Bio, dietetico, vegano, equosolidale, chilometro zero. Che confusione!

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È giunta forse l’ora di fare un po di chiarezza perché non so voi ma io ho la sensazione che molte persone si facciano completamente “infinocchiare” dal marketing, dai nomi alla moda o dal packaging e siano convinte di acquistare una cosa per un altra. Proprio ieri mi sono imbattuto in una signora sulla cinquantina con suo marito in un noto supermercato vicino a casa. Bene. La signora afferra un prodotto con targa “equo e solidale”. Benissimo, non fosse che rivolgendosi al marito gli dice:”Prendiamo questo dai che è roba bio ed ha meno grassi”. Ora, acquistare prodotti equosolidali è un bel gesto e lo si fa per acquistare prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo ma non sta scritto da nessuna parte che gli ingredienti sono bio, anche se spesso è cosi’ e soprattutto che i grassi sono pochi.

E ancora, sento fare distinzione tra piadine all’olio extravergine di oliva (senza strutto) e piadine”vegane”. Ora, sarà che il nome “fa figo” adesso ma è la stessa cosa dal momento che le piadine all’olio son senza strutto. E ancora, prodotti dimagranti etichettati come vegani o Bio e viceversa. Diciture km 0 che spuntano ovunque come funghi in una giornata soleggiata su un prato umido. I motivi? Più di uno, c’è chi acquista il prodotto facendosi influenzare dall’estetica o dalle scritte in evidenza senza andare a fondo, chi lo fa perché “ha sentito dire che..” confondendo mele con pere. Capisco anche che in realtà per molti questa cosa è banalità, ma vi posso assicurare che molti consumatori nostrani fanno molta confusione.Facciamo il punto dunque, semplicemente per informare, facendo chiarezza su alcune definizioni:

Chilometro zero (anche chilometro utile, km zero o km 0)

In economia è definito a chilometro zero, un commercio in cui i prodotti vengono commercializzati e venduti nello stesso luogo dove vengono prodotti. Si tratta quindi di una politica economica che punta all’alimento locale garantito dal produttore nella sua genuinità. Questo comporta un risparmio di tutti i costi di trasporto, un minor impatto inquinante e spesso, ma non sempre, la garanzia di non utilizzo di Ogm e diserbanti o concimi ad alto impatto inquinante.La locuzione “a chilometri zero” significa “che ha percorso, dal momento in cui è stato prodotto, zero chilometri”. Il termine è stato mutuato dal settore Automotive dove per auto chilometro zero si intende un auto immatricolata dal concessionario, spesso per motivi legati al raggiungimento di obbiettivi e poi ceduta al cliente ad un prezzo agevolato rispetto ad un auto nuova.Secondo questa filosofia risulta vantaggioso consumare prodotti locali accorciando le distanze e aiutando l’ambiente, promuovendo il patrimonio agroalimentare regionale e riducendo i prezzi, oltre a garantire un prodotto fresco, sano e stagionale.

Il concetto è anche quello di valorizzare le produzioni locali, su misura a scapito della grande distribuzione, che lavora sui grandi numeri, facendo riscoprire al consumatore anche le tradizioni legate ai prodotti locali. Tipico esempio di vendita a chilometro zero sono le bancarelle dei mercati rionali dove spesso è l’agricoltore a vendere direttamente i propri prodotti. Dal punto di vista economico, l’agricoltore ottiene maggiore remunerazione non avendo tutti i costi intermedi, dal trasporto all’intermediazione, e, allo stesso tempo, il consumatore ottiene i prodotti a prezzi più accessibili. In questo senso la filiera corta, specie per agricoltori di piccole e medie dimensioni e sempre di più la strada prescelta dall’imprenditore agricolo.

