Il boia dell’Alpe di Federico Berti. Recensione di Elena Ungini

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 “Il Boia dell’Alpe”, di Federico Berti

Recensione a cura di Elena Ungini 

Erminia Garganelli vive la sua vita tranquilla, forse un po’ noiosa, in un paesino dell’appennino modenese. Il marito è quasi sempre lontano per lavoro. Nel 2015, una prodigiosa nevicata ricopre il paese, lasciandolo al buio e al freddo. Erminia è costretta a girovagare per le strade, sprofondando nella neve, alla ricerca di un posto caldo. Inaspettatamente, si ritrova coinvolta in uno strano caso di omicidio, del quale viene accusata. Fra morti che si trovano fuori dalle tombe, dove invece dovrebbero riposare da mesi, folletti dalle lunghe orecchie che inseguono la malcapitata spaventandola a morte, strani personaggi che ora la aiutano, ora la ingannano, Erminia vive l’avventura più assurda e incomprensibile della sua vita. Un’avventura in cui si troverà più volte in pericolo, braccata e derisa, terrorizzata e confusa. Solo alla fine, quando ormai dispererà di farcela, troverà il coraggio di guardare la morte in faccia, per affrontare un finale veramente a sorpresa.

 

Libro ben scritto, con padronanza di linguaggio e uno stile particolareggiato, ricco di inflessioni e proverbi. Descrizioni che rendono “visibile” il racconto, lo infarciscono di credibilità anche dove la trama rasenta l’assurdo. Enigmi nascosti ovunque, nel romanzo stesso e all’inizio di ogni capitolo, che stuzzicano il lettore, invitandolo a una lettura più attenta, più profonda.

Una storia ben concepita, che si dipana in mille direzioni diverse, partendo da un paesino minuscolo, dalle vite dei pochi abitanti, per poi allargarsi a macchia d’olio, coinvolgendo altri scenari, ben più ampi e inquietanti, ben più “reali” e pesanti.

Conclusione profonda, altamente introspettiva, che punta il dito sui problemi che affliggono la società, ma anche il singolo, penetrando nell’io più nascosto di ogni persona, di ogni lettore, mettendo lo stesso al centro del romanzo, facendolo sentire ora la vittima, ora il carnefice. Ma, in fondo… chi è la vittima? Chi il carnefice? E se le parti non fossero così nette, in fondo? E se tutti portassimo una maschera? Quante volte mentiamo, convinti di non fare nulla di male? A volte basta una parola, una parola sola, per cambiare il corso di una vita.

Dopotutto, come dice l’autore, “di menzogna si muore”.