Camaldoli, l’eremo e i suoi boschi

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Sull’Appennino forivese, al confine tra la Romagna e la Toscana esiste un luogo secolare, mistico e ricco di fascino, immerso in mezzo al bosco. Esplorarlo, attraverso una bella camminata, può essere interessante. Mi è capitato di percorrere un percorso di circa 10, forse 11 km per visitare questi luoghi. 

Partendo da Rimini o altre città nei dintorni, la distanza non è molta e così la mattina alle 9 puoi essere già sul posto per goderti la giornata. Il percorso corre lungo la dorsale dell’Appennino Tosco- romagnolo. Lungo il sentiero, presso Poggio Scali sono persino visibili i due mari: Adriatico e Tirreno. 

Poggio Scali

In primavera e autunno è molto bello percorrere il bosco di faggi, dove  passa il sentiero. La Riserva di Sasso Fratino è un gioiello da vivere ed esplorare oltre, ovviamente, all’Eremo di Camaldoli.

La riserva naturale bioenergetica è stata la prima ad essere stata istituita in Italia, nel 1971 e appartiene alla classificazione dell’Unione Internazionale Conservazione della Natura.  La zona è molto impervia, la più impenetrabile, sul lato Nord-Est delle Foreste Casentinesi: Torrenti, fiumiciattoli, faggeti, rocce di arenaria, definiscono il paesaggio. Donnola, gatto selvatico, puzzola, tasso, lupo, anfibi come la salamandra pezzata, la salamandrina dagli occhiali, il geotritone dagli occhiali sono solo alcuni degli animali presenti nell’area protetta. Anche tanti rapaci come l’aquila reale, l’astore, il falco pecchiaiolo, ll gufo reale e tante altre specie rare. Una riserva preziosissima.

Il percorso da Passo della Calla fino a Camaldoli è un percorso di notevole bellezza, che consiglio a tutti. Si tratta di un saliscendi facilmente percorribile e alla portata di molti.

Il percorso:

Arrivati da Corniolo con l’auto, si arriva al Passo della Calla sulla Sp 4 bidentina, sulla sinistra, nei pressi di un casolare mezzo diroccato, parte il sentiero segnalato come sentiero 00 del CAI. La prima parte è molto piacevole, percorre crinali, faggeti, prati, natura allo stato puro.

A circa un km si arriva a Pian Carbonaie, un bel prato pianeggiante a quasi 1.400 m.s.l.m. Si respira a pieni polmoni un po’ di aria buona e poi si riprende, passeggiando in un bosco di faggi e si giunge a “il Poggione”. Qui a sinistra spiccano i cartelli di delimitazione dell’area creata ad inizio anni ’70 di Sasso Fratino, l’area speciale di cui scrivevo sopra, racchiusa a suo volta nel Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, un vero gioiello dell’Appennino Tosco Romagnolo. L’area non è accessibile, se non per motivi di studio, questo da l’idea della grande attenzione con cui queste aree vengono preservate e del grande interesse a livello naturalistico.

Dopo 300 metri, sarete circondati da aree protette, poiché anche a destra troverete i cartelli che delimitano l’area della Riserva Naturale della Pietra, sul versante toscano. Giunti a Pian Tombesi, si devia a destra per “Fonte di Zanzara”. Qui inizia la prima parte spettacolare con un crinale, una serie di massi di arenaria e soprattutto, sulla sinistra, si apre la vista sul mare Adriatico e sulle colline romagnole. Se si svolta a sinistra verso Poggio Scali, posta a 1520 metri, si passa in mezzo ad una radura, dove si trova la Madonna del Fuoco.

Poggio Scali e la vista dei due mari

Qui, quando è sereno, sono visibili i due mari: Adriatico a sinistra e Tirreno a destra, uno spettacolo. A questo punto si ridiscende nel bosco e si arriva al Passo del Porcareccio e quindi, sempre seguendo le indicazioni, al Passo della Scossa. Nel frattempo avremmo percorso circa 6-7 km. Il percorso è fattibile, garantisco io, non certo un esperto di trekking.

Ma non è mica finita!! Qui tocca camminare e si riprende il percorso lungo il sentiero 00 verso Giogo Seccheta, la prateria di Prato al Soglio e poi la discesa ripida che porta a Prato Bertone, dove sulla destra compare il bivio per l’Eremo di Camaldoli, luogo quasi mitologico, ricchissimo di storia, aneddoti e influenza un po’ ovunque in Italia. Qui si entra nel bosco di abeti del sacro eremo, con il suo muro di cinta, con i tetti delle celle e il campanile, sempre una bellezza vederlo spuntare.

L’Eremo fu costruito, ad oltre 1100 metri di altezza da San Romualdo e fu il primo monastero dell’ordine dei Camaldolesi ad essere costruito.

Romualdo, originario di Ravenna, nacque nel 952  in pieno medioevo, da una famiglia di duchi. Frequentò il monastero di Sant’Apollinare in Classe e poi viaggiò in direzione Pirenei, dove frequentò nel 978 un monastero di Cluny. Nel 987 fondò a Verghereto, l’Abbazia di San Michele Arcangelo e  tornato a Ravenna convertì al cristianesimo l’imperatore Ottone III, che lo nominò Abate di Sant’Apollinare.

Una vocazione, la sua, averebbe avuto, dato le sue origini, modo di vivere in maniera agiata, ma scelse un’altra strada. Infatti pellegrinò a Montecassino prima, poi sul delta del Po, poi in Istria e infine tornò sui suoi amati appennini. E così nel 1012 il Conte Maldolo di Arezzo gli donò un appezzamento di terra nell’area Nordorientale del Casentino. Qui Romualdo edificò il suo Eremo,  pronto ad ospitare eremiti e pellegrini. Cà Maldoli si chiamò il primo gruppo di edifici, fino al sorgere del Monastero.

Il Monastero di Camaldoli 

Romualdo si rinchiuse in preghiera, isolamento e povertà in una piccola cella. Fondò altri monasteri, anche nelle Marche e morì il 29 giugno 1027 e le sue spoglie si trovano tuttora a Fabriano, nella Chiesa camaldolese di San Biagio.

Il monastero è circondato da boschi, da secoli i frati curano il bosco con amore e dedizione, perfettamente integrati con la natura circostante. La facciata del monastero è seicentesca e all’interno vi sono stucchi dorati del 400′.

Nei pressi, sorge la bella Cappella di Sant’Antonio e il cortile dell’eremo, che però non è visitabile. Qui vi sono le venti celle, case separate dove gli eremiti vivono in totale solitudine. Unica cella visitabile, quella di San Romualdo. Accanto all’eremo un piccolo negozietto che vende dolciumi.

Le celle dell’Eremo

Attraverso un sentiero che costeggia la strada asfaltata, si raggiunge il centro di Camaldoli, nel comune di Poppi, in provoncia di Arezzo. Il paese è nel bel mezzo di una foresta di pini, querce e castagni. Qui si trova il chiosco del ‘400, la biblioteca, la foresteria, l’antica farmacia del 1543, ricca di liquori e prodotti erboristici dalle ricette antichissime.

Tutto il percorso andata e ritorno si può fare in una giornata, preferibilmente nei mesi estivi. Ne vale veramente la pena, un percorso rigenerante fisicamente, spiritualmente, mentalmente.

L.D.