Canto di un addio

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CANTO DI UN ADDIO

Perché, amore, hai voluto
che la nostra musica
s’arrestasse
sulle righe contorte
delle tue prese decisioni?

Perché mi hai lasciata
tra gli spazi vuoti, nuda di te,
in una partitura di note amare,
pentagrammate senza sospiri?

Son qui, arroccata sulle pause
ad arrotolare le snervanti speranze,
in quest’afona melodia ,
che eleva il suo battito
ad un dolore sordo
ed esegue suoni striduli
di un amore “gettato”.

Intanto, salgono le aurore
in questo mesto tempo,
che plasma di cera la realtà,
perché io, senza te, giaccio
sulle corde inquiete
di una sinfonia di sogni infranti.

Tu non sai quanto vorrei
poter ripetere i fraseggi armoniosi
dell’alba che spuntava
sulle vibrazioni di Maggio,
ove, l’amore, poggiato
sulle ciglia di una passione,
si stordiva in un concerto
di baci e di sillabe infuocate.

Ma mi ritorna, inesorabile.
il giorno dell’insensata chiusa,
e rivivo l’ultimo atto
della tua empia opera,
quando, anche,
l’ultimo bacio mi fu negato.

Non scorderò mai
la tua freddezza,
il tuo distacco,
il tuo “non ti amo”,
mentre, incredula ,
mi ritrovai improvvisamente
nell’assolo di un pianto.

Così, fu zittito il mio canto
e, l’amore, ferito, traslocato
sull’inconsolabile spartito
di un addio inaspettato.

@ Anna Cappella @