Agricoltura biologica e prodotti bio

L’agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l’ecosistema agricolo nella sua totalità e sfrutta la naturale fertilità de suolo, con interventi limitati al minimo, promuovendo la biodiversita’e limita od esclude del tutto gli Ogm (in questo senso il concetto è lo stesso dei prodotti a chilometro zero).La differenza sostanziale quindi tra agricoltura biologica e convenzionale consiste nel fatto che mentre l’agricoltura convenzionale sfrutta una notevole quantità di energia ausiliaria di tipo industriale(industria chimica, macchinari, industria estrattiva etc), quella biologica reimpiega la materia stessa sotto forma organica.

Quindi si può parlare di agricoltura organica o a basso impatto ambientale. I punti chiave sono: Autosufficienza,salvaguardia, fertilità dei terreni e territorio,evitare ogni forma di inquinamento, produzione in quantità sufficiente di prodotti ad alto valore nutritivo. Quindi la filosofia è quella di tornare alle tecniche di allevamento precedenti agli anni 70, prima cioè dell’avvento dei pesticidi con lo scopo di evitare che nei cibi vi siano residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi ed evitare un impatto inquinante su ambiente,aria,terreni e falde acquifere. I principi fondanti dell’agricoltura biologica sono l’utilizzo di concimi organici, le rotazioni colturali con lavorazioni attente al mantenimento  del suolo e della percentuale sul totale di sostanza organica.La lotta alle malattie delle piante è consentita solamente con preparati vegetali, minerali e animali che non siano di sintesi chimica tranne pochi casi e sostenendo la lotta biologica.

Gli animali stessi vengono allevati con queste regole  e nutriti con prodotti vegetali ottenuti da agricoltura biologica. L’agricoltura biologica, soprattutto in chiave globale, è stata al centro critiche. In particolare sono due le principali obiezioni sollevate: la sua non sostenibilità su larga scala e la scarsa scientificità di talune sue pratiche legate all’assioma secondo cui tutto ciò che è naturale è anche buono.Se è vero che il divieto di usare  prodotti agrochimici di sintesi riduce le molecole tossiche nell’ambiente, è anche vero che la produzione biologica ha mediamente rese inferiori del 20-45% rispetto a quella convenzionale e quindi, per produrre le medesime quantità, sarebbe necessario mettere a coltura il 25-64% di terre in più con conseguente distruzione di habitat naturale e biodiversità.Questi motivi rendono difficile la coltivazione biologica per molte specie agrarie, specie le commodities come mais e soia. La maggior parte delle coltivazioni biologiche è quindi confinata a specie di più facile gestione come alcune arboree, tipo l’olivo ed i pascoli e foraggi, che da soli costituiscono circa il 50% della superficie italiana a biologico.

Veganismo e prodotti vegani

Il veganismo è un movimento filosofico basato su uno stile di vita fondato sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo). 

Il termine deriva da Vegan, neologismo inventato da Donald Watson. Nell’agosto del 1944 Elsie Shrigley e, appunto, Watson, due membri della Vegetarian society, pensarono che fosse necessario formare un coordinamento di “vegetariani non consumatori di latticini”, nonostante l’opposizione di altri membri. Nel novembre dello stesso anno Watson organizzò a Londra una riunione di alcuni vegetariani della sua stessa idea dando vita allo”scisma” e costituendo la Vegan Society, di cui Watson stesso fu eletto presidente, e di adottare come definizione appunto Vegan(contrazione del termine vegetarian).

Ancora più estremo è il Vegetalismo che può avere all’origine motivazioni etiche , ma può anche essere dettata da ragioni di altra natura(ecologica, religiosa,salutista).Il vegetalismo, oltre alla dieta vegana classica, comunemente adottata nel veganismo, comprende anche altre diete più restrittive,che non implicano l’uso di ingredienti di origine animale, come la crudista vegana, la fruttariana o la dieta senza muco.Fine del veganismo non è dunque quello di evitare l’uccisione di ogni forma di vita animale, ma quello di non partecipare allo sfruttamento e all’uccisione sistematica, intenzionale e non necessaria degli animali, non sostenendo attività quali l’allevamento degli animali per l’alimentazione umana, la sperimentazione sugli animali, la caccia e così via. Un vegano etico pertanto rifiuta l’idea che l’uomo abbia il diritto di disporre della vita degli altri animali come meglio crede, ma realisticamente riconosce che la semplice esistenza di un essere umano implica la morte accidentale di altre creature.

