crescere ed essere immerse nel mezzo di coltura.

  •  Questione ambientale 

I ricercatori hanno mostrato come l’impatto ambientale della carne coltivata sia significativamente minore rispetto a quello della carne da macello. L’allevamento tradizionale è responsabile del 18% dei gas serra, e causa più danni dell’intero sistema mondiale dei trasporti.

La produzione di carne coltivata potrebbe essere la scelta ideale per un mondo sovrappopolato, permettendo grandi risparmi di terra, energia e soprattutto acqua. Infine, riportando molta terra allo stato vergine si salverebbero un gran numero di animali selvatici.

  • Questione genetica

Nella produzione di carne coltivata non sono richieste tecniche di ingegneria genetica, come inserimento, cancellazione, soppressione, attivazione o mutazione di geni. Pertanto la carne coltivata non sarebbe OGM, ma formata solamente da cellule coltivate artificialmente per la formazione di tessuti. E questa è una buona notizia, anche se qualcuno già vorrebbe utilizzarla.

  • Questione etica

Il bioeticista australiano Julian Savulescu ha dichiarato:

« La carne sintetica ferma le crudeltà nei confronti degli animali, è migliore per l’ambiente, può essere più sicura, efficiente e anche più salutare. Abbiamo l’obbligo morale di supportare questo tipo di ricerca. »

Gruppi che si interessano del benessere degli animali sono generalmente favorevoli alla produzione di carne coltivata, dal momento che non possiede sistema nervoso e pertanto non può sentire dolore. Le legislazioni degli Stati dovrebbero essere modificate ed adattate al nuovo prodotto alimentare.

Infine, la produzione di carne coltivata chiede metodi di produzione sofisticati, l’azienda SuperMeat afferma che la tecnologia capace di creare carne sarà disponibile anche per i supermarket locali, i ristoranti, e addirittura come elettrodomestico a casa propria. Ma qui siamo avanti.

  • Questione economica complessiva 

La produzione di carne in vitro è attualmente molto costosa. Nel 2008 occorrevano 1 milione di dollari per una bistecca di 250g, e richiederebbe grandi investimenti per passare ad una produzione su larga scala.

Tuttavia lo “In vitro meat consortium” stima che i miglioramenti delle tecnologie potrebbero portare ad una sensibile riduzioni dei costi, arrivando presto a 3,5 €/Kg.

Le prospettive sono buone.

Conclusione: Aspettiamoci un incremento sempre maggiore di carne sintetica e oscillazioni di prezzo della sintetica e della naturale, a seconda delle fasi del mercato dei prossimi anni.

La strada sembra però tracciata, aspettiamoci nuove “Singapore” molto presto.

L.D.

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