Be social

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By Pavika, Shoot, Twen e Shiro

Mi sento perfettamente al passo con i tempi, sono una donna molto social. Ho un profilo personale in facebook dove mostro quello che faccio, una pagina dove mostro quello che faccio, un profilo in istagram dove mostro quello che faccio e sono anche iscritta a gruppi tematici dove, anche qui, mostro quello che faccio. Sono molto ma molto social e utilizzo il social per divulgare qualcosa di me, per raggiungere il maggior numero di persone possibile perché voglio suscitare qualcosa nel prossimo. È molto figo essere social fino a quando non cadi nella politica spietata dei like. Più like più social. Niente like, niente social. E allora ti accorgi che non sei per niente social rispetto agli escursionisti della domenica. Gli escursionisti della domenica? Coloro che armati di smartphone o di fotocamera digitale si calano nel silenzio ancestrale della natura (con smartphone e fotocamera digitale) e contemplano la bellezza di un tramonto dalle alture delle montagne che hanno nei dintorni. Contemplano e scattano, dopo aver scattato passano a contemplare il loro scatto e scattano di nuovo. Solo dopo aver impresso quel momento 23456764532 volte sulla loro micro sd , aprono un app e vivacizzano i colori del cielo scorrendo il dito a destra e ritagliano l’angolo in cui compare qualcosa che stona. Subito dopo cercano il punto preciso dove c’è linea e via, condividono. “Emozioni davanti a un tramonto”, “emozioni al calar del sole”, “lo spettacolo di un tramonto”, “il silenzio della montagna e i colori del cielo”,” e il naufragar mi è dolce in questo mar”, “pensando a te”, “senza limiti”, “senza parole”, “senza pensieri”, senza problemi”, “ecchevelodicoaafare” i titoli classici dei post degli escursionisti della domenica. Fioccano i like. Perché? Ebbene, hanno digitalizzato un’emozione provata di fronte a qualcosa che non possono controllare e ogni osservatore, guardando quell’immagine, potrà ripensare a quel momento, due anni fa, al mare (like), a quella volta che sono stati lì (like), alla tristezza di un momento (like), ai bei colori (like)… ognuno potrà rivivere un’emozione comune a tutti gli esseri viventi, perché capita a tutti di guardare il cielo e sentire un fremito dentro. L’immagine spesso non è nemmeno guardata con vero interesse, perché ritrae un’esperienza conosciuta, vissuta in prima persona. Non è necessario stare ad osservare bene i dettagli, la qualità dell’inquadratura, è tutto molto immediato, guardo e sento. Ogni like preso è come una stretta di mano, una pacca sulla spalla, un “che bella foto, bravo!”, è un passo in più sulla strada della popolarità cibernetica che, oggi, sembra essere più importante della socialità necessaria al benessere dell’essere umano (quella che presuppone il chiacchierare face to face per poi aggregarsi con persone simili a noi; trascorrere del tempo insieme per intenderci). Questo è il tema del dipinto che voglio mostravi questa settimana, l’integrazione molto social che allontana le persone. Si tratta di due teste sezionate, come se si volesse guardare all’interno e scoprire cosa davvero si cela sotto alla loro calotta cranica. E ed ecco qua: un cervello pieno di buone intenzioni e di pensieri da condividere con un click. Un cervello che pensa cose diverse ma che utilizza uno strumento universale per esprimerli. “Be social” perché oggi se non condividi non sei un animale sociale.

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