Un vegano etico inoltre indossa solo capi in fibre vegetali e sintetiche ed evita l’acquisto di ogni capo con parti animali (pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma), usa cosmetici e prodotti per la casa non testati su animali e possibilmente privi di ingredienti di origine animale, e in generale evita l’acquisto di altre merci con parti animali come ad esempio divani o pennelli.Cereali,frutta,verdura e legumi costituiscono la base della dieta vegana classica. Il vegetalismo, un tempo prerogativa di alcune religioni orientali come il Giainismo,si è diffuso negli ultimi decenni per altre ragioni anche in occidente e in generale nei paesi più ricchi.

 Il commercio equo e solidale o commercio equo e prodotti equosolidali
 

E’una forma di commercio che garantisce al produttore e ai suoi dipendenti un prezzo giusto e stabilito, assicurando anche la tutela territoriale. Si oppone al commercio tradizionale per il fatto di bypassare tutti i passaggi intermedi tra produttore e consumatore un pò come nel chilometro zero.Qui, però,è una forma di commercio internazionale,nella quale si cerca di far crescere aziende economicamente sane nei paesi in via di sviluppo e di garantire a produttori e lavoratori di questi paesi condizioni dei lavoratori dignitose. Lo scopo, è quindi quello di contrastare le multinazionali e la logica del profitto attraverso una lotta nella determinazione dei prezzi, che vengono stabiliti da soggetti forti come le multinazionali, indipendentemente dai costi di produzione che restano a carico di soggetti deboli (contadini, artigiani, emarginati);una lotta all’incertezza di sbocchi commerciali dei prodotti che impedisce a contadini e artigiani di muoversi e organizzare il proprio lavoro.

Il contrasto del ritardo nei pagamenti da parte dei soggetti forti che portano spesso alla rovina dei soggetti più deboli e di tecniche di produzione legate ad economie di scala ai danni del produttore oltre allo sfruttamento di fasce deboli di popolazione come donne e bambini pur di incrementare la produzione eliminando di fatto i produttori che non garantiscono il quantitativo richiesto. Dunque le peculiarità sono: Filiera corta, divieto del lavoro minorile, impiego di materie prime rinnovabili, spese per formazione nei paesi in via di sviluppo, cooperazione tra i produttori. Dall’altro lato ovvero da parte degli acquirenti, spesso cooperative dei paesi ricchi: Prezzi minimi garantiti,quantitativi minimi garantiti,contratti di lunga durata, consulenza e prefinanziamento per i produttori. Prodotti storici del mercato equosolidale sono caffè e cacao, ma tanti altri si sono aggiunti nel tempo.

 La dietetica e il prodotto dietetico
 

La dietetica, talvolta definita dietologia, è una disciplina che si occupa del mondo della nutrizione. In pratica si valutano i processi metabolici al fine di utilizzare un’alimentazione che li favorisca il più possibile. Inoltre ricerca le razioni alimentari più idonee in considerazione delle caratteristiche dell’individuo, dunque in modo personalizzato. Questo in base a canoni bioepidenziometrici e plicometrici e di indice di massa corporea. La dietologia si avvale di alcuni strumenti di misurazione delle masse grasse di tutti i tipi, esterne o interne all’organismo.La bioimpedenziometria è la misurazione dell’impedenza corporea ossia della composizione delle varie parti del corpo. Il prodotto dietetico è dunque un prodotto con il minor apporto possibile di grassi e zuccheri e, a seconda del tipo di dieta anche di carboidrati.

Questo giusto per fare un po’ di chiarezza su alcuni termini molto in voga e che ormai sentiamo pronunciare di continuo.